Libano: un governo ancora ostacolato

Pubblicato il 24 dicembre 2020 alle 12:17 in Libano Medio Oriente

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Il primo ministro libanese designato, Saad Hariri, ha affermato che vi sono ancora “complicazioni” di tipo politico che ostacolano la formazione di un nuovo esecutivo, ma si spera che il governo possa essere annunciato entro la fine del 2020.

Le dichiarazioni sono giunte il 23 dicembre, a seguito di un incontro con il capo di Stato, Michel Aoun, il secondo in due giorni, volto a porre fine a una perdurante fase di stallo politico, a sua volta fattore di destabilizzazione economica e sociale. Hariri ha spiegato che il fattore principale alla base del disaccordo sulla nuova squadra governativa è la mancanza di fiducia tra i partiti politici. Già il 9 dicembre, il premier designato aveva proposto una propria formazione. Si trattava, nello specifico, di un esecutivo formato da 18 ministri esperti e apartitici, così come richiesto dal presidente francese, Emmanuel Macron, all’indomani della violenta esplosione che, il 4 agosto scorso, ha colpito il porto della capitale Beirut. Tuttavia, il presidente Aoun non ha approvato quanto proposto da Hariri e i due hanno continuato la fase di consultazioni.

Secondo fonti politiche libanesi, dopo circa 14 incontri tra il capo del governo e il capo di Stato, l’annuncio di un nuovo esecutivo potrebbe essere imminente. In particolare, a detta delle fonti, sia Hariri sia Aoun hanno mostrato la volontà di giungere a un accordo nel minor tempo possibile, ma vi sono ancora dei nodi da sciogliere, perlopiù legati ai “contratti” e alle alleanze di ciascuna parte con diversi attori politici libanesi.

Come riportato dal quotidiano al-Arab, alcune fonti politiche hanno affermato che dietro gli ostacoli posti potrebbe esservi anche l’Iran, che, attraverso il proprio alleato Hezbollah, starebbe cercando di ritardare la formazione di un nuovo esecutivo. Aoun ha più volte richiesto che i Ministeri della Giustizia e dell’Interno fossero guidati da rappresentanti ad esso alleati, e, a detta delle fonti di al-Arab, sarebbe proprio tale atteggiamento a rivelare l’influenza di Hezbollah, il quale mirerebbe a controllare i settori della sicurezza e della magistratura del Paese. Al contempo, il gruppo sciita preferirebbe ritardare la formazione del nuovo esecutivo fino all’insediamento del presidente statunitense neoeletto, Joe Biden, previsto per il 20 gennaio 2021, sperando di presentarsi di fronte al capo della Casa Bianca dopo aver ottenuto guadagni politici.

Al di là delle supposizioni su quanto impedisce al Libano di superare la fase di impasse , come evidenziato da Hariri, accelerare la formazione di un governo è un imperativo verso la popolazione libanese. Sia la Francia sia i donatori e partner internazionali hanno promesso aiuti finanziari per Beirut, ma in cambio di una squadra governativa formata da specialisti non legati ad alcun partito politico, in grado di mettere in atto le riforme necessarie a risanare la grave crisi economica in cui versa il Paese.

È dal 22 ottobre che Saad Hariri si è impegnato a risanare una situazione politica sempre più precaria. In tale data, Hariri è riuscito a ottenere 65 voti, su un totale di 120, e a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, giorno dell’assassinio del padre, Rafiq Hariri. Il premier designato era uscito di scena sotto la spinta della forte mobilitazione popolare iniziata il 17 ottobre 2019, quando la popolazione libanese è scesa in piazza per protestare contro la dilagante corruzione della classe politica al potere e il deterioramento delle condizioni economiche e sociali. Da allora il Paese non è riuscito a trovare una via d’uscita alla perdurante crisi, aggravata ulteriormente dall’esplosione del 4 agosto.

Ancora prima della sua nomina, Hariri si è più volte mostrato a favore della cosiddetta “road map francese”, un’iniziativa proposta da Parigi, alla cui base vi sono riforme economiche, finanziarie e amministrative, ritenute necessarie per ricevere gli aiuti offerti dalla Francia e dagli altri donatori internazionali. L’idea è stata ribadita anche il 2 dicembre, nel corso della seconda conferenza internazionale a sostegno del Libano, durante la quale 32 Paesi, 12 organizzazioni internazionali e 7 organizzazioni non governative libanesi hanno chiesto a Beirut la formazione di una squadra governativa “credibile ed efficace”. In gioco vi è un pacchetto di “salvataggio finanziario”, essenziale per sostenere un Paese che, secondo le Nazioni Unite, si sta dirigendo verso una “catastrofe sociale”.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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