Cina: inizia il processo ai fuggiaschi di Hong Kong

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 11:06 in Cina Hong Kong

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Il processo a 10 tra i 12 fuggiaschi di Hong Kong è iniziato il 28 dicembre in un distretto di Shenzhen, nella Cina continentale. Più diplomatici occidentali si sono radunati di fronte all’edificio del Tribunale del Popolo di Yantian e l’ambasciata statunitense in Cina ha richiesto il loro rilascio.

I rappresentanti degli Stati Uniti, del Regno Unito, dell’Australia, della Francia, della Germania, dei Paesi Bassi, del Portogallo e del Canada si sono riuniti di fronte al Tribunale di Yantian ma non è stato loro concesso di entrare. Nonostante non sia ancora chiaro se il processo avverrà a porte chiuse o meno, un membro del personale dell’istituzione ha affermato che, per la seduta del 28 dicembre, i posti destinati al pubblico fossero già esauriti.

Prima dell’inizio dell’udienza, il 28 dicembre, invece, l’ambasciata degli Stati Uniti a Pechino ha rilasciato una dichiarazione in cui ha chiesto alla Cina di “consentire che il gruppo lasci il Paese” in quanto il loro crimine sarebbe stato quello di “fuggire dalla tirannia”. Nella dichiarazione sono poi state rivolte accuse a Pechino, affermando che: “La Cina comunista non si fermerà di fronte a nulla per impedire al proprio popolo di cercare la libertà altrove”. L’ambasciata statunitense ha infine chiesto ai governi di Pechino e Hong Kong di attenersi agli impegni e agli obblighi internazionali e di rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali della popolazione di Hong Kong.

Per il portavoce della sezione del Ministero affari Esteri ad Hong Kong gli USA non avrebbero alcun diritto di parlare della questione. La Cina starebbe gestendo il caso in base a quanto previsto dalla legge.

Lo scorso 16 dicembre, 2 tra i 10 fuggiaschi sottoposti al processo avevano ricevuto formalmente l’accusa di aver organizzato l’attraversamento illegale dei confini nazionali, mentre altri 8 sono stati accusati solo per aver oltrepassato la frontiera. I restanti 2 cittadini, essendo minorenni, saranno sottoposti ad un processo a porte chiuse per decidere se saranno loro rivolte accuse o meno. Le pene che rischiano gli organizzatori possono arrivare fino a 7 anni di detenzione, mentre per aver attraversato il confine è previsto fino ad un anno di carcere, nel caso in cui vi fosse però l’accusa di gestione di consorzi transfrontalieri la pena potrebbe arrivare fino all’ergastolo. I 12 sono rappresentati da avvocati assegnati dalle autorità e non dai legali richiesti dai loro parenti.

A Hong Kong i familiari di tutti i detenuti si sono mobilitati dapprima affinché il loro processo avvenisse ad Hong Kong e poi perché fosse organizzato a porte aperte. Intanto, i parenti hanno chiesto ai governi stranieri di inviare il personale delle ambasciate all’udienza del 28 dicembre, specificando che 3 detenuti avessero doppia cittadinanza rispettivamente inglese, portoghese e vietnamita.

L’arresto dei 12 cittadini di Hong Kong risale allo scorso 23 agosto, quando la Guardia costiera cinese aveva riferito di aver fermato un motoscafo che stava tentando di attraversare illegalmente i confini marittimi della Cina, al largo della provincia meridionale di Guangdong, le cui autorità avevano poi specificato che i fatti sarebbero avvenuti a 50 km a Est della costa di Hong Kong. Più tardi, il governo dell’isola aveva confermato che la polizia cinese di Shenzhen e Yantian aveva arrestato 12 suoi cittadini di età compresa tra i 16 e i 33 anni per aver attraversato illegalmente il confine. Al momento, i fuggiaschi sono detenuti a Shenzhen e la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, lo scorso 15 settembre, aveva annunciato che il loro caso sarebbe stato gestito dalle autorità della Cina continentale e non da quelle locali. A Hong Kong, altre 9 persone sono state poi arrestate perché sospettate di aver aiutato i 12 a fuggire.

Tra i fuggiaschi, l’attivista Andy Li è stato l’unico ad essere stato arrestato ad Hong Kong per aver violato la legge sulla sicurezza nazionale ed è accusato dei crimini di secessione, sovversione, terrorismo e di collusione con forze straniere. Gli altri 11, invece, erano già stati accusati a Hong Kong per presunti crimini quali assalto contro le forze dell’ordine, incendio doloso, possesso di armi e disordini. Secondo la governatrice di Hong Kong, i 12 sarebbero scappati proprio per sfuggire alle loro responsabilità legali. 

Dal primo luglio 1997 i Hong Kong è diventata una regione amministrativa speciale di Pechino, amministrata secondo il principio “un Paese, due sistemi” che le ha garantito un ampio margine di autonomia e libertà rispetto al governo centrale, alla luce di un diverso percorso di sviluppo tra Hong Kong, un’ex-colonia inglese, e la Cina continentale, sviluppatasi secondo il modello del socialismo dalle caratteristiche cinesi. Tale  modalità di gestione dovrebbe restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale lo avrebbe eroso. Secondo il principio di “una sola Cina”, invece, l’isola di Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, ma, a Taipei, è presente un governo autonomo noto come Repubblica di Cina (ROC) con a capo la presidente avversa a Pechino Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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