Yerevan: manifestanti passano la notte davanti il palazzo del governo

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 13:17 in Armenia Europa

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Nella capitale armena alcuni dei manifestanti hanno trascorso la notte in Piazza della Repubblica vicino al palazzo del governo, riferisce Ishkhan Saghatelyan, rappresentante del partito d’opposizione “Federazione Rivoluzionaria Armena”.

“Forniremo le condizioni per quelli che vogliono passare la notte in piazza. Domani mattina le varie proteste e gli scioperi continueranno in tutto il Paese. Continueremo la nostra campagna fino alle 16 (ora locale, ndr). Alle 16 ci sarà una grande manifestazione, poi passeremo tutti ad azioni più drastiche e decisive”, ha dichiarato il politico.

Secondo l’opposizione, i manifestanti non lasceranno la piazza fino alle dimissioni del premier Nikol Pashinyan.

Nella giornata di ieri i manifestanti hanno allestito diverse tende fuori dal palazzo del Governo. In aggiunta i militanti dell’opposizione hanno circondato l’edificio. Successivamente l’esponente del partito Gegham Manukyan ha detto che i manifestanti stavano temporaneamente sospendendo l’occupazione.

In Armenia si è iniziato a parlare insistentemente delle dimissioni del capo del governo Pashinyan dopo la firma dell’accordo sul cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh.

Dopo sei settimane di guerra, lo scorso 9 novembre Russia, Azerbaigian e Armenia hanno siglato un accordo per cui entro il 1° dicembre l’Armenia si impegna a restituire all’Azerbaigian i sette distretti limitrofi al Nagorno-Karabakh conquistati nella guerra del 1991-94. I due eserciti rimarranno nelle posizioni attualmente occupate e lungo la linea del cessate il fuoco sarà attiva una forza di pace della Federazione russa, che controllerà il Karabakh per i prossimi 5 anni, rinnovabili. L’Armenia si impegna a garantire i trasporti tra il Nakichevan e le regioni orientali dell’Azerbaigian, mentre l’Azerbaigian si impegna a garantire le comunicazioni lungo il corridoio di Lachin che collega il Karabakh all’Armenia. Entrambi i corridoi saranno pattugliati da guardie dell’FSB della Federazione russa.

L’annuncio della fine della guerra ha scatenato le proteste a Erevan, i cui partecipanti hanno chiesto le dimissioni del primo ministro Nikol Pashinyan. Lo stesso Pashinyan ha spiegato la firma dell’accordo di pace con la richiesta dei militari. A sua volta, il presidente Sargsyan ha affermato di aver appreso dell’accordo dalla stampa, poiché nessuno si era consultato con lui sull’argomento, chiedendo anch’egli le dimissioni del governo del primo ministro Nikol Pashinyan e lo svolgimento di elezioni parlamentari anticipate.

Il conflitto tra i due Paesi tuttavia non è qualcosa di nuovo. L’Armenia e l’Azerbaigian si contendono infatti il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia. Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate nuovamente la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabakh lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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