Etiopia: libertà condizionale per i membri dell’ex regime protetti dall’Italia

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 13:13 in Etiopia Italia

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Due alti funzionari dell’ex regime militare dell’Etiopia, protetti per 29 anni dall’Ambasciata italiana di Addis Abeba, sono stati rilasciati il 24 dicembre. Le autorità italiane hanno sottolineato la loro soddisfazione.

Il 28 dicembre il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha espresso la propria approvazione per la concessione della libertà condizionale da parte delle autorità etiopi ai due ex membri del regime di Mengistu. “Si conclude così – nel senso auspicato – una lunghissima vicenda, iniziata nel 1991, quando il Governo italiano diede accoglienza nell’Ambasciata d’Italia ad Addis Abeba ai due ex esponenti del Governo Militare Provvisorio dell’Etiopia Socialista (DERG) per motivi strettamente umanitari, al fine di proteggerli da un’eventuale pena capitale”, ha scritto sul sito ufficiale il Ministero degli Affari Esteri Italiano. 

I due funzionari in questione sono: Berhanu Bayeh, 82 anni, ministro degli Esteri dal 1986 al 1989 e Addis Tedla, 74 anni, capo di Stato Maggiore generale dal 1989 fino a quando le forze ribelli dell’ormai sciolto Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare Etiope conquistarono la capitale e spodestarono il regime militare del colonnello Mengistu Haile Mariam, il 28 maggio 1991. I due uomini sono stati giudicati colpevoli di genocidio in contumacia nel 2006 e condannati a morte per il loro ruolo nelle uccisioni di massa degli oppositori di Mengistu. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa turca, Anadolu, che cita la Ethiopian News Agency, il 24 dicembre, il tribunale federale etiope ha però ribaltato la sentenza e garantito la libertà condizionale per i due funzionari. 

La notizia arriva oltre un mese dopo che il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha annunciato il 4 novembre un’operazione militare contro le forze fedeli al Tigray People’s Liberation Front (TPLF), che governava la regione settentrionale di 6 milioni di persone confinante con l’Eritrea.  A tale proposito, l’11 novembre l’Ambasciata italiana ad Addis Abeba ha diffuso una comunicazione, affermando che “l’Italia è preoccupata per i recenti eventi in Etiopia, compresa l’escalation militare nel Nord, ed esprime le condoglianze per le vittime. L’unità e la sicurezza dell’Etiopia e dei suoi la popolazione è la priorità e deve essere assicurata attraverso mezzi democratici e un ampio dialogo”. L‘1 dicembre, le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme per il grave effetto della carenza di cibo sulle migliaia di rifugiati eritrei che si rifugiano nei campi nell’irrequieta regione del Tigray, in Etiopia, chiedendo “accesso urgente” per poter fornire gli aiuti di cui c’è bisogno.

L’Italia e l’Etiopia hanno un rapporto particolare a causa di stretti legami storici. Dopo la seconda guerra italo-etiope, in cui l’Etiopia fu occupata dall’Italia fascista di Benito Mussolini, i territori etiopi furono proclamati parte dell’Africa Orientale Italiana (AOI) nel 1936, con la capitale dell’AOI stabilita ad Addis Abeba. Il re italiano, Vittorio Emanuele III, si autoproclamò quindi Imperatore d’Etiopia. Nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, l’Etiopia fu liberata dalle forze alleate, principalmente dall’impero britannico, nella campagna dell’Africa orientale. Tuttavia, una guerriglia italiana continuò fino al 1943. Nonostante il ritorno dell’imperatore Haile Selassie dal suo esilio e il riconoscimento di Sovranità etiope con la firma di un accordo anglo-etiope nel dicembre 1944, alcune regioni rimasero ancora sotto l’occupazione britannica per diversi anni. In base al trattato di pace del 1947, l’Italia ha riconosciuto la sovranità e l’indipendenza dell’Etiopia e ha rinunciato a tutte le pretese di interessi o influenza speciali in quel Paese. Tuttavia, molti coloni italiani rimasero per decenni dopo aver ricevuto un completo perdono dall’imperatore Selassie.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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