Afghanistan: i colloqui di pace riprenderanno a Doha

Pubblicato il 27 dicembre 2020 alle 19:30 in Afghanistan Asia

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Il portavoce dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione nazionale dell’Afghanistan, Faraidoon Khwazoon, ha annunciato, il 27 dicembre, che i negoziati di pace tra governo e talebani riprenderanno il prossimo 5 gennaio a Doha, in Qatar, nonostante i recenti appelli del presidente afghano, Ashraf Ghani, affinché i dialoghi si tenessero in Afghanistan.

L’annuncio è arrivato tramite il profilo Twitter di Khwazoon, il quale ha specificato che, in precedenza, oltre al Qatar, molti altri Paesi si erano offerti di ospitare i negoziati ma avevano poi ritirato le proprie proposte a causa della diffusione del coronavirus.

Parallelamente, sempre il 27 dicembre, il presidente Ghani ha avuto un incontro con Abdullah Abdullah, il presidente dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione nazionale dell’Afghanistan, l’organo che sta guidando il processo di pace in generale, per parlare del luogo in cui si sarebbe svolto il prossimo round di negoziati. A termine dell’incontro, Ghani ha annunciato il sostegno della presidenza afghana per una seconda fase di dialogo con i talebani.

I negoziati di pace intra-afghani erano iniziati in un hotel di lusso a Doha lo scorso 12 settembre, tra una delegazione del governo di Kabul e una dei talebani, per porre fine ai 19 anni di conflitto interno che hanno finora afflitto l’Afghanistan. Dopo un periodo d’impasse, nel quale non erano stati raggiunti progressi significativi, il 2 dicembre scorso, i rappresentanti delle due parti avevano ufficialmente raggiunto un accordo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace e avevano stabilito un periodo di pausa che sarebbe durato fino al prossimo 5 gennaio.

In seguito all’annuncio di tale decisione, il presidente afghano aveva anche affermato che non fosse appropriato continuare a condurre i negoziati in hotel di lusso e che fosse necessario che il popolo vedesse ciò che sta accadendo, quali questioni vengono affrontate e perché. I talebani, che hanno un ufficio politico a Doha dove risiede la loro squadra addetta ai negoziati, non avevano risposto alle dichiarazioni di Ghani ma si sono sempre rifiutati di organizzare gli incontri con il governo in Afghanistan.

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata a sua volta resa possibile da un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani lo scorso 29 febbraio, sempre a Doha, in base al quale, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. Alla luce di ciò, lo scorso 17 novembre gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei propri soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato del presidente uscente statunitense, Donald Trump, attesa per metà gennaio 2021. Il processo dovrebbe poi concludersi entro la fine del mese di maggio 2021.

Dalla firma degli accordi di pace con gli Stati Uniti, i talebani avrebbero ridotto drasticamente i grandi attacchi condotti contro le zone urbane del Paese ma, nelle aree rurali, gli scontri con le forze governative sarebbero aumentati e le parti si sono ripetutamente accusate di stare cercando di ampliare il territorio sotto il proprio controllo. Parallelamente, l’ISIS ha, invece, intensificato gli attacchi contro la capitale afghana Kabul.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti. 

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Camilla Canestri

di Redazione

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