Regeni, Macron e la lezione di Putin

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 6:49 in Egitto Il commento

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Macron ha conferito la Gran Croce della Legion d’Onore ad al-Sisi, nel momento in cui la stampa italiana diffondeva nuovi dettagli sull’uccisione di Giulio Regeni. Un poliziotto egiziano ha raccontato di avere visto Regeni in catene mentre delirava per le torture subite dai suoi colleghi. Con abili manovre, Macron ha impedito alla stampa francese di riprendere le immagini della premiazione, diffuse in patria da al-Sisi e rimbalzate in Francia dall’Egitto. Le associazioni umanitarie hanno criticato Macron, il cui portavoce ha dichiarato che il riconoscimento era imposto dal protocollo di Stato. Tuttavia, la domanda resta: perché Macron non ha permesso ai giornalisti di riprendere le immagini della premiazione? Macron non ha inserito la premiazione nell’agenda ufficiale della visita e, per questo motivo, è stato accusato di voler nascondere l’evento ai giornalisti anche dal “Telegraph”, che, in un articolo di James Rothwell, ha scritto: “La Francia ha cercato di nascondere la cerimonia di premiazione in onore di al-Sisi”. A rincarare la dose ci ha pensato Corrado Augias, che si è recato dall’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset, per restituirgli l’onorificenza, la stessa di al-Sisi, ricevuta, a suo tempo, dalla Francia. La tesi di Augias è che, se la Gran Croce di Francia si trova a casa sua, non può trovarsi anche a casa di al-Sisi. Gli argomenti di Augias sono rigorosi, come accade spesso ai ragionamenti coraggiosi. Sotto il profilo culturale, la sfida per gli italiani è notevole. L’uccisione di Regeni ha messo in discussione un paradigma culturale radicato nei partiti italiani e cioè che qualunque regime arabo è sempre preferibile a un regime guidato dalla Fratellanza Musulmana. Al-Sisi prese il potere nel 2013 rovesciando il leader della Fratellanza Musulmana, Mohamed Morsi, democraticamente eletto come accade nei Paesi europei, che non ha mai torturato italiani. Siamo proprio sicuri che la Fratellanza Musulmana sia sempre un male per gli interessi nazionali dell’Italia ed, eventualmente, perché? Non ci interessa dare una risposta; vogliamo sollevare un dibattito. La Tunisia, ad esempio, è guidata da un partito moderato e democratico, Ennahda, che appartiene alla variegata galassia della Fratellanza Musulmana e che, per di più, dichiara di ispirarsi alla democrazia cristiana italiana. Anche la Turchia, un Paese ben più libero dell’Egitto, è governata da un uomo che appartiene alla Fratellanza Musulmana. In Turchia non si è mai verificato un caso come quello di Regeni. Non si tratta di schierarsi contro o a favore della Fratellanza Musulmana; non abbiamo bisogno di un dibattito teologico, bensì di avere un’idea chiara degli interessi nazionali dell’Italia. Il fatto che la Fratellanza Musulmana non piaccia a Israele, all’Arabia Saudita o all’Egitto, non implica, di necessità, che non debba piacere nemmeno all’Italia giacché gli interessi nazionali degli Stati sono diversi e devono essere valutati caso per caso. In fatto di politica internazionale, l’opinione pubblica italiana si fa spesso condizionare dall’opinione pubblica degli altri Paesi, cosa che in Francia accade con minor frequenza. Macron conosce gli interessi nazionali della Francia e tira diritto per la sua strada, incoronando al-Sisi.

Accade anche a Putin, il quale ha appena condotto un grande assalto informatico contro la Casa Bianca e il settore privato americano. Questa volta le spie informatiche russe hanno agito contro Trump, che ha cercato di aiutare Putin in tanti modi. Ad accusare la Russia è stato Mike Pompeo, il segretario di Stato americano, il cui dipartimento è tra quelli assaltati. Il “Washington Post” ha rivelato che il trafugamento informatico, durato mesi senza essere notato, è stato condotto da SVR, i servizi segreti esteri russi, che hanno preso il posto dell’antico KGB. Putin ha “hackerato” Obama, suo acerrimo nemico, e pure Trump, suo grande amico. Dettaglio non irrilevante: l’assalto delle spie russe è ancora in corso e investe anche, la lista è lunga, il dipartimento del Tesoro, quello del commercio e dell’energia, l’istituto nazionale della salute, il dipartimento della sicurezza nazionale. Realista quanto Macron, Putin saluta Trump con una grande lezione di politica internazionale relativa al rapporto tra gli Stati. Trump, invece, saluta Putin con un certo imbarazzo: l’assalto informatico che ha appena subito è più grande di quello subito da Obama.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso nella rubrica domenicale di Alessandro Orsini per il “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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