Libia: estesa la missione delle forze della Turchia per altri 18 mesi

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 9:55 in Libia Turchia

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Il Parlamento turco ha approvato, il 22 dicembre, una mozione che prevede l’estensione della missione in Libia per altri 18 mesi, a partire dal 2 gennaio prossimo.

La notizia è stata riportata da un corrispondente di al-Jazeera in Turchia, secondo cui la Camera parlamentare ha approvato il memorandum presentato dalla presidenza turca, che prevede la permanenza delle forze di Ankara nel Paese Nord-africano per altri 18 mesi. Ad approvare la mozione vi sono stati il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, il principale partito turco guidato dal capo di Stato, Recep Tayyip Erdogan, e il Nationalist Movement Party (MHP), mentre i partiti di opposizione, Republican People’s Party (CHP), Peoples’ Democratic Party (HDP), e Good (İYİ) hanno votato contro.

Stando a quanto riportato nel testo della mozione, la scelta di estendere la missione delle forze turche è giustificata dal fatto che vi sono “minacce provenienti dalla Libia” rivolte alla Turchia e all’intera regione. Pertanto, se dovessero scoppiare nuove tensioni, gli interessi turchi nel bacino del Mediterraneo e in Nord Africa ne subirebbero gravi conseguenze. Ad ogni modo, è stato specificato dalla presidenza turca, una pace permanente e il cessate il fuoco concordato dalle parti libiche il 23 ottobre, così come il dialogo politico in corso, continuano ad essere elementi di importanza rilevante per la Turchia. Quest’ultima, inoltre, alla luce del memorandum di sicurezza e per la cooperazione militare, siglato con il governo di Tripoli il 27 novembre 2019, continuerà a fornire sostegno, e in particolare consulenza e addestramento, alle forze libiche.

Risale al 2 gennaio 2020 la decisione del Parlamento turco con cui aveva approvato un decreto che autorizzava il governo del presidente Erdogan a inviare le proprie truppe in Libia, a supporto dell’esercito del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Come specificato nella nota presidenziale approvata il 22 dicembre, è dal mese di febbraio 2011 che la Libia ha profuso sforzi per costituire istituzioni democratiche in Libia, ma il conflitto armato scoppiato successivamente ha minato tali tentativi, provocando spaccature all’interno del Paese. Da un lato, vi è il GNA, riconosciuto dalle Nazioni Unite e formatosi attraverso un accordo politico, con riferimento agli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015. Dall’altro lato, invece, vi è l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale “rivoluzionario” Khalifa Haftar, il quale, il 4 aprile 2019, ha dato avvio a un’offensiva volta a conquistare la capitale Tripoli.

Poi, è stato sottolineato nella nota della presidenza turca, nel mese di novembre 2019, Tripoli ha lanciato un appello alla Turchia, chiedendo sostegno per far fronte agli attacchi rivali. Un appello a cui Ankara ha effettivamente risposto. Ora, il Paese si impegna a continuare a fornire il supporto necessario per preservare il cessate il fuoco, con l’obiettivo di salvaguardare i propri interessi e prevenire i rischi per la sicurezza derivanti da “gruppi armati illegittimi”, pur rispettando il Diritto internazionale. Inoltre, è stato specificato da Ankara, questa volgerà l’attenzione anche verso altre potenziali minacce, tra cui le migrazioni di massa, fornendo aiuti umanitari alla popolazione libica e il supporto necessario al governo legittimo.

La mozione approvata il 22 dicembre dal Parlamento turco contrasta, in realtà, una delle clausole dell’accordo di cessate il fuoco siglato, il 23 ottobre scorso, dalle due fazioni rivali, nel corso degli incontri del Comitato militare congiunto 5+5. In particolare, l’intesa prevede l’allontanamento di milizie e forze straniere dai fronti di combattimento libici entro 90 giorni dalla firma dell’accordo. Inoltre, è prevista altresì l’interruzione delle attività di consulenza e addestramento, tenute in collaborazione con attori stranieri, fino a quando non verrà formato un nuovo governo. Tuttavia, nonostante ciò, il ministro della Difesa del GNA, Salah al-Din al-Nimroush, ha continuato a promuovere accordi in materia di difesa con la Turchia e il suo alleato qatariota. In particolare, risale al 17 agosto un accordo tripartito firmato con la Turchia e il Qatar, con cui Doha si è impegnata ad inviare in Libia consiglieri militari, con l’obiettivo di addestrare funzionari libici, mentre sia la Turchia sia il Qatar ospiteranno membri del personale di Tripoli nelle proprie accademie.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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