Etiopia: uccisi 42 uomini accusati di una strage di civili

Pubblicato il 24 dicembre 2020 alle 19:50 in Africa Etiopia

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L’esercito etiope ha dichiarato di aver ucciso 42 uomini armati accusati di aver preso parte a un massacro nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz. Lo ha riferito, giovedì 24 dicembre, l’emittente statale Fana TV, dopo che la Commissione per i diritti umani del Paese ha specificato che il gruppo armato avrebbe sterminato più di 100 persone in un attacco all’alba nel villaggio di Bekoji, nella regione di Benishangul-Gumuz. Fana TV, citando funzionari regionali, ha aggiunto che i soldati etiopi sarebbero riusciti a sequestrare archi, frecce e altre armi durante il raid contro i militanti. Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha detto, dal canto suo, che le forze federali sono state dispiegate nell’area, interessata regolarmente da violenze etniche.

“Il massacro di civili nella regione di Benishangul-Gumuz è molto tragico”, ha dichiarato Abiy su Twitter. “Il governo, per risolvere le cause profonde del problema, ha dispiegato un contingente necessario”. I media locali hanno precisato che cinque alti funzionari regionali sono stati arrestati, giovedì 24 dicembre, in relazione ai problemi di sicurezza di Benishangul-Gumuz.

Belay Wajera, un contadino della città occidentale di Bulen, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters di aver contato 82 corpi in un campo vicino la sua abitazione subito dopo l’attacco, avvenuto mercoledì 23 dicembre. Lui e la sua famiglia, secondo quanto dichiarato, sarebbero stati svegliati dal suono degli spari e corsi via dalla loro casa mentre alcuni uomini armati gridavano: “Prendeteli”. Wajera ha rivelato che sua moglie e cinque dei suoi figli sarebbero stati uccisi. Lui, invece, è stato colpito da un proiettile ma è salvo, mentre gli altri quattro bambini sarebbero fuggiti e ora sono dispersi. Un altro residente della città, Hassen Yimama, che ha detto di essere stato colpito allo stomaco, ha affermato che un gruppo di uomini armati ha preso d’assalto l’area intorno alle 6:00, ora locale. 

Amnesty International, che ha parlato con cinque sopravvissuti, ha riferito che membri della comunità etnica Gumuz hanno attaccato le case delle persone di etnia Amhara, Oromo e Shinasha, incendiandole e uccidendo i residenti. I Gumuz considerano le minoranze come “coloni”, ha spiegato l’organizzazione, aggiungendo che decine di persone restano ancora disperse.

In una parte separata del Paese, l’esercito etiope sta combattendo contro i ribelli della regione settentrionale del Tigray. Il conflitto, che va avanti da circa sei settimane, nonostante il governo di Addis Abeba abbia dichiarato la vittoria sulle forze tigrine il 29 novembre, ha provocato quasi 950.000 sfollati. Abiy ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il Fronte di Liberazione del Popolo tigrino (TPLF) aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo locale nega apertamente. Il Fronte è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

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Chiara Gentili

di Redazione

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