IOM: rischio “catastrofe umanitaria” in Bosnia-Erzegovina

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 20:12 in Balcani Immigrazione

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha denunciato il rischio di una “catastrofe umanitaria” nel Nord-Ovest della Bosnia-Erzegovina, dove circa 3.000 migranti sono rimasti senza riparo e vagano alla ricerca di un rifugio a temperature abbondantemente sotto lo zero. L’avvertimento è stato lanciato dal capo missione dell’IOM nel Paese balcanico, Peter van der Auverart, il quale ha specificato che circa un migliaio di questi migranti sono profughi rimasti sfollati dopo l’incendio del campo di Lipa, nei pressi della città di Bihac, avvenuto il 23 dicembre. Il rogo era stato appiccato dagli stessi rifugiati dopo la notizia della chiusura della tendopoli. Gli altri duemila migranti sono invece profughi, arrivati nel Paese tramite la cosiddetta rotta balcanica, che già da tempo vagano sul territorio bosniaco nel tentativo di entrare in Croazia e proseguire il viaggio verso gli Stati dell’Europa occidentale.

“Siamo di fronte a una catastrofe umanitaria”, ha dichiarato van der Auverart, lunedì 28 dicembre, sottolineando che l’IOM ha in programma di allestire un nuovo campo profughi nell’area. La chiusura del centro di Lipa era stata decisa per ristrutturare la tendopoli e adattarla alle condizioni invernali. I migranti, tuttavia, avevano dato alle fiamme gran parte dei rifugi in segno di protesta. Il loro trasferimento in un altro campo situato a Bihac non è ancora avvenuto per via dell’opposizione della popolazione locale, che da mesi lamenta la cattiva gestione dell’accoglienza dei migranti nella città. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, sono circa 8.000 i migranti illegali che si trovano al momento sul territorio della Bosnia-Erzegovina. 

Diverse agenzie umanitarie internazionali hanno espresso preoccupazione per i 3.000 rifugiati della regione bosniaca nord-occidentale. Tra i profughi di Lipa ci sarebbero già casi di congelamento e ipotermia, a detta dell’IOM. Con le recenti nevicate e le temperature sotto lo zero, il Consiglio Danese per i Rifugiati ha affermato che coloro che si trovano ancora sul luogo dell’incendio sono in una situazione di serio rischio per la sicurezza, la salute e l’assistenza. “Le strutture rimaste in piedi non sono sicure e rischiano di crollare, perché le nevicate continuano”, ha dichiarato la ONG in una nota rilasciata sabato 26 dicembre. “Senza riscaldamento sul luogo, congelamento, ipotermia e altri gravi problemi di salute sono già stati segnalati”, ha aggiunto il Consiglio. La dichiarazione, firmata anche dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), da Save the Children e da Médecins du Monde, ha invitato le autorità della Bosnia-Erzegovina ad “agire con la massima urgenza”. Il Consiglio Danese ha affermato che i firmatari della dichiarazione si sono detti pronti ad aiutare il governo bosniaco a trovare soluzioni sicure per i migranti.

Le agenzie umanitarie avevano già avvertito le autorità della Bosnia che migranti e richiedenti asilo sarebbero stati esposti a rischi significativi se non fosse stato trovato un riparo adeguato prima dell’inverno. Tuttavia, “nessuna soluzione, temporanea o meno, è stata proposta dalle autorità fino ad ora”, ha sottolineato la dichiarazione firmata dalle agenzie umanitaria. La tendopoli di Lipa ospitava almeno 1.500 persone. Ora, circa 500 sono rimaste bloccate in quello che resta della struttura e almeno altre 2.000 vivono in edifici abbandonati e in campi improvvisati nella regione.

 

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Chiara Gentili

di Redazione

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