Accordo sugli investimenti Cina-UE: gli ultimi sviluppi

Pubblicato il 24 dicembre 2020 alle 10:35 in Cina Europa

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I negoziati per raggiungere l’Accordo globale sugli investimenti tra Pechino e Bruxelles sarebbero giunti ad un punto d’impasse a causa delle crescenti domande cinesi in materia di energia nucleare, secondo quanto riferito da media tedeschi citati da Reuters, il 23 dicembre. Intano, di fronte a possibili ostacoli posti da Francia e Polonia, la Cina sta cercando l’appoggio della Spagna e dei Paesi Bassi per concludere l’accordo entro la fine del 2020 e, il 24 dicembre, ha negato che le proprie richieste in ambito nucleare stiano impedendo il progredire dei negoziati.

Secondo quanto riferito da Reuters, la Cina vorrebbe investire in impianti di energia nucleare europei e utilizzare tecnologie cinesi nel settore ma, per i Paesi dell’Unione Europea (UE), tale tipo di investimenti potrebbe finire per porre infrastrutture sensibili sotto il controllo cinese. Rispetto all’utilizzo delle proprie tecnologie, per la Cina, il loro impiego sarebbe giustificato perché più avanzate rispetto a quelle a disposizione dell’UE, tant’è vero che molti Paesi del blocco europeo respingono in toto l’energia nucleare e hanno deciso di abbandonarla entro pochi anni.

Oltre alla questione legata al settore nucleare, altre problematiche rispetto alla conclusione dell’intesa entro la fine dell’anno in corso sono nate dall’opposizione di Paesi quali la Francia e la Polonia.  La prima ha avanzato più preoccupazioni e tra queste la principale è stata la questione dei lavori forzati in Cina, minacciando di bloccare l’intesa sugli investimenti se Pechino dovesse rifiutarsi di attenersi agli accordi internazionali che vietano il lavoro forzato. Secondo quanto dichiarato dal delegato del Ministero degli Esteri francese per il commercio, Franck Riester, la “linea rossa” sarebbe la ratifica da parte cinese delle convenzioni fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite. Secondo Riester della stessa opinione sarebbero anche il Belgio, il Lussemburgo e i Paesi Bassi mentre anche la Germania “sarebbe molto vicina a tali temi”. Per la Polonia, invece, l’accordo con la Cina non andrebbe concluso in fretta e sarebbe necessario coinvolgere anche gli USA.

La problematica a cui ha fatto riferimento Riester riguarda la questione della regione autonoma uigura del Xinjiang. Gli USA e altri Paesi, per lo più occidentali, accusano la Cina di aver perpetrato danni ai diritti umani della minoranza turcofona e musulmana degli uiguri, e non solo, adottando politiche di repressione nei loro confronti che prevedrebbero, tra le altre cose, la loro reclusione di massa e anche i lavori forzati. Il governo di Pechino, però, ha sempre negato qualsiasi forma di oppressione nei confronti degli uiguri e ha giustificato l’istituzione dei cosiddetti “campi di educazione e addestramento” nel Xinjiang sostenendo che servano a frenare e arginare movimenti separatisti, violenti ed estremisti compiuti da alcuni membri della minoranza uigura nel Xinjiang.

Per quanto riguarda, invece, la posizione polacca, stringere un accordo sugli investimenti con la Cina potrebbe danneggiare le relazioni del blocco europeo con gli USA, i cui rapporti con Pechino hanno assistito ad un progressivo deterioramento durante l’amministrazione del presidente uscente, Donald Trump. Con l’avvicinarsi dell’inizio della presidenza di Joe Biden, il prossimo 20 gennaio, le tensioni potrebbero comunque persistere, tant’è vero che, il consigliere per la sicurezza nazionale scelto da Biden, Jake Sullivan, ha affermato che dovrebbero essere organizzate presto consultazioni con i partner europei rispetto “alle preoccupazioni condivise per le pratiche economiche della Cina”.

Di fronte a tale quadro, il 23 novembre, il premier cinese, Li Keqiang, ha avuto due conversazioni telefoniche separate con il premier spagnolo, Pedro Sanchez, e con quello olandese, Mark Rutte. A quest’ultimo Li ha reiterato che Pechino intende lavorare con l’UE per concludere al più presto l’accordo per procedere verso la ripresa economica post pandemia, mentre, a Sanchez il premier cinese ha detto che la Cina intende intensificare la cooperazione con il blocco europeo per quanto riguarda l’accordo sugli investimenti, il cambiamento climatico e uno “sviluppo verde”. Durante la seconda conversazione, Li ha anche sottolineato di sperare che l’UE continui a fornire un ambiante degli affari equo, aperto e non discriminatorio alle aziende cinesi. Secondo il  South China Morning Post, le telefonate di Li del 23 novembre sarebbero state un tentativo di fare pressioni sui partener europei per la conclusione dell’accordo sugli investimenti prima dell’inizio dell’incarico dell’amministrazione Biden, per impedire un coordinamento statunitense delle relazioni sino-europee in merito.

L’UE e la Cina sono impegnate in negoziati per l’Accordo globale sugli investimenti dal 2013 che, una volta finalizzato, dovrebbe consentire un maggior accesso ai rispettivi mercati e una competizione equa, superando gli ostacoli agli investimenti, riducendo il ruolo delle aziende a proprietà statale e ancorato al concetto di sostenibilità. Tale intesa potrebbe consentire alle aziende europee maggior accesso al mercato cinese e controbilanciare le possibilità che le aziende cinesi hanno in seno all’UE. L’esito dei negoziati dipenderà in larga parte dalle posizioni promosse dalla Francia e dalla Germania e, mentre la prima ha espresso riserve, la seconda, in base a quanto riferito da fonti interne, sarebbe propensa a finalizzare l’intesa.

Per la Cina, sarebbe importante concludere quanto prima un’intesa di tale portata, mossa dal timore di essere progressivamente isolata dall’occidente visto che la  guerra commerciale con gli USA è ancora in atto, nonostante l’accordo di Fase 1 dello scorso 11 gennaio, e che l’UE ha di recente adottato più misure volte a monitorare gli investimenti cinesi in settori strategici con maggiore attenzione.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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