Accordo sul nucleare iraniano: se ne discute anche in sede Onu

Pubblicato il 23 dicembre 2020 alle 11:04 in Europa Iran

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L’ambasciatore dell’Unione Europea alle Nazioni Unite, Olof Skoog, ha affermato che, nonostante le crescenti sfide e pressioni, non vi è alcuna alternativa all’accordo sul nucleare iraniano. Le dichiarazioni sono giunte nel corso di un incontro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, svoltosi da remoto il 22 dicembre.

Il riferimento va al cosiddetto al Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato a Vienna durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani.

Tale accordo è stato più volte compromesso da quando gli Stati Uniti, nel corso dell’amministrazione del presidente Donald Trump, hanno annunciato il proprio ritiro unilaterale, l’8 maggio 2018. Tale mossa, oltre a comportare l’imposizione di nuove sanzioni contro l’Iran, con conseguenze negative per il sistema economico iraniano, ha spinto Teheran a venire sempre meno agli impegni presi con i restanti Paesi firmatari.

Motivo per cui, nel corso di un discorso pronunciato davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 22 dicembre, Skoog ha esortato l’Iran a rispettare gli impegni presi, affermando che l’Unione Europea è disposta a continuare a cooperare con Teheran e a revocare le sanzioni, seppur rammaricandosi della decisione di Washington di ritirarsi dall’accordo e di reimporre sanzioni. Parallelamente, un delegato francese ha affermato: “Siamo in un momento cruciale per preservare l’accordo sul nucleare con l’Iran”. Tali affermazioni sono in linea con quanto dichiarato il giorno precedente, il 21 dicembre, dai ministri degli Esteri di Iran, Germania, Francia, Regno Unito, Cina e Russia, quali hanno riconosciuto l’importanza dell’accordo, sancito dalla risoluzione n. 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e lo hanno definito un “elemento chiave” nel regime di non proliferazione globale.

Da parte sua, nel corso dell’incontro del 22 dicembre, il vice ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Richard Mills, ha affermato che, oltre a rispettare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e a porre fine a comportamenti che minano la sicurezza e la stabilità a livello internazionale, l’Iran dovrebbe accettare di includere all’interno dell’accordo sul nucleare anche clausole in merito al programma missilistico. Il fine ultimo è porre fine al sostegno iraniano verso ciò che è stato definito “terrorismo”, alla luce della continua esportazione di armi di Teheran nella regione mediorientale “e oltre”.

Tuttavia, tale proposta è stata già rigettata in precedenza dall’Iran, il quale sostiene che l’accordo sul nucleare non necessiti di ulteriori negoziazioni, ma soltanto dell’adempimento da parte di tutti i cofirmatari. A tal proposito, nel corso del meeting del 22 dicembre, l’ambasciatore iraniano all’Onu, Majid Takht Ravanchi, ha affermato che qualsiasi proposta di revisione, rinegoziazione o estensione sarebbe contraria alla risoluzione 2231, il che è del tutto inaccettabile per l’Iran. Inoltre, a detta di Ravanchi, ogni tentativo di collegare il futuro dell’accordo con questioni estere è destinato al fallimento. Al contempo, Teheran si aspetta che l’attuale amministrazione statunitense, guidata dal presidente uscente Trump, aumenterà le sanzioni contro il proprio Paese, continuando a minare i buoni propositi alla base del JCPOA e rischiando di “far morire di fame” il popolo iraniano.

Nel corso della videoconferenza del 22 dicembre, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari politici e il rafforzamento della pace, Rosemary DiCarlo, ha poi affermato che la piena attuazione della risoluzione 2231, alla base del JCPOA, potrà contribuire alla stabilità regionale. Tuttavia, è stato evidenziato da DiCarlo, gli ultimi anni sono stati testimoni di attacchi contro infrastrutture vitali, di “retorica infuocata” e di un aumento del rischio di “errori di calcolo”. Inoltre, è stato il sottosegretario a porre l’accento sulle mosse iraniane che hanno trasgredito l’accordo. In particolare, sulla base dell’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, DiCarlo ha affermato che l’Iran ha installato una serie di centrifughe IR2M presso l’impianto di Natanz, e ha iniziato ad alimentarle con esafluoruro di uranio. Nello specifico, l’uranio è stato arricchito al 4,5%, una percentuale che supera il limite stabilito nel JCPOA, mentre le scorte hanno raggiunto quota 2.442,9. Motivo per cui, Teheran è stata esortata ad adempiere ai propri impegni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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