Iraq: i convogli di Washington nuovamente colpiti

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 15:40 in Iraq USA e Canada

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Per la seconda volta in meno di 24 ore, un convoglio della coalizione internazionale anti-ISIS, guidata dagli Stati Uniti, è stato colpito da un esplosivo mentre viaggiava nel Sud dell’Iraq.

L’incidente si è verificato il 28 dicembre nel governatorato di al-Diwaniyya, a poche ore di distanza da un episodio analogo, che ha avuto luogo il 27 dicembre a Babil. Fonti della sicurezza irachena hanno confermato al quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed che il convoglio colpito trasportava attrezzature di supporto logistico, destinate alla coalizione impegnata nella lotta contro lo Stato Islamico. Il dispositivo esploso, che era stato posto sul ciglio della strada internazionale che attraversa al-Diwaniyya, ha causato danni a uno dei veicoli, mentre non sono stati provocati morti o feriti.

Il 27 dicembre, invece, un ordigno è stato fatto esplodere contro un convoglio di supporto logistico, appartenente anch’esso alla coalizione a guida statunitense, mentre attraversava la strada internazionale nella provincia di Babil. Un gruppo, che si fa chiamare “Qasim al-Jabbarin”, ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. L’episodio è giunto dopo che, il 26 dicembre, il portavoce  media del comandante in capo delle forze armate irachene, Yahya Rasool, ha riferito che due agenti dell’ISIS sono stati uccisi in un attacco perpetrato dalla coalizione internazionale a Kirkuk.

Mentre, da un lato, le autorità irachene non sono solite sporgere accuse contro attori specifici, per quanto riguarda gli attacchi ai convogli della coalizione internazionale, Washington accusa le milizie irachene affiliate all’Iran. A tal proposito, fonti locali irachene hanno riferito di aver monitorato un crescente stato di allerta nella capitale Baghdad e, nello specifico, nei pressi della Green Zone, un’area che ospita, tra le altre, l’ambasciata statunitense e che, nel corso del 2020, è stata più volte bersagliata.

Uno degli ultimi episodi risale al 20 dicembre, quando l’esercito iracheno ha riferito che un gruppo di “fuorilegge” ha colpito con missili la Green Zone, provocando danni a edifici e automobili. Per il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, si è trattato di un “atto terroristico codardo”, mentre la presidenza ha evidenziato come episodi simili prendano di mira la sovranità dell’Iraq e le sue relazioni con l’estero. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab il 28 dicembre, al momento le milizie sciite stanziate in Iraq sembrano rispettare gli ordini impartiti da Teheran, mostrando cautela di fronte a un’eventuale offensiva degli Stati Uniti, che potrebbe verificarsi nelle ultime settimane del mandato del presidente uscente, Donald Trump.

Dopo l’arresto di un leader di Asa’ib Ahl al-Haq, una fazioneguidata da Qais Khazali, ritenuta tra le responsabili dei diversi attentati contro gli obiettivi di Washington in Iraq, il capo di un altro gruppo filoiraniano, le cosiddette Brigate di Hezbollah, ha rivelato il timore di una possibile escalation. In particolare, il leader ha parlato della possibilità di una “guerra totale”, il che spinge i combattenti filoiraniani ad agire con cautela, per far sì che non siano loro ad essere accusati di innescare tensioni. Al contempo, l’arresto del leader filoiraniano ha spinto i suddetti gruppi a minacciare il premier al-Kadhimi, considerato un traditore.

Ciò giunge a poche settimane dal primo anniversario di un episodio che è stato considerato l’apice delle tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno. Il riferimento va alla morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio 2020 a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Tale episodio, accanto ad altri verificatisi tra dicembre 2019 e gennaio 2020, erano stati considerati una forma di violazione della sovranità irachena da parte di Washington. Motivo per cui il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. Ad oggi, Washington ha riferito di star riducendo le proprie truppe in Iraq, che potrebbero passare da 5.000 a circa 2.500.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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