Seoul denuncia un’intrusione aerea sino-russa, Pechino nega

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 11:26 in Cina Corea del Sud Russia

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La Corea del Sud ha affermato, il 22 dicembre, di aver fatto partire i propri aerei da combattimento in risposta ad un’intrusione nella propria zona di identificazione di difesa aerea da parte di 19 velivoli militari cinesi e russi. Il 23 dicembre, Pechino ha, però, smentito l’intrusione.

In particolare, secondo quanto riferito dai Capi di Stato Maggiore Congiunti della Corea del Sud, dapprima quattro mezzi cinesi sarebbero entrati nella zona di identificazione di difesa aerea Sud-coreana e sarebbero stati poi seguiti da altri quindici velivoli russi. A quel punto, l’Esercito della Corea del Sud avrebbe attivato i propri aerei da caccia che hanno adottato “misure tattiche”.

Prima dell’intrusione, l’Esercito di Seoul ha dichiarato di aver ricevuto informazioni rispetto ad operazioni ordinarie condotte dall’Esercito di Liberazione Popolare (EPL) della Cina e ha aggiunto che si sarebbe trattato, probabilmente, di un’esercitazione congiunta tra le aviazioni russa e cinese, sconfinata nella propria zona di identificazione. Il Ministero degli Esteri Sud-coreano ha rivelato di aver contattato la Russia e la Cina e di averle avvisate che un simile episodio non avrebbe dovuto ripetersi in futuro.

Nel corso della conferenza stampa del 23 dicembre, il portavoce del Ministero Affari Esteri di Pechino, Zhao Lijian, ha confermato che le aviazioni della Russia e della Cina stessero conducendo la seconda missione aerea strategica congiunta nella regione Asia-Pacifico, che rientra nel più generale quadro del piano di cooperazione annuale tra le forze armate dei due Paesi e ha aggiunto che tali operazioni non siano state indirizzate a terze parti. Zhao ha quindi continuato affermando che durante il corso dell’esercitazione gli aerei da guerra russi e cinesi non sono entrati nello spazio aereo Sud-coreano. Il portavoce ha poi fatto notare che tutti i Paesi hanno il diritto di liberà di transito in base alla legge internazionale, sottolineando che lo spazio aereo territoriale di un Paese è una cosa diversa dalla sua zona di identificazione aerea.

Anche l’EPL ha rilasciato una dichiarazione affermando che il Ministero della Difesa della Cina e quello Russo avevano annunciato che la seconda operazione aerea strategica nella regione dell’Asia-Pacifico si sarebbe tenuta il 22 dicembre e che in tale occasione non vi sono state intrusioni nello spazio aereo di altri Paesi.

Il 23 luglio 2019, si era verificato un episodio simile, quando arei Sud-Coreani avevano sferrato centinaia di colpi di avvertimento contro velivoli da guerra russi che stavano conducendo un’esercitazione militare con la Cina per aver violato la propria zona di identificazione di difesa aerea. Anche in quel caso Pechino e Mosca avevano negato l’intrusione.

In tale occasione, si era trattato di tre velivoli russi e di due cinesi che, secondo Seoul, erano entrati nel proprio spazio aereo a Est senza identificarsi. Un mezzo russo, il Beriev A-50, si sarebbe avvicinato al Paese e avrebbe compiuto due intrusioni nei pressi di alcune isole contese tra Seoul e Tokyo. Non rispondendo ai richiami via radio Sud-coreani, i jet F-15 e F-16 della Corea del Sud avrebbero quindi sferrato 20 razzi e 360 colpi di mitragliatrice come avvertimento. Sempre il 23 luglio, anche jet giapponesi erano intervenuti contro i velivoli russi e cinesi entrati nello spazio aereo sovrastante le isole conosciute come rocce di Liancourt, la cui sovranità è rivendicata sia da Seoul, che le chiama Dokdo, sia da Tokyo, che le definisce Takeshima, e si trovano nel Mar del Giappone.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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