Israele: sciolta la Knesset, si va alle elezioni

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 8:30 in Israele Medio Oriente

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Il governo israeliano di unità nazionale guidato da Benjamin Netanyahu e dal suo vice, Benny Gantz, non ha retto. Il mancato accordo sulla legge di bilancio ha portato allo scioglimento della Knesset, il Parlamento israeliano, e a conseguenti nuove elezioni, per la quarta volta in circa due anni.

Questo è quanto accaduto il 22 dicembre, sullo sfondo di una crisi di governo profilata da settimane. Ai sensi della legge di Israele, il termine per l’approvazione del bilancio, da tenersi dopo un massimo di cento giorni dalla formazione del governo, era inizialmente previsto per il 25 agosto, ma la Knesset aveva precedentemente introdotto un emendamento, posticipando la scadenza al 23 dicembre. Tuttavia, nella sessione del 22 dicembre, i membri dei due partiti, Likud, guidato da Netanyahu, e Blue and White, con a capo Gantz, hanno votato 49-47 contro la proposta di posticipare la scadenza del bilancio di altre due settimane. Per legge, la mancata approvazione della legge di bilancio costringe Israele a tornare alle urne.

Al contempo, Gantz aveva proposto di votare due manovre separate in merito al bilancio, ovvero una per il 2020 e un’altra per il 2021, così da assicurare maggiore stabilità al Paese, ma la proposta non è stata accettatta dalla coalizione opposta di Netanyahu. Sebbene sia stata concessa la possibilità di trovare un accordo fino alla mezzanotte tra il 22 e il 23 dicembre, questo non è stato raggiunto. Pertanto, il Parlamento è stato sciolto e il Paese si ritroverà, presumibilmente il 23 marzo 2021, a tenere nuove elezioni.

Tra i partiti che hanno votato contro il disegno di legge che rinviava alla fine di dicembre la scadenza per approvare il bilancio 2020 e al 5 gennaio quello del 2021, si sono espressi anche quattro deputati della coalizione di governo, tre di Blue and White, Asaf Zamir, Ram Shefa e Miki Haimovich, e Michal Shir di Likud, mentre Sharren Haskel non si è presentata a votare.

Già il 2 dicembre scorso, il Parlamento israeliano aveva votato a favore di un disegno di legge volto a sciogliere la camera parlamentare e a proseguire con elezioni anticipate. La mozione era passata in prima lettura con 61 voti a favore e 54 contrari, ma per sciogliere la Knesset e proseguire con elezioni anticipate sarebbe stata necessaria l’approvazione dei deputati israeliani in altre tre letture. Tra coloro che hanno votato a favore della mozione di sfiducia vi sono anche gli esponenti di Blue and White, il cui leader, Gantz, aveva già preannunciato, il primo dicembre, la sua volontà di andare a nuove elezioni. In particolare, Gantz accusa il suo ex avversario di non aver rispettato il patto stabilito in precedenza che aveva portato alla formazione del governo attuale, e di aver badato ad interessi personali per provare a rimanere al potere, così da eludere il triplice processo giudiziario in cui è tuttora implicato. Netanyahu, da parte sua, ha evidenziato come trascinare Israele verso nuove elezioni sia inutile.

Poco prima dello scioglimento del 23 dicembre, il premier ancora in carica si è detto fiducioso circa una vittoria alle prossime elezioni, nonostante il sostegno verso il primo ministro sia calato nei sondaggi di opinione. Netanyahu, già alla guida del governo dal 1996 al 1999 e poi dal 2009 ad oggi, rimarrà in carica fino alla nomina di un suo successore, sebbene sia coinvolto in un triplice processo giudiziario con accuse di frode, corruzione e abuso di potere. Gantz, da parte sua, ha dichiarato che non ha mai avuto fiducia di Netanyahu, ma che stava cercando di evitare una quarta tornata elettorale, alla luce della crisi da Coronavirus. A detta del leader di Blue and White, obiettivo di Netanyahu sarebbe, in realtà, “evitare di entrare in aula”, promuovendo una legge che annulli i procedimenti legali in suo sfavore.

Sullo sfondo delle crescenti preoccupazioni derivanti dalla pandemia di coronavirus, il governo israeliano di unità nazionale aveva ricevuto l’approvazione della Knesset il 17 maggio scorso, dopo circa un anno di stallo e instabilità a livello politico. A guidare l’esecutivo vi era il leader del partito Likud, Netanyahu, mentre il suo ex rivale Gantz, ha ricoperto la mansione di ministro della Difesa, nonché di vice primo ministro. Secondo quanto concordato, i due avrebbero dovuto alternarsi alla presidenza del governo ogni 18 mesi, per un totale di tre anni. Nel corso degli ultimi mesi, l’alleanza ha più volte mostrato segnali di cedimento, mentre il premier Netanyahu ha dovuto far fronte alla crescente rabbia della popolazione israeliana, non soddisfatta del modo in cui è stata gestita l’emergenza coronavirus.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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