Corea del Sud: aumentano i casi, epidemia in una prigione

Pubblicato il 26 dicembre 2020 alle 7:05 in Asia Corea del Sud

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La Corea del Sud ha registrato il suo più grande aumento giornaliero di infezioni da coronavirus il giorno di Natale e il primo ministro, Chung Sye-kyu, ha chiesto massimo rigore per contenere la nuova ondata. Massima allerta in una prigione di Seul. 

Il 25 dicembre, la Korea Disease Control and Prevention Agency (KDCA) ha segnalato 1.214 nuovi casi, il dato giornaliero più alto registrato, con una grande epidemia in una prigione della capitale, Seoul. Secondo l’agenzia di stampa Yonhap, nel centro di detenzione di Dongbu sono stati segnalati circa 288 casi. Il governo ha quindi adottato restrizioni più severe per arginare nuovi casi, incluso il divieto di raduni di più di cinque persone e la chiusura delle stazioni sciistiche e delle località turistiche, nel tentativo di fermare la diffusione durante le vacanze di Natale e Capodanno.

La capitale Seul è attualmente soggetta alle restrizioni di livello 2.5, il secondo gradino più alto nel sistema a cinque livelli adottato dal Paese. I locali sono chiusi e i ristoranti sono autorizzati solo all’asporto dopo le 21. Parlando ad un incontro incentrato sul tema della lotta al coronavirus, Chung ha esortato le autorità a intraprendere un’azione “rigorosa” contro le violazioni delle norme vigenti, affermando che alcuni ristoranti e bar sono stati sorpresi mentre intrattenevano clienti oltre l’orario permesso. “La stragrande maggioranza della nazione rispetta fedelmente le misure antivirus del governo nonostante il disagio e il dolore che comportano, ma se alcuni imbrogliano per i propri guadagni è difficile aspettarsi risultati dalla partecipazione alle misure antivirus”, ha aggiunto il premier. 

Il KDCA ha affermato che il conteggio nazionale dei casi confermati è ora pari a 54.770 e ci sono stati 17 decessi aggiuntivi portando il totale a 773. I test sono stati intensificati per monitorare casi di origine sconosciuta e persone infette che non mostrano sintomi. Chung ha affermato che i test giornalieri a Seoul e nelle regioni periferiche hanno superato la soglia di 110.000. La Corea del Sud è stato ritenuto un Paese che ha controllato con successo i focolai con una campagna di test aggressivi e tracciamento dei contatti. Tuttavia, ha faticato a contenere la recente ondata di casi. 

Per quanto riguarda i vaccini, il governo sudcoreano ha affermato di aver garantito 46 milioni di dosi, sufficienti a vaccinare circa il 90% della sua popolazione. A tale proposito, il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF) e la la società biotecnologica sudcoreana GL Rapha hanno firmato un accordo per la produzione di oltre 150 milioni di dosi del vaccino russo Sputnik V in Corea del Sud. “Intendiamo iniziare la produzione nel dicembre 2020 e il lancio del vaccino Sputnik V nel gennaio 2021. RDIF e GL Rapha forniranno oltre 150 milioni di dosi all’anno prodotte in Corea del Sud per la distribuzione globale”, ha dichiarato il RDIF in un comunicato stampa, pubblicato sull’account Twitter ufficiale del vaccino.

Citando la prima analisi ad interim dei risultati dei test clinici di fase 3 di Sputnik V su 40.000 volontari coinvolti, il Fondo russo per gli investimenti diretti ha affermato un’efficacia del 92%. “Sputnik V si basa su una piattaforma sicura ed efficace di vettori adenovirali umani. Poiché la pandemia è ancora lontana dall’essere conclusa, sempre più paesi stanno riconoscendo la piattaforma del vettore adenovirale umano e pianificano una vaccinazione su scala nazionale”, ha dichiarato Kirill Dmitriev, amministratore delegato di RDIF. Nel frattempo continua la corsa al vaccino. Ad oggi sono ben due i vaccini prodotti e registrati ufficialmente dalla Federazione Russa. Un terzo vaccino, ancora in fase di sperimentazione, dovrebbe essere registrato prossimamente, secondo quanto dichiarato dalle autorità russe.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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