Regno Unito-Turchia: a breve la firma di un accordo commerciale

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 17:43 in Turchia UK

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Il Regno Unito ha dichiarato che firmerà un accordo di libero scambio con la Turchia. L’intesa, prevista per martedì 29 dicembre, replicherà i termini commerciali già esistenti, ma il ministro del Commercio britannico, Liz Truss, ha sottolineato che Londra spera che un accordo su misura tra i due Paesi possa essere raggiunto presto. Con la firma ufficiale del patto, l’accordo commerciale con la Turchia sarà il primo dopo l’annuncio del “deal” con l’Unione Europea sulla Brexit.

“L’accordo che ci aspettiamo di firmare questa settimana fissa i termini commerciali senza dazi e aiuta a sostenere le nostre relazioni commerciali. Fornirà certezza a migliaia di posti di lavoro in tutto il Regno Unito nei settori manifatturiero, automobilistico e siderurgico”, ha affermato Truss in una nota. “Ora non vediamo l’ora di lavorare con la Turchia verso un ambizioso accordo commerciale su misura tra Londra e Ankara nel prossimo futuro”, ha aggiunto il ministro.

Le relazioni commerciali tra Regno Unito e Turchia hanno raggiunto i 18,6 miliardi di sterline (circa 25,25 miliardi di dollari) nel 2019. Secondo Londra, quello con Ankara sarà il quinto più grande accordo commerciale negoziato dal Ministero del Commercio britannico dopo quello con il Giappone, con il Canada, con la Svizzera e con la Norvegia. La Gran Bretagna ha già firmato intese commerciali con 62 Paesi prima di concludere il periodo di transizione per la Brexit, che scadrà il primo gennaio 2021. Il 24 dicembre, Regno Unito e Unione Europea hanno concluso, dopo mesi di intensi negoziati, un accordo sulle relazioni commerciali future, scongiurando la prospettiva di una “hard Brexit” alla fine dell’anno. L’intesa è arrivata solo una settimana prima dell’uscita ufficiale di Londra dal mercato unico e dall’unione doganale dell’UE, il 31 dicembre.

Il Regno Unito è il secondo partner commerciale della Turchia dopo la Germania. Più di 2.500 aziende britanniche operano nel Paese del Medio Oriente, tra cui BP, Shell, Vodafone, Unilever, BAE Systems, HSBC, Aviva e Diageo. I negoziati commerciali tra Ankara e Londra hanno subito un’accelerazione in seguito all’uscita della Gran Bretagna dall’UE, lo scorso 31 gennaio. In tale contesto, il Regno Unito si è preparato a firmare accordi economici con molti altri Paesi terzi. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha riconosciuto, a luglio, che Londra è un alleato strategico di Ankara. “Abbiamo già concordato con la Gran Bretagna che nell’era post-Brexit aumenteremo il nostro commercio bilaterale. Per quanto riguarda il volume, abbiamo fissato un obiettivo di 20 miliardi”, aveva affermato il ministro in un’intervista con il Financial Times, ripresa dall’agenzia di stampa turca Anadolu. In tale occasione, Cavusoglu aveva altresì affermato che Ankara sperava di negoziare un accordo separato con Londra sull’immigrazione, per garantire ai cittadini turchi uno status speciale una volta che il Regno Unito avrebbe implementato nuove regole in tale ambito.

Per quanto riguarda l’accordo commerciale sulla Brexit, il premier britannico, Boris Johnson, ha affermato che si tratta di un’intesa dal valore di 660 miliardi di sterline all’anno, la più grande fino ad oggi. È un accordo di libero scambio completo, come quello con il Canada, ha precisato Johnson. In sostanza, si tratta di uno patto di libero scambio circondato da altri accordi su una serie di questioni tra cui energia, trasporti, polizia e cooperazione in materia di sicurezza. Regno Unito e Unione Europea devono ora agire rapidamente per ratificare l’intesa.

La notizia dell’accordo ha portato per molti un senso di sollievo nei Paesi dell’Europa e in Gran Bretagna. Se le due parti non fossero riuscite a raggiungere un compromesso, uno scenario Brexit senza accordo li avrebbe costretti ad aderire, a partire dal primo gennaio, alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), che avrebbero comportato tariffe finanziarie, quote e altre barriere normative.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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