Yemen: Hadi fermo nel suo rifugio a Riad

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 13:53 in Arabia Saudita Yemen

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Nonostante i progressi dell’ultima settimana verso l’attuazione dell’accordo di Riad, il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, sembra non essere intenzionato a lasciare il suo rifugio nel Regno saudita. Nel frattempo, il governatorato occidentale di Hodeidah continua a essere testimone di violente tensioni.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, sono diverse le voci di critica rivolte verso il presidente Hadi, il quale, nonostante l’imminente trasferimento del governo nella capitale provvisoria di Aden, è rimasto in Arabia Saudita, dove è in attesa dei ministri del nuovo esecutivo che, nei prossimi giorni, presteranno giuramento proprio da Riad e non in territorio yemenita. È dal 2015, anno dello scoppio del conflitto yemenita e dell’occupazione di Sana’a da parte delle milizie ribelli, che il capo di Stato si è recato in Arabia Saudita. Ora, però, evidenziano i critici, il fatto che Hadi non si sposti dal suo rifugio, nemmeno per “occasioni eccezionali”, evidenzia una eccessiva dipendenza del presidente dall’Arabia Saudita e una mancanza di “popolarità” anche in quelle aree non controllate dagli Houthi. Il nuovo governo, hanno evidenziato i critici, dovrebbe, al contrario, essere più presente sul campo e differenziarsi dai “governi-alberghi” del passato.

Nel frattempo, il 22 dicembre, i primi cinque ministri del nuovo esecutivo hanno lasciato la capitale provvisoria Aden per recarsi al Cairo e successivamente a Riad, in previsione del giuramento costituzionale. Secondo una fonte della sicurezza dell’aeroporto di Aden, si tratta dei ministri della Giustizia, dei Trasporti, degli Affari Sociali e del Lavoro, della Pubblica Amministrazione e dell’Istruzione. Lo spostamento giunge dopo che, il 18 dicembre, è stato annunciato il nuovo governo, che, così come previsto dall’Accordo di Riad, è equamente suddiviso tra i governatorati settentrionali e meridionali yemeniti. Inoltre, il Consiglio di Transizione Meridionale (STC) ha ottenuto cinque Ministeri, tra cui quello dell’Agricoltura, dell’Irrigazione e della Pesca e quello dei Lavori Pubblici.

Questo è stato uno degli obiettivi principali dell’intesa raggiunta il 5 novembre 2019 sotto l’egida di Riad, volta a porre fine alle tensioni che avevano interessato i governatorati meridionali yemeniti e che avevano visto affrontarsi, da un lato, l’esercito del governo legittimo, e, dall’altro lato, il Consiglio di Transizione Meridionale (STC), sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti. Un tale clima aveva rischiato di creare una spaccatura anche all’interno della coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, dove Riad e Abu Dhabi, accanto ad altri Paesi, contrastano congiuntamente le milizie sciite, dal 26 marzo 2015.

Diversi attori interessati al dossier yemenita, tra cui l’inviato delle Nazioni Unite Martin Griffiths, hanno accolto con favore una mossa definita “storica”, la quale potrebbe incoraggiare la risoluzione del più ampio conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Tuttavia, ad oggi, sono diversi i fronti che continuano ad essere testimoni di violenti tensioni. Tra questi, il governatorato occidentale di Hodeidah, un ingresso ritenuto fondamentale per l’arrivo di aiuti umanitari per la popolazione yemenita e che rappresenta uno dei punti fondamentali dell’Accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018, con cui il governo legittimo e gli Houthi si sono impegnati a favorire una de-escalation nella regione.

Tuttavia, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, le forze congiunte, composte dall’esercito governativo e dai membri della coalizione internazionale, hanno continuato a denunciare violazioni dell’accordo da parte del gruppo sciita. In particolare, il 22 dicembre, diversi combattenti Houthi hanno perso la vita nel corso degli scontri seguiti a un tentativo di infiltrazione verso Hays, respinto dalle forze congiunte, mentre altri 10 cecchini sono stati uccisi nel distretto di At Tuhayta. In tale quadro, ha riferito al-Arabiya, numerose famiglie yemenite sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni nelle aree residenziali di Hodeidah, le quali continuano ad essere oggetto di bombardamenti e attacchi da parte delle milizie ribelli.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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