Il Qatar denuncia una violazione dello spazio aereo da parte del Bahrein

Pubblicato il 24 dicembre 2020 alle 13:55 in Bahrein Qatar

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Il Qatar ha riferito al Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e al Consiglio di Sicurezza che 4 aerei da combattimento del Bahrein hanno violato lo spazio aereo qatariota.

L’episodio ha avuto luogo il 9 dicembre, ma la notizia è stata diffusa il 24 dicembre. In particolare, la rappresentante permanente del Qatar alle Nazioni Unite, Alya Ahmed Saif al-Thani, ha inviato una lettera indirizzata a diversi organismi e rappresentanti dell’Onu, tra cui il Segretario generale Guterres, in cui ha ufficialmente notificato che aerei militari del Bahrain hanno fatto incursione nei cieli qatarioti, sorvolando le acque territoriali del Paese. Per Doha, quanto accaduto rappresenta una violazione della sovranità, dell’integrità territoriale e della sicurezza del Qatar, oltre che a contraddire gli obblighi presi da Manama ai sensi del Diritto internazionale.

Sebbene siano le prime violazioni di tal tipo da parte del Bahrein, quest’ultimo è stato esortato a non commettere azioni simili in futuro. Il rischio, ha evidenziato Doha, è creare un’escalation che potrebbe ulteriormente alimentare le tensioni già nate con lo scoppio della cosiddetta crisi del Golfo, il 5 giugno 2017. Pertanto, è stato chiesto a Manama di astenersi da “atti provocatori e irresponsabili” e di rispettare la Carta delle Nazioni Unite, le decisioni della Corte internazionale di giustizia e i relativi accordi internazionali. Al contempo, l’Onu è stata invitata ad adottare le misure necessarie a porre fine a simili violazioni e a garantire pace, sicurezza e stabilità a livello internazionale e regionale. Il Qatar, da parte sua, si è detto disposto a mantenere relazioni di buon vicinato e a fare uso della massima moderazione, seppur preservando il suo pieno diritto a rispondere a qualsiasi violazione, e a prendere le misure necessarie per difendere i confini, lo spazio aereo, la sicurezza marittima e nazionale, in conformità con le disposizioni del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.

L’episodio si colloca in un momento in cui vi sono stati, nel corso delle ultime settimane, segnali di una possibile distensione della cosiddetta crisi del Golfo. Quest’ultima ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain hanno imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandolo di sostegno e finanziamento di gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah, oltre che di appoggio all’Iran, il principale rivale di Riad nella regione.

Proprio il Bahrein, attraverso il Consiglio Supremo di Difesa, è stato tra gli ultimi ad esprimersi a favore di una risoluzione della controversia. In particolare, il 23 dicembre, questo ha evidenziato la necessità di porre fine a “dispute e conflitti regionali attraverso mezzi pacifici”. Tale affermazione giunge mentre il ministro degli Esteri qatariota, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ha dichiarato che non vi è alcun ostacolo verso la risoluzione della crisi del Golfo e ha rivelato di essere arrivati a “una svolta” nel processo di riconciliazione.

Tuttavia, le relazioni tra Manama e Doha hanno di recente assistito a incidenti diplomatici. In particolare, il 28 novembre scorso, la Guardia Costiera del Qatar ha bloccato due imbarcazioni del Bahrein, accusandole di essere entrate nelle acque territoriali qatariote. Il Ministero dell’Interno bahreinita ha successivamente riferito che si trattava di navi della Guardia Costiera e che l’incidente era frutto di un errore. Tuttavia, è stato sottolineato dalle autorità di Manama, nel corso degli ultimi dieci anni, Doha ha intercettato circa 650 imbarcazioni e trattenuto 2.153 persone, sulla base di una controversia sui confini marittimi e territoriali, solo apparentemente risolta dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 2001.

Non da ultimo, il 21 dicembre, il Qatar è stato accusato di avere ancora sotto sequestro 47 pescherecci bahreiniti, oltre ad aver trattato in modo “brutale” i pescatori detenuti di volta in volta. Questi, dal canto loro, hanno più volte chiesto alle autorità competenti di entrambi i Paesi di trovare una soluzione definitiva alla disputa, che dia loro la possibilità di pescare in libertà, senza dover temere di essere arrestati per essere entrati in acque territoriali qatariote, distanti poche miglia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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