USA-Cina: 58 aziende cinesi inserite nella lista di utenti con finalità militari

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 13:11 in Cina USA e Canada

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Il Ministero del Commercio della Cina ha criticato gli USA per aver inserito 58 organizzazioni nella cosiddetta “lista di utenti con finalità militari” e ha promesso di adottare le misure necessarie in merito continuando a salvaguardare risolutamente i diritti delle aziende cinesi, il 22 dicembre.

La Cina ha dichiarato di aver manifestato la propria posizione rispetto alle pressioni “immotivate” poste sulle aziende cinesi da parte degli USA, ribadendo che, ancora una volta, Washington ha utilizzato la scusa della sicurezza nazionale e adottato poteri nazionali per danneggiare aziende straniere. Per Pechino, tutto ciò contravverrebbe gravemente ai principi di equa concorrenza e alle regole dell’economia e del commercio internazionali. Tutto ciò interferirebbe con la cooperazione economica internazionale e aumenterebbe le preoccupazioni degli investitori esteri rispetto all’ambiente degli affari negli USA.

Il 22 dicembre il Dipartimento del Commerciostatunitense ha inserito 58 entità cinesi nella lista di utenti con finalità militari, i cosiddettimilitary end user” (MEU), insieme a 45 aziende russe. La maggior parte delle compagnie citate opera nel campo dell’aviazione e tra queste è presente anche la Aviation Industry Corporation of China (AVIC), un appaltatore aerospaziale militare di proprietà statale di Pechino. Il segretario per il Commercio di Washington ha affermato che il Dipartimento di cui è a capo riconosca la necessità di combattere i tentativi russi e cinesi di utilizzare tecnologie statunitensi per i loro programmi “destabilizzanti”. Una volta inserite nella lista dei MEU, alle aziende e agli enti in questione sarà proibito di acquistare tecnologie statunitensi.

Oltre ad aziende aerospaziali, gli ultimi provvedimenti di Washington hanno altresì colpito il laboratorio per le analisi tossicologiche dell’ Istituto di Farmacologia e Tossicologia e un’unità del Ministero delle Risorse Naturali cinese, il Secondo Istituto di Oceanografia. La lista dei MEU potrà essere estesa ed è stata pubblicata il 22 dicembre nel Registro federale degli USA dove sarà sottoposta ad un periodo di commento pubblico, prima che le restrizioni da essa previste entrino in vigore.

Le ultime misure statunitensi sono giunte a pochi giorni di distanza dallo scorso 18 dicembre, quando il presidente statunitense ha firmato il cosiddetto “Holding Foreign Companies Accountable Act”, in base al quale, le aziende che non si atterranno alle norme di sorveglianza e audit degli USA saranno rimosse dal mercato azionario statunitense entro tre anni.  La mossa colpirà quasi l’interezza delle aziende cinesi quotate su borse degli Stati Uniti, le quali non si attengono alle regole di audit statunitensi secondo quanto previsto dalla legge cinese. Prima della firma di Trump, lo Holding Foreign Companies Accountable Act era stato introdotto per la prima volta nel 2019 ed era stato poi passato all’unanimità dal Senato nel maggio 2020 e poi approvato dalla Camera dei Rappresentanti il 2 dicembre scorso.

L’ultimo provvedimento dell’amministrazione Trump non è indirizzato specificatamente alle aziende cinesi in particolare ma, secondo più osservatori, si tratterebbe dell’ultima mossa di Washington contro alcuni tra i più grandi attori dell’economia cinese. Nel contesto di un generale peggioramento delle relazioni bilaterali tra Pechino e Washington su più fronti, l’amministrazione Trump ha adottato una serie di strumenti come sanzioni, bandi alle importazioni ed esclusioni per mettere sotto pressione la Cina e molte delle sue maggiori aziende.

Ad esempio, il governo statunitense avrebbe cercato di mettere al bando applicazioni per smart phone quali WeChat e TikTok, citando motivazioni di sicurezza rispetto alla protezione dei dati degli utenti. Oltre a questo, gli USA hanno proibito alle proprie aziende di vendere prodotti al gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei. Quest’ultima era stata identificata come una minaccia alla sicurezza nazionale degli USA ed era stata inserita nella Entity List nel 2019, alla luce del suo legame con il governo e l’apparato militare della RPC, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Huawei aveva ritenuto tale mossa basata su insinuazioni e presupposti erronei.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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