Libia, Haftar minaccia la Turchia: “Ritorneremo alle armi”

Pubblicato il 25 dicembre 2020 alle 14:42 in Libia Turchia

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Il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha affermato che ritornerà a fare uso di violenza e armi se la Turchia non porrà fine alla propria ingerenza negli affari interni della Libia.

La dichiarazione di Haftar è giunta il 24 dicembre, durante una cerimonia organizzata dal Comando Generale in occasione del 69esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Nello specifico, rivolgendosi alla Turchia, il generale ha affermato: “L’era delle tue illusioni coloniali è finita. Sta a te ora decidere se andare via o fare la guerra”, aggiungendo che non è possibile parlare di indipendenza, libertà, pace o sicurezza in un momento in cui le forze di Ankara continuano a sostare in Libia e a “contaminare” aree del Paese. Motivo per cui, la Turchia, definita il “nemico occupante”, è stata esortata ad abbandonare i territori libici, “in pace o in guerra”, ovvero con la “forza delle armi o con la forza di volontà”. Se ciò non avverrà, ha dichiarato Haftar, e, soprattutto, se la Turchia e i propri mercenari continueranno a mobilitarsi per nuove battaglie, nel momento in cui verrà sparato il primo proiettile dando inizio a una nuova guerra, Ankara dovrà prepararsi “a una morte certa”. “I libici non hanno altra scelta che unire le forze con l’esercito per liberare i territori libici dal nemico turco”, ha dichiarato il generale.

Secondo quanto riferito più volte dall’LNA, nonostante il cessate il fuoco siglato a Ginevra, il 23 ottobre, da entrambe le parti belligeranti, ovvero l’esercito di Haftar e il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), la Turchia ha continuato a inviare armi e mercenari verso il Paese Nord-africano. Da parte sua, l’Esercito Nazionale Libico, stando a quanto affermato dal suo generale, ha risposto agli appelli della comunità internazionale, la quale aveva inviato gli attori libici a deporre le armi. L’LNA, inoltre, è stato coinvolto negli incontri svoltisi negli ultimi mesi, volti a trovare una risoluzione politica della crisi libica, “nella speranza che il mondo rispettasse la volontà dei libici e fermasse l’aggressore dalla Libia”, con riferimento ad Ankara. Tuttavia, a detta di Haftar, questa, con la sua arroganza, non ha smesso di sostenere il terrorismo e di inviare combattenti e armi di diverso tipo verso i fronti libici, “24 ore su 24”. Ciò, per il generale, significa dichiarare guerra alla popolazione libica, oltre che sfidare la comunità internazionale.

“Non c’è pace con la presenza del colonizzatore sulla nostra terra” ha dichiarato il capo dell’LNA, aggiungendo: “Prenderemo le armi per fare la pace, con le nostre mani e con il nostro libero arbitrio”, così come ha dimostrato sino ad ora un “esercito eroico” che è stato in grado di espellere i terroristi da Bengasi e dal Sud libico. Attraverso tali parole, Haftar ha invitato i suoi soldati a prepararsi per “puntare il fuoco delle armi verso la Turchia”, la quale continua a rifiutare la logica della pace. A detta del generale, la mobilitazione dei mercenari turchi e il loro reclutamento vicino alle linee di contatto, così come l’accumulo di armi e attrezzature e la costruzione di basi e sale operative militari fa oramai presagire a un confronto decisivo nel futuro prossimo.

Il discorso di Haftar è giunto dopo che, il 22 dicembre, il Parlamento turco ha approvato una mozione che prevede l’estensione della missione in Libia per altri 18 mesi, a partire dal 2 gennaio prossimo. Si tratta di una proposta avanzata dalla presidenza turca, con a capo Recep Tayyip Erdogan, secondo cui vi sono “minacce provenienti dalla Libia” rivolte alla Turchia e all’intera regione, e, se dovessero scoppiare nuove tensioni, gli interessi turchi nel bacino del Mediterraneo e in Nord Africa ne subirebbero gravi conseguenze. Motivo per cui, è necessario che le forze turche continuino a sostare in Libia. Ankara inoltre, alla luce del memorandum di sicurezza e per la cooperazione militare, siglato con il governo di Tripoli il 27 novembre 2019, continuerà a fornire sostegno, e in particolare consulenza e addestramento, alle forze libiche.

La mozione approvata il 22 dicembre contrasta, in realtà, una delle clausole dell’accordo di cessate il fuoco siglato dalle due fazioni rivali, nel corso degli incontri del Comitato militare congiunto 5+5. In particolare, l’intesa del 23 ottobre, oltre al cessate il fuoco, prevede l’allontanamento di milizie e forze straniere dai fronti di combattimento libici entro 90 giorni dalla firma dell’accordo. Inoltre, è prevista altresì l’interruzione delle attività di consulenza e addestramento, tenute in collaborazione con attori stranieri, fino a quando non verrà formato un nuovo governo.  

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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