Venezuela: la UE dibatte sul riconoscimento di Guaidó

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 8:01 in Europa Venezuela

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Bruxelles ha solo due settimane per evitare che la nuova Assemblea nazionale venezuelana, che dovrebbe essere costituita il 5 gennaio, generi nuove crepe tra i Ventisette. La maggior parte dei membri dell’UE, che non riconoscono il risultato delle elezioni del 6 dicembre organizzate dal chavismo, per ora sono inclini a non riconoscere più Juan Guaidó come presidente ad interim, ma a concedergli uno status di “Ultimo leader legittimamente eletto dell’Assemblea nazionale”, secondo fonti comunitarie. I 27 chiedono inoltre lo svolgimento di libere elezioni. L’UE, che intende riprendere questa posizione in un comunicato del 6 gennaio, attende anche l’indirizzo che la prossima amministrazione Biden fisserà rispetto al Venezuela.

Il Venezuela si è trovato esattamente nella situazioni che l’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrell, voleva evitare a tutti i costi . Le elezioni hanno solo acuito la rottura del Paese con la comunità internazionale. La figura del capo dell’Assemblea nazionale, Juan Guaidó, riconosciuto da circa 60 paesi come presidente incaricato di guidare una transizione democratica era considerato da Bruxelles il filo che ancora teneva legata Caracas alla comunità internazionale. Il leader dell’opposizione sta contattando le istituzioni comunitarie e le singole capitali europee per estendere quel riconoscimento, rivendicando la continuità costituzionale, fino a quando non ci saranno nuove elezioni con garanzie democratiche.

Tuttavia, questa formula solleva problemi costituzionali in diversi paesi, a partire da alcuni vicini latinoamericani, che rifiutano di cercare formule che coprano l’esaurimento del mandato costituzionale, che il caso dell’Assemblea nazionale del Venezuela scade il 5 gennaio 2021. Soprattutto in un periodo difficile nella regione. E all’interno dell’UE, Bruxelles non vuole ripetere le tensioni generate quando Guaidó è stato riconosciuto nel febbraio 2019. Allora la comunità non ha potuto mostrarsi compatta contro Nicolas Maduro per via dell’opposizione di quattro membri, tra cui l’Italia e la Grecia, a per riconoscere il presidente dell’Assemblea nazionale come presidente ad interim. Fonti comunitarie affermano che non ci sono elementi che indichino che l’Italia potrebbe aver cambiato posizione.

Questa situazione esclude a prescindere la prima delle tre possibilità sul tavolo: continuare a considerare Guaidó come presidente ad interim. Anche la seconda opzione, che consiste nel non riconoscere nessuno, sembra poco praticabile. Quella strada significherebbe mettere sullo stesso piano il governo di Maduro e l’opposizione, cosa che Bruxelles rifiuta categoricamente. Inoltre, si scontrerebbe con la posizione della Germania, dove la CDU di Angela Merkel ha alzato il tono contro Maduro. La Spagna e il Portogallo spingono per una mediazione.

Queste due correnti conducono l’UE verso un percorso più fattibile e meno energico, ma che eviterebbe una nuova divisione interna su questo argomento. Bruxelles sta valutando una dichiarazione in cui il risultato delle elezioni del 6 dicembre venga nuovamente condannato come illeggitimo, la legittimità di Guaidó sia riconosciuta come l’ultimo alto funzionario uscito da un’elezione democratica e fautore di elezioni libere e con garanzie. Quella dichiarazione consentirebbe di dare più rilevanza all’opposizione rispetto a Maduro.

Questo status permetterebbe, in primo luogo, di proteggere l’opposizione venezuelana dalla repressione del regime di Maduro. In secondo luogo, continuerebbe a dare loro la chiave dei fondi che il Venezuela ha distribuito a Londra, negli Stati Uniti, in Svizzera o in Portogallo e che Maduro continua a chiedere, ora per finanziare i costi della vaccinazione anti-Covid.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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