Libia: una delegazione egiziana a Tripoli per la prima volta dal 2014

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 8:32 in Egitto Libia

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Una delegazione egiziana di alto livello si è recata a Tripoli, il 27 dicembre, per una visita ufficiale, nel corso della quale Libia ed Egitto si sono detti pronti a collaborare in materia di difesa e di intelligence.

L’ultimo meeting che ha visto riunirsi rappresentanti egiziani e del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), risale al 2014. Il 27 dicembre, a guidare la delegazione egiziana vi era il vicecapo dei servizi di intelligence generale egiziani, Ayman Badea, mentre da parte libica, vi erano il ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, e il capo dell’intelligence della Libia occidentale, Emad Trabelsi. Stando a quanto riportato dal ministro tripolino, nel corso dell’incontro del 27 dicembre, le parti hanno discusso delle modalità per rafforzare l’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre e quanto stabilito nei meeting del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo, nato a seguito della conferenza di Berlino del 19 gennaio, vede la presenza di rappresentanti dei due gruppi libici rivali, il GNA e l’Esercito Nazionale Libico (LNA). Inoltre, le delegazioni hanno evidenziato la necessità di sostenere gli sforzi profusi a livello internazionale nella cornice del dialogo politico, così da risolvere la crisi libica con mezzi politici e pacifici.

Il Ministero degli Esteri Tripolino ha poi riferito che l’Egitto si è detto pronto a riaprire la propria ambasciata a Tripoli, oltre a riprendere i voli tra i due Paesi il prima possibile, mentre sono state prese in considerazione tutte le aree di cooperazione tra le parti. Bashagha ha definito l’incontro del 27 dicembre “produttivo e costruttivo”, oltre a descrivere le relazioni tra Libia ed Egitto “molto rilevanti”. Il meeting, è stato precisato, ha preso in esame gli strumenti volti a salvaguardare gli interessi di entrambi i Paesi e a proteggerli dalla minaccia del terrorismo e della criminalità organizzata, alla luce delle sfide alla sicurezza sia del Cairo sia di Tripoli. La Libia, a detta del ministro tripolino, è disposta a stringere buone relazioni con tutti i partner regionali, divenendo un punto di unione e convergenza, e non un’arena di conflitto. “Si potrà porre fine alla crisi libica solo facendo prevalere la forza della ragione sulla logica della forza”, ha aggiunto Bashagha.

L’incontro del 27 dicembre che, secondo alcuni, mirava a ristabilire le relazioni diplomatiche tra Tripoli e Il Cairo, si è tenuto a pochi giorni di distanza da ulteriori meeting tra Egitto e Libia. In particolare, il 19 dicembre, il capo dei Servizi di Intelligence Generali egiziani, Abbas Kamel, si è recato a Bengasi, dove ha tenuto colloqui separati con il capo dell’Esercito Nazionale Libico, il generale Khalifa Haftar, e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh. Secondo fonti egiziane, in entrambi i meeting, Kamel si è fatto portavoce di un messaggio del capo di Stato, Abdel Fattah al-Sisi, il quale, affermando il perdurante supporto alla vicina Libia, mirerebbe a preservare i guadagni ottenuti sino ad ora. A tal proposito, l’ultimo meeting giunge dopo la rinnovata presenza della Turchia in Libia, attraverso l’estensione della propria missione per altri 18 mesi. Ankara, sostenitrice del GNA, rappresenterebbe una minaccia agli interessi egiziani in Nord-Africa così come nel bacino del Mediterraneo.

Nel corso della crisi libica, l’Egitto si è posto a fianco dell’esercito di Haftar e, anche a seguito del cessate il fuoco, non è mai completamente uscito di scena. In tale quadro, il 28 e 29 settembre, era stata la città egiziana di Hurgada ad ospitare uno dei primi round dei colloqui del Comitato militare congiunto 5+5, durante il quale erano state fornite “raccomandazioni” ritenute rilevanti per la stabilizzazione del cessate il fuoco e il raggiungimento di una tregua permanente in Libia.

Parallelamente, l’Egitto, il 6 giugno scorso, aveva invitato l’esercito del governo di Tripoli e il suo alleato turco a porre fine ai combattimenti, esortando le parti impegnate nel conflitto ad allontanare le forze straniere dalla Libia. Diversi Paesi arabi ed europei, come la Francia, avevano apprezzato la mossa egiziana, ma la Turchia e le stesse forze tripoline hanno ignorato la cosiddetta “Iniziativa Cairo”. Ciò ha portato il presidente egiziano, al-Sisi, il 20 giugno, ad ordinare alle proprie forze aeree di prepararsi ad un’eventuale operazione interna o esterna all’Egitto.

Il rischio di un’ulteriore escalation è stato successivamente scongiurato dalla prima dichiarazione del cessate il fuoco del 21 agosto. Tale tregua era stata accolta dal Cairo, ma, secondo alcuni, vi erano dei punti da dover essere chiariti e che avrebbero determinato il futuro delle relazioni con Tripoli. Primo fra tutti, lo smantellamento delle milizie e dei gruppi terroristici e l’espulsione dei mercenari dai territori libici. L’Egitto, a detta di esperti, è consapevole che stabilire intese con il Governo di Accordo Nazionale  andrebbe nel proprio interesse e salvaguarderebbe la stabilità del Paese. Al contempo, non è da escludersi la permanenza di personalità vicine al Cairo nello scenario politico libico, tra cui il presidente del Parlamento di Tobruk, Saleh, e di tutte quelle parti che opereranno per realizzare “il progetto nazionale libico” e prevenire la “disintegrazione dello Stato”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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