Coronavirus America Latina: al via le vaccinazioni

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 13:43 in America Latina

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Due infermiere, la messicana María Irene Ramírez e la cilena Zulma Riquelme, e una donna costaricana di 91 anni, María Elizabeth Castillo, sono le prime tre persone in America Latina cui è stato somministrato il vaccino contro il coronavirus nei rispettivi Paesi, inviando un messaggio di speranza la vigilia di Natale in una regione dove la pandemia ha provocato quasi mezzo milione di morti. Nel primo giorno di vaccinazione latinoamericana è stata data priorità al personale sanitario che combatte in prima linea contro il covid-19 e agli anziani che hanno vissuto l’ultimo anno ascoltando quotidianamente come fossero il gruppo più a rischio di una malattia per la quale ancora non c’era cura.

Con l’arrivo delle vaccinazioni, la possibilità di combattere il virus sembra più reale, ma gli esperti di salute ricordano che non si deve abbassare la guardia e si deve proseguire con misure di prevenzione fino a quando il vaccino non sarà diffuso, soprattutto in una regione dove si prevede che il processo sarà lungo e irregolare a causa della mancanza di risorse per accedere alle dosi e alle infrastrutture per la loro manutenzione e distribuzione. “La verità è che è il miglior regalo che avrei potuto ricevere nel 2020”, ha detto l’infermiera messicana María Irene Ramírez dopo aver ricevuto la sua dose quando le è stato chiesto come si sentiva dal sottosegretario alla Salute del Messico, Hugo López Gatell. “Questo mi dà la forza per continuare con più sicurezza e più vigore questa guerra di un nemico invisibile“, ha aggiunto la donna, che lavora all’ospedale Rubén Leñero di Città del Messico.

La vaccinazione, che è stata trasmessa in diretta dalla televisione nazionale in una pausa dalla conferenza mattutina del presidente Andrés Manuel López Obrador, arriva il giorno dopo che il Messico ha ricevuto le prime 3.000 dosi del vaccino Pfizer che verranno applicate nella prima fase al personale sanitario della capitale e degli Stati di Messico e Querétaro. Secondo le autorità, il piano è quello di immunizzare fino a 34 milioni di persone nel 2021 in più fasi, in cui avranno la priorità gli anziani e le persone con malattie croniche.

Poco dopo che l’infermiera messicana di 59 anni ha ricevuto la sua dose, dall’altra parte del continente una sua collega, la cilena Zulma Riquelme, 46 anni, ha ricevuto tra gli applausi e facendo del simbolo della vittoria con le dita una dose del vaccino Pfizer all’ospedale Metropolitano de Santiago. Il Cile è il primo paese ad iniziare la vaccinazione contro il covid-19 in Sud America, nove mesi e 21 giorni dopo che è scoppiata una pandemia che ha causato 16.228 morti nel Paese andino. Le prime 10.000 dosi della multinazionale americana sono arrivate lo stesso giovedì mattina, come annunciato il giorno prima dal presidente Sebastián Piñera, e prima di mezzogiorno era iniziato il processo di immunizzazione.

Insieme a Riquelme, i primi a ricevere il vaccino furono altri quattro funzionari del servizio sanitario pubblico. “Ognuno di loro rappresenta una classe di coloro che lavorano quotidianamente nelle unità di terapia intensiva di vari ospedali pubblici, essendo la prima linea di difesa contro il virus”, ha riferito la Presidenza della Repubblica del Cile.

In Costa Rica, dopo le 10:30 del mattino, due anziani sono stati i primi a ricevere l’immunizzazione, un giorno dopo che il Paese centroamericano ha ricevuto una spedizione di quasi 10.000 dosi di vaccino Pfizer dal Belgio. “Sono molto grato a Dio, perché gli ho chiesto molto. La mia vita è molto importante per me”, ha detto dopo essere stata vaccinata Elizabeth Castillo, novantunenne residente di una casa di riposo di Tres Ríos de Cartago, circa 13 Km a est dalla capitale San José. Nello stesso centro, un altro dei suoi colleghi, Jorge de Ford, 72 anni, ha ricevuto un’altra dose, lanciando un appello affinché tutti si vaccinino.

Proprio gli anziani e gli operatori del settore sanitario, alcuni dei quali sono stati vaccinati già da giovedì 24 dicembre, avranno la priorità nell’applicazione del vaccino in Costa Rica, che la prossima settimana riceverà quasi 12.000 dosi aggiuntive. Il paese prevede di immunizzare l’80% della popolazione fino a novembre del prossimo anno.

Alla vigilia, il presidente costaricano, Carlos Alvarado, ha riconosciuto che l’arrivo dei vaccini è una buona notizia nella battaglia contro il coronavirus, ma ha ricordato che non si può abbassare la guardia finché l’immunizzazione non è diffusa nella popolazione. “Le vaccinazioni sono una tregua in questa vigilia di Natale. In questo momento facciamo il regalo più importante: dare salute, prendersi cura di noi stessi e rispettare i protocolli sanitari “, ha scritto sul suo account Twitter.

Sempre giovedì 24 dicembre, invece, l’Argentina ha ricevuto le prime 300.000 dosi del vaccino russo Sputnik V, con il quale inizierà a immunizzare la sua popolazione in questa settimana. Con grande clamore mediatico, il ministro della Salute, Ginés González García, e il capo di stato maggiore, Santiago Cafiero, hanno ricevuto l’aereo partito da Mosca all’aeroporto di Ezeiza. “Ci saranno 118.000 persone dedicate alla vaccinazione. È una delle più grandi operazioni che siano state effettuate nella storia ”, ha affermato Ginés in una conferenza stampa.

La distribuzione dello Sputnik V – che deve essere mantenuto a -18 gradi – su tutto il vasto territorio argentino rappresenta una grande sfida logistica per i governi nazionali e provinciali. Secondo il programma previsto, altri cinque milioni di dosi del vaccino russo arriveranno a gennaio e altre 14,7 milioni a febbraio. Per essere efficace al 95% contro COVID-19, ogni persona deve ricevere due dosi con un intervallo di 21 giorni tra di loro.

I primi ad essere immunizzati in Argentina saranno gli operatori sanitari con il più alto rischio e livello di esposizione al virus. Dopodiché, continuerà con il resto del personale essenziale. Il Governo assicura che presto anche gli over 60 potranno ricevere il vaccino, principale gruppo a rischio e una delle priorità della campagna di vaccinazione. Finora, tuttavia, questa fascia di età non è stata autorizzata da Mosca, il che ha generato dure critiche da parte della comunità scientifica e dell’opposizione liberale e radicale a Buenos Aires.

L’esecutivo guidato da Alberto Fernández intrattiene conversazioni in parallelo con altri produttori mondiali di vaccini. Sembrava che il primo a essere disponibile sarebbe stato quello della Pfizer, come è successo in altri paesi americani ed europei. Tuttavia, i negoziati sono bloccati e Ginés ha ribadito questo giovedì che la multinazionale farmaceutica ha “requisiti che non sono applicabili dalla legge argentina”. I laboratori autorizzati stanno funzionando a pieno ritmo per produrre tutte le dosi possibili, ma i vaccini disponibili scarseggiano ancora e c’è “un deficit globale”, secondo il ministro della Salute argentino. Un altro degli accordi non ancora conclusi è con il gruppo cinese Sinopharm, responsabile di un altro dei vaccini.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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