Operazione Enigma: così la Colombia ha smascherato le spie russe

Pubblicato il 26 dicembre 2020 alle 8:34 in Colombia Russia

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L’espulsione di due diplomatici russi dalla Colombia lo scorso 22 dicembre ha portato alla luce un presunto complotto di spionaggio che da anni cercava di ottenere informazioni riservate da società pubbliche e private, infrastrutture e, soprattutto, dal settore energetico. Gli allarmi della Direzione nazionale dell’Intelligence (DNI) sono saltati nel 2017 e dopo una lunga operazione di controspionaggio, chiamata Operazione Enigma, gli agenti hanno stabilito che Aleksandr Paristov e Aleksandr Nicolayevich Belosuv, funzionari del Cremlino accreditati come personale dell’ambasciata a Bogotà, hanno effettuato attività che andavano oltre i protocolli diplomatici.

Il ministro degli Esteri colombiano, Claudia Blum, ha annunciato che il governo di Iván Duque ha preso la decisione di richiedere il ritiro di questi rappresentanti russi all’inizio del mese, “dopo aver verificato che stavano svolgendo attività nel Paese incompatibili con le disposizioni della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche”. Questo strumento internazionale stabilisce che “l’agente diplomatico” perde la sua immunità se agisce “al di fuori dei suoi doveri ufficiali”. I funzionari hanno lasciato Bogotà l’8 dicembre e, dopo uno scalo a Cartagena de Indias, si sono imbarcati su un volo della compagnia aerea KLM per Amsterdam.

Paristov era, secondo un rapporto della DNI diffuso da Caracol Radio, un inviato del Servizio di Intelligence estero (SRV) della Federazione russa. “È stato smascherato dalle attività che aveva svolto, tipiche degli agenti dei servizi segreti”. Belosuv, invece, secondo le autorità colombiane, appartiene al Dipartimento Centrale di Intelligence, l’organismo dello spionaggio militare russo, e svolgeva anche compiti che le autorità di Bogotà ritenevano sospetti. Tra questi “compiti” secondo l’operazione rivelata in un primo momento dalla rivista filo-governativa Semana, c’era la formazione di una rete di collaboratori o informatori locali.

C’è anche un terzo uomo che ha fatto nascere i primi sospetti nelle autorità della Colombia. Si tratta di Roman Borisov, che secondo i dettagli finora emersi era formalmente il terzo segretario dell’Ambasciata e dopo essere stato scoperto ha lasciato il Paese. Mosca ha reagito all’espulsione con una misura di reciprocità, costringendo il ritiro di un funzionario consolare colombiano e dell’addetto culturale dell’ambasciata, Leonardo González e Ana María Pinilla. Tuttavia, il ministro Blum ha affermato in una comunicazione ufficiale che “nonostante queste circostanze, lo scopo della Colombia è quello di mantenere il buon livello che ha tradizionalmente caratterizzato le relazioni diplomatiche, commerciali e di cooperazione con la Federazione russa”.

La trama di spionaggio era incentrata, secondo tutte le informazioni ad oggi disponibili, sull’infiltrazione del settore petrolifero o, secondo una testimonianza pubblicata da Semana, del Banco de la República, la banca centrale colombiana, e si svolge in un contesto di assoluta rottura dei rapporti tra Bogotá e Caracas. E il presidente russo, Vladimir Putin, è uno dei principali alleati internazionali del venezuelano Nicolás Maduro. Ciò ha provocato preoccupazione non solo a Bogotà, soprattutto perché migliaia di venezuelani attraversano ogni giorno il confine con la Colombia, spesso incontrollate o viaggiando per strade informali.

Il governo di Iván Duque è tra quelli che negli ultimi anni hanno rafforzato maggiormente la pressione internazionale contro il chavismo al potere a Caracas, insieme all’amministrazione uscente degli Stati Uniti, guidata da Donald Trump, e i settori conservatori colombiani temono che dietro questa rete di spionaggio ci sia un tentativo di ingerenza politica nel Paese per favorire l’ascesa di politici più accomodanti con Caracas.

L’opposizione di centro e di sinistra non nascondono le loro riserve. “Non so se l’azione di Duque contro i diplomatici russi, cercando di farsi notare da Biden di fronte a un presunto conflitto tra Russia e Stati Uniti, non chiuda le porte a possibili acquisti del vaccino Sputnik V ”, ha scritto su Twitter il senatore ed ex candidato alla presidenza Gustavo Petro. Il partito nato dalla disciolta guerriglia delle FARC, la Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común, è andata oltre e ha deriso  la tesi governativa: “I russi stavano spiando la tecnologia utilizzata nel tunnel di La Línea [un lavoro che ha impiegato un secolo per essere costruito] e gli accordi complessi che Iván Duque usa quando suona la chitarra”, ha affermato la formazione in una nota.

Il presidente colombiano, per ora, si è rifiutato di offrire pubblicamente maggiori informazioni relative all’operazione Enigma. “Rivelare più informazioni in questo momento non risponde al principio di continuare a portare avanti buone relazioni binazionali. Noi le portiamo avanti sempre con il miglior spirito, ma ogni diplomatico che si trova nel nostro paese e che agisce in contrasto con la Convenzione di Vienna sarà indicato al Paese di provenienza in modo che possa procedere al ritiro di questo personale”, ha ammonito in dichiarazioni alla rete NTN 24, lasciando supporre che l’Operazione Enigma non sia ancora terminata.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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