Yemen: si ritorna a combattere

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 14:22 in Medio Oriente Yemen

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L’esercito yemenita, coadiuvato dalle forze della coalizione internazionale a guida saudita, è tuttora impegnato a contrastare i ribelli sciiti Houthi nel Nord e nel Nord-Ovest dello Yemen. Tra i fronti più accesi, continua ad esservi Ma’rib.

Quest’ultima è una città, capitale del governatorato omonimo, situata a circa 120 km a Est della capitale yemenita Sana’a. Gran parte della provincia è attualmente controllata dalle forze governative affiliate al presidente Rabbo Mansour Hadi, ma il gruppo sciita è determinato a prenderne possesso, così da aggiungere nella lista delle proprie conquiste una regione ricca di risorse petrolifere. In tale quadro, violenti scontri hanno visto protagoniste le fazioni belligeranti tra il 21 e il 22 dicembre, mentre gli aerei della coalizione internazionale hanno continuato a lanciare raid contro le postazioni del gruppo ribelle, provocando decine di vittime tra le file Houthi.

Da un lato, gli sciiti hanno riferito di aver risposto, il 21 dicembre, ai raid condotti dalle forze saudite-emiratine contro l’area di Maghdal, nel Nord-Ovest di Ma’rib, riuscendo altresì ad abbattere un aereo di ricognizione, un CH4, mentre stava compiendo “missioni ostili”. Dall’altro lato, fonti militari delle forze filo-governative hanno dichiarato che le milizie Houthi hanno lanciato un attacco contro l’esercito nazionale e gli uomini delle tribù locali a Jabal Murad, nel Sud di Ma’rib, dopo che, nelle ultime settimane, i combattimenti via terra avevano subito una battuta d’arresto, alla luce delle ingenti perdite di vite umane per il fronte sciita. Tuttavia, hanno riferito le fonti, l’attacco del 21 dicembre è stato frenato, provocando decine di morti e feriti tra i combattenti Houthi. Non da ultimo, le forze affiliate ad Hadi hanno altresì riferito di essere riuscite ad intercettare e distruggere un drone con trappole esplosive appartenente agli Houthi, mentre sorvolava la periferia del distretto di Nihm, a Est di Sana’a.

Sin dal mese di gennaio 2020, gli Houthi stanno provando ad ottenere risultati significativi presso i fronti di combattimento settentrionali e Nord-occidentali. Ma’rib, negli ultimi anni, aveva rappresentato un riparo sicuro e stabile. Fino all’inizio del 2020, la città era rimasta lontano da tensioni e conflitti, grazie alla presenza di risorse quali petrolio e gas e alla vicinanza con l’Arabia Saudita, oltre che al sostegno delle tribù locali. Ciò ha consentito alla regione di “fiorire” rispetto alle altre zone circostanti, consentendo altresì l’apertura di ristoranti e l’avvio di progetti di costruzione. La situazione è, però, notevolmente cambiata da quando gli Houthi hanno volto lo sguardo verso tale provincia per completare i propri piani espansionistici. Il governatorato, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, riveste una rilevanza strategica per gli Houthi, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a che consentirebbe loro di consolidare in parte i progetti auspicati.

Nel frattempo, il 22 dicembre, l’agenzia di stampa yemenita Saba ha riferito di perduranti violazioni anche presso Hodeidah, un governatorato occidentale al centro dell’accordo di Stoccolma, siglato dai ribelli Houthi e dal governo legittimo il 13 dicembre 2018. Sono circa 130 le violazioni commesse in 24 ore, perlopiù verso le aree di Al-Faza, Al-Tuhayta e Al-Durayhimi, tra cui incursioni aeree e bombardamenti con colpi di artiglieria. Ciò significa violare uno degli accordi che ha visto le due parti belligeranti, Houthi e governo legittimo, sedersi al tavolo dei negoziati, sotto l’egida delle Nazioni Unite, nel tentativo di porre fine al conflitto scoppiato il 19 marzo 2015.

Ad oggi, l’Onu, attraverso l’inviato speciale Martin Griffiths, continua ad incoraggiare una tregua, esortando i due attori a firmare la cosiddetta “dichiarazione congiunta”. Grandi speranze sono state riposte nell’annuncio del nuovo governo yemenita, del 18 dicembre, che ha ufficialmente concretizzato il cosiddetto accordo di Riad, siglato, il 5 novembre 2019, dal governo legittimo e dai gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC). L’obiettivo è stato scongiurare nuove tensioni all’interno del fronte anti-Houthi e favorire la sua stabilità, così da poter contrastare i ribelli sciiti, o riappacificarsi con essi attraverso un processo negoziale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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