I risultati delle elezioni nel Kashmir indiano

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 12:13 in Asia India

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Le elezioni regionali nello Stato di Jammu e Kashmir, organizzate in otto giornate dal 28 novembre al 19 dicembre scorsi, hanno dato per favorita un’alleanza di partiti politici contrari alle politiche del governo di Nuova Delhi nella regione del Kashmir, secondo i primi risultati emersi il 22 dicembre.

L’alleanza chiamata People’s Alliance for Gupkar Declaration ha ottenuto 112 delle 280 sedute del Consiglio per lo Sviluppo distrettuale, ottenendo la maggioranza. Il partito nazionalista-induista al governo, il Bharatiya Janata Party (BJP), con a capo il premier indiano, Narendra Modi, ha ottenuto 74 posti, mentre, candidati indipendenti ne hanno ottenuti 49 e il principale partito nazionale dell’opposizione, il Partito del Congresso, ha ottenuto 26 posti.

Le ultime elezioni regionali sono state le prime da quando il governo di Modi ha revocato l’autonomia al territorio della regione asiatica del Kashmir sotto il controllo indiano. A tal proposito, l’alleanza che ha vinto è formata da partiti favorevoli al dominio dell’India ma contrari alla revoca dell’autonomia regionale del Kashmir, avvenuta il 5 agosto 2019. Nel Kashmir indiano, territorio a maggioranza musulmana, il BJP ha ottenuto solamente 3 sedute mentre il resto delle preferenze le ha ottenute nel Jammu, i cui distretti contano una maggioranza della popolazione di fede induista.

La Commissione elettorale ha dichiarato che l’affluenza alle urne è stata superiore al 51% dei circa 6 milioni di aventi diritto al voto nei 20 distretti della regione, definendo tali dati “la maggior celebrazione della democrazia”. I membri del Consiglio per lo Sviluppo distrettuale sono eletti direttamente ma non hanno potere legislativo e i loro poteri si limitano allo sviluppo economico e al benessere pubblico.

Il 5 agosto 2019, l’esecutivo del premier indiano Narendra Modi aveva suddiviso il territorio del Kashmir indiano in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh, revocando gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Così facendo, lo status speciale della regione era stato revocato, la sua costituzione separata era stata annullata ed erano state rimosse le protezioni ereditarie vigenti sulle terre e sui lavori.

Modi aveva motivato la decisione affermando che si fosse trattato di uno sforzo più ampio per consentire lo sviluppo economico della regione e per integrarla con il resto del Paese. Il successivo 31 ottobre 2019, Nuova Delhi aveva poi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori contesi con Isalamabad del Jammu e del Kashmir sono stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, insieme alle aree amministrate dal Pakistan del Kashmir, di Gilgit-Baltistan e di Azad Jammu. Tutti questi cambiamenti avevano scaturito dure critiche da parte di Islamabad.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti,  l’Onu ha istituito un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente, mentre, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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