Il Cartello più pericoloso del Messico è attivo in Cile

Pubblicato il 24 dicembre 2020 alle 6:30 in Cile Messico

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Più di tre tonnellate di marijuana sono state sequestrate a metà dicembre nel porto di San Antonio, nella regione di Valparaíso, nel Cile centrale, e crescono i sospetti che l’origine del carico di droga sia legata al cartello Jalisco Nueva Generación, una delle organizzazioni di narcotrafficanti più pericolosa del mondo e certamente quella maggiormente attiva in Messico.

Il 14 dicembre, durante l’operazione Azteca, condotta dalla polizia investigativa, dal servizio doganale nazionale, dalla marina nazionale e dal ministero pubblico del Cile, 3,5 tonnellate di marijuana sono state sequestrate nel porto di San Antonio nel Regione di Valparaíso, Cile centrale.

Sebbene le autorità non conoscano l’origine esatta della droga, la spedizione è arrivata dal porto messicano di Manzanillo, nello stato occidentale di Colima, dove opera il cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), un’organizzazione criminale di traffico di droga che la polizia cilena ora ha sotto esame per questo e altri sequestri  di narcotici del 2019.

All’inizio di ottobre, i membri del gabinetto di sicurezza dell’Agenzia antidroga degli Stati Uniti (DEA) hanno dichiarato il Cartello di Jalisco la terza organizzazione criminale più pericolosa al mondo, e hanno equiparato il suo ambito d’azione, che in Messico si estende in tutto il territorio, solo inferiore a quello della mafia russa e delle triadi cinesi. Il governo messicano ha anche dichiarato il cartello come l’organizzazione criminale più pericolosa del paese, nel 2018.

All’interno del Messico, funziona, secondo gli esperti, come un meccanismo di franchising, che lo collega a gruppi locali di diversi punti del paese, come, ad esempio,  l’Anti Unión, un gruppo di narcos di Città del Messico.

Del suo leader, Nemesio Oseguera Cervantes, detto anche El Mencho, si conosce solo una foto risalente al 1994. È uno dei signori della droga più ricercati dalle autorità messicane e statunitensi.

Dopo l’episodio del porto di San Antonio, le autorità cilene hanno avviato indagini sul cartello messicano e temono che nel Paese si stiano sviluppando anche cellule collegate all’organizzazione. Di un’altra tonnellata e mezza, sequestrata nel 2019 in Cile, si sospetta che appartenga allo stesso gruppo.

In quell’occasione, l’Ufficio del Procuratore Speciale per Antinarcotici e Criminalità Organizzata della Procura Regionale Metropolitana del Sud aveva verificato che la spedizione provenisse anche dal Messico. Secondo la documentazione, dove fu ritrovata la droga avrebbero dovuto esserci 1.328 scatole di ceramica.

La stampa locale parla di un piano per espandere il cartello messicano in tutta l’America Latina, e il Cile potrebbe essere un punto strategico rilevante per questi scopi. “Il territorio cileno può essere utilizzato dai cartelli messicani per eludere il controllo delle rotte che hanno il satellite e il sistema di intelligence degli Stati Uniti. Le navi devono devono entrare in mare aperto per molte miglia”, ha spiegato l’esperto di sicurezza e ricercatore dell’Università Nacional Autónoma de México (UNAM) Raúl Benítez-Manaut in un’intervista al quotidiano cileno El Mercurio.

Nel frattempo, il ministro dell’Interno cileno, Rodrigo Delgado, ha sottolineato che si stanno intensificando i controlli alle dogane, ai terminal e ai porti, con analisi subacquea inclusa, per rilevare ogni possibile ingresso di droga nel Paese.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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