USA verso il ripristino dell’immunità legale del Sudan

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 16:32 in Sudan USA e Canada

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Il Congresso degli USA ha approvato un disegno di legge che include il ripristino dell’immunità legale del Sudan, a seguito della rimozione del Paese dalla lista degli Stati che Sponsorizzano il Terrorismo (SST). 

In ogni caso, la norma approvata il 21 dicembre include un’esenzione che consente di andare avanti con le azioni legali intentate dalle famiglie delle vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001, già in corso nei tribunali statunitensi. Il Sudan è stato impegnato in colloqui con gli Stati Uniti per mesi e ha pagato la somma di 335 milioni di dollari alle vittime degli attacchi di al-Qaeda alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998. Tali attacchi erano stati effettuati dopo che l’ex sovrano del Sudan, Omar al-Bashir, aveva concesso ospitalità all’allora leader di al-Qaeda Osama Bin Laden. La misura statunitense include anche una serie di aiuti economici, la riduzione del debito e una serie di investimenti nel Paese africano. Il Sudan riceverà 700 milioni di dollari in fondi di assistenza e altri 120 milioni di dollari per il rimborso del suo debito al Fondo monetario internazionale.

Il ripristino dell’immunità legale del Sudan sblocca importanti opportunità economiche per le imprese straniere, che saranno incentivate ad investire in Sudan. Tali investimenti sono necessari per il Paese, che sta attraversando difficoltà economiche con la sua valuta in costante perdita e la crescente inflazione che sta influenzando il tenore di vita della popolazione. Il disegno di legge andrà ora alla Casa Bianca per la firma del presidente, Donald Trump. Una volta ufficiale, il Sudan sarà in grado di concentrarsi su altre questioni su cui il governo di transizione al potere dovrà lavorare. Al momento, il Paese è amministrato da un governo transitorio formato da civili e militari che guiderà il Paese fino alle elezioni del 2022 e che è stato istituito in seguito alla deposizione dell’11 aprile 2019 dell’ex-presidente Omar al-Bashir, al potere dal 30 giugno 1989, avvenuta dopo mesi di proteste.

La svolta arriva dopo che gli USA hanno formalmente rimosso il Sudan dalla lista nera degli Stati sponsor del terrorismo, il 14 dicembre. Erano 27 anni che il Paese si trovava su tale lista. L’annuncio è stato dato dall’ambasciata americana a Khartoum. “Il periodo di notifica al Congresso di 45 giorni è scaduto e il Segretario di Stato ha firmato una notifica in cui si afferma che la revoca della designazione di Sponsor di Stato del Terrorismo del Sudan è effettiva da oggi”, ha scritto l’ambasciata degli Stati Uniti, il 14 settembre. La rimozione dalla lista era una priorità assoluta per il governo di transizione del Sudan, che è salito al potere a seguito della deposizione di Omar al-Bashir, dopo mesi di proteste popolari. Il governo degli Stati Uniti aveva aggiunto il Sudan alla sua lista di “sponsor statali del terrorismo” nel 1993 per le accuse secondo cui il governo di al-Bashir stava sostenendo gruppi terroristici africani. La designazione ha reso impossibile al Sudan accedere ad agevolazioni quali la cancellazione del debito o a finanziamenti provenienti da istituzioni internazionali.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato che gli Stati Uniti avrebbero rimosso il Sudan dalla lista dopo che Khartoum aveva pagato un risarcimento da 335 milioni di dollari alle vittime americane dell’attacco contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania del 1998. Trump ha inviato la sua comunicazione al Congresso degli Stati Uniti, il 26 ottobre, e in base alla legge statunitense, 45 giorni dopo il Paese viene rimosso dalla lista, a meno che il Congresso non si opponga.  Sebbene Khartoum abbia cercato di minimizzare la connessione tra i due avvenimenti, la decisione di Trump arriva dopo che il Sudan ha accettato di normalizzare le relazioni con Israele. Il Paese sarà quindi il quarto stato arabo – insieme agli Emirati Arabi Uniti, al Bahrain e, più recentemente, al Marocco – che prende questa direzione, negli ultimi 3 mesi. Attualmente solo 3 Stati – Iran, Corea del Nord e Siria – rimangono nella lista degli “sponsor statali del terrorismo” del Dipartimento di Stato degli USA.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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