Segretario alla Difesa USA in Afghanistan per discutere del ritiro

Pubblicato il 24 dicembre 2020 alle 13:20 in Afghanistan USA e Canada

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Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Christopher Miller, ha visitato le truppe statunitensi in Afghanistan e ha dichiarato che le forze speciali saranno le ultime a lasciare il Paese. 

La notizia è stata riferita dal quotidiano locale Tolo News, che cita una rivista statunitense. Secondo tali fonti, il 22 dicembre, Miller si è recato a Camp Morehead, a Sud di Kabul, dove sono stanziate le forze per le operazioni speciali statunitensi, che si occupano dell’addestramento dei commando afgani. “Sono andato lì apposta perché ho intenzione di capire come stanno veramente le cose da questi ragazzi. E i loro commenti intelligenti e le loro intuizioni mi hanno portato a concludere che siamo a buon punto”, ha affermato Miller, senza fornire ulteriori dettagli. 

Durante la sua visita, il segretario alla Difesa ha anche incontrato il generale dell’esercito, Scott Miller, il comandante delle forze statunitensi e della coalizione e il presidente Ashraf Ghani per discutere dell’impegno degli Stati Uniti per la sicurezza del Paese e del ritiro in corso di circa 2.500 soldati statunitensi, che avverrà entro il 15 gennaio. Il segretario ha riferito di aver parlato a lungo con il generale Miller del lavoro che le truppe per le operazioni speciali condurranno nei prossimi due mesi poiché tutte le forze statunitensi dovrebbero lasciare il Paese entro maggio 2021. Saranno le ultime forze statunitensi nel Paese a continuare le operazioni di antiterrorismo contro al-Qaeda e sostenere le forze di sicurezza afghane. 

Il presidente del governo di Kabul, Ashraf Ghani, ha incontrato Miller presso il palazzo presidenziale il pomeriggio del 22 dicembre stesso.  Durante l’incontro, Ghani ha affermato che il governo afghano ha intrapreso passi concreti per la pace e che anche l’altra parte dovrebbe mostrare le sue chiare intenzioni al riguardo. Il portavoce del palazzo presidenziale, Sediq Sediqqi, ha reso noto che il presidente afghano e Miller hanno discusso del processo di pace afghano, della situazione della sicurezza in Afghanistan e nella regione e del continuo sostegno statunitense alle forze armate del Paese.

Il parziale ritiro dell’esercito statunitense fa parte di un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani lo scorso 29 febbraio a Doha. Lo scorso 17 novembre gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei propri soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato del presidente uscente statunitense, Donald Trump, attesa per metà gennaio 2021. Dalla firma degli accordi di pace con gli Stati Uniti, i talebani avrebbero ridotto drasticamente i grandi attacchi condotti contro le zone urbane del Paese ma, nelle aree rurali, gli scontri con le forze governative sarebbero aumentati e le parti si sono ripetutamente accusate di stare cercando di ampliare il territorio sotto il proprio controllo. Tuttavia, nonostante i progressi diplomatici, le violenze nel Paese non si fermano e i talebani continuano a lanciare attacchi in diverse province. 

L’ultimo assalto contro gli USA in Afghanistan si è verificato il 19 dicembre, quando 5 missili hanno colpito la più grande grande base aerea nel Paese, la Bagram Airfield, situata nella provincia di Parwan, a Nord di Kabul. L’attacco non ha causato vittime ed è stato rivendicato dalla sezione afghana dello Stato Islamico. L’annuncio dell’attacco è stato riferito dalla NATO e dalle autorità locali. La portavoce del governatore della provincia di Parwan, Wahida Shahkar, ha affermato che in totale sono stati dodici i missili posizionati su un veicolo per essere lanciati contro l’obiettivo statunitense, sette sono stati disinnescati dalla polizia e cinque hanno raggiunto la Bagram Airfield. Più tardi, un funzionario della NATO ha confermato la dinamica dell’attacco e ha affermato che secondo le prime informazioni la base aerea non avrebbe subito danneggiamenti. La stessa base di Bagram, già lo scorso 9 aprile, era stata il bersaglio un altro attacco missilistico rivendicato dall’ISIS, a seguito del quale non erano state causate vittime.

Dall’accordo tra USA e talebani, le attività dello Stato Islamico in Afghanistan, la cui organizzazione affiliata locale è nota come Stato Islamico di Khorasan, hanno interessato soprattutto la capitale afghana, Kabul. I militanti dello Stato Islamico hanno, ad esempio, rivendicato gli attacchi del 12 dicembre scorso, durante i quali è morta almeno una persona e più quartieri di Kabul sono stati colpiti, compresa la zona dell’Aeroporto Internazionale di Hamid Karzai, situato a 5 km dal centro della capitale. In precedenza, l’ISIS aveva rivendicato anche gli attacchi mortali nei quali avrebbero perso la vita almeno 50 persone, rispettivamente il 21, l’11 e il 2 novembre scorsi.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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