Siria: le forze di Assad impegnate nella lotta contro l’ISIS

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 16:16 in Medio Oriente Siria

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L’esercito legato al presidente siriano, Bashar al-Assad, e i gruppi ad esso affiliati hanno dato il via ad una “campagna di sicurezza” volta a contrastare le cellule dello Stato Islamico ancora attive nel Paese. I recenti scontri hanno provocato circa 15 vittime in 24 ore.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), le operazioni hanno avuto inizio il 22 dicembre, quando le forze filogovernative hanno bloccato la strada tra Atherya e Raqqa. La nuova offensiva interessa perlopiù il triangolo Aleppo-Hama-Raqqa, e vede altresì la partecipazione degli aerei da combattimento russi, impegnati a condurre raid contro le postazioni dell’ISIS nella regione. Nelle 24 ore successive all’avvio dell’operazione, il SOHR ha monitorato intensi scontri tra le forze del regime e i militanti dell’ISIS, oltre a diversi attacchi aerei. Questi hanno causato perdite in termini di vite umane sia tra le forze filo-governative, dove sono morti 5 soldati, sia tra i membri dell’organizzazione terroristica, che ha assistito alla morte di 9 combattenti. Tuttavia, il bilancio delle vittime è destinato a salire, alla luce delle gravi ferite riportate dalle vittime a seguito degli scontri via terra e dei bombardamenti.

Dal 24 marzo 2019, il SOHR ha documentato l’uccisione di almeno 1.089 soldati delle forze affiliate ad Assad, di nazionalità sia siriana sia non siriana, tra cui 2 russi e 145 combattenti di gruppi appoggiati dall’Iran. Le vittime, a detta dell’Osservatorio, sono stati uccisi a seguito di imboscate, bombardamenti e attacchi di diverso tipo perpetrati dall’ISIS, soprattutto nell’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda.

Tra i principali obiettivi vi sono state anche le Syrian Democratic Forces. Queste ultime, il 23 marzo 2019, avevano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Tuttavia, la minaccia posta dall’ISIS non è stata mai del tutto sconfitta.

Tra gli episodi degli ultimi mesi, il 15 dicembre, circa 20 membri dell’esercito affiliato al presidente Assad sono morti o sono rimasti feriti a seguito di un attentato perpetrato dallo Stato Islamico nella regione desertica di Badia, a Est del governatorato di Homs. Precedentemente, nella sera del 27 ottobre, le forze del regime siriano hanno subito perdite in termini di vite umane e di equipaggiamento militare, a seguito di attacchi separati condotti dall’organizzazione dello Stato Islamico nei distretti di Deir Ezzor e Homs, nella Siria centrale. Ad essere stati presi di mira sono stati i soldati della “Brigata Fatemiyoun”, del 47esimo reggimento, e della “Difesa nazionale”, nel deserto di Siyal.

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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