UE: petizione per chiedere la revoca del blocco sulla Striscia di Gaza

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 18:49 in Europa Israele Palestina

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Ventiquattro membri del Parlamento europeo hanno firmato una petizione per chiedere a Israele di revocare il suo blocco di 14 anni su Gaza e consentire l’ingresso di forniture mediche, dopo che i casi di coronavirus sono aumentati nell’enclave.

La petizione, lanciata dall’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, di Ginevra, mira a diffondere un allarme sulla situazione sanitaria nella Striscia di Gaza, da anni sottoposta ai blocchi imposti da Israele ed Egitto. I parlamentari europei hanno chiesto “un’azione immediata per consentire l’ingresso di medicinali, dispositivi di protezione, mascherine e strumenti di terapia intensiva”, secondo una dichiarazione rilasciata lunedì dall’Euro-Med Monitor. “Il governo israeliano deve porre fine al suo assedio di Gaza ora e l’OMS dovrebbe assicurarsi che i palestinesi, il cui sistema sanitario sta collassando, abbiano accesso ad un’assistenza sanitaria decente”, ha aggiunto l’ONG, citando il suo presidente, Ramy Abdu. Quest’ultimo ha altresì invitato la comunità internazionale a mettere anche i vaccini a disposizione della Striscia i vaccini, dove “molti rischiano una morte imminente”. La petizione chiede infine all’UE di inviare immediatamente assistenza medica a Gaza attraverso l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e di costringere Israele a revocare il blocco per consentire il passaggio degli aiuti. Tel Aviv sostiene che la chiusura sia necessaria per interrompere la fornitura di armi ad Hamas, ma le ONG affermano che il blocco sta avendo un costo umanitario devastante sulla popolazione.

“Oggi, il numero dei casi di Covid-19, che si stanno diffondendo come un incendio nei campi profughi di Gaza, raccontano la situazione catastrofica in cui si trova la Striscia”, ha sottolineato Abdu. Secondo l’ONG, nell’area manca il 32% delle medicine di base e il 62% dei farmaci di laboratorio di cui ha bisogno la sua popolazione. La Striscia, un’area di circa 365 km² densamente popolata, ha registrato oltre 33.800 infezioni da coronavirus e almeno 271 morti.

 

In più, a novembre, il capo dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e il lavoro dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), Philippe Lazzarini, ha affermato che l’organizzazione sta affrontando la sua “peggiore crisi finanziaria” e che questo potrebbe portare a un “disastro” nella Striscia di Gaza. Fondata nel 1949, l’UNRWA gestisce scuole e fornisce servizi sanitari e altri aiuti umanitari a circa 5,7 milioni di palestinesi con lo status di rifugiati. “Non è nell’interesse di nessuno vedere le scuole e i servizi sanitari sospesi improvvisamente a Gaza, in un momento in cui le persone sono colpite dalla pandemia di coronavirus”, ha riferito ad Agence France Presse il capo dell’agenzia. “Sarebbe un disastro totale”, ha aggiunto, in un’intervista condotta in videoconferenza.

Lazzarini ha annunciato che l’UNRWA sta affrontando una carenza di finanziamenti di 70 milioni di dollari, il che ha messo a repentaglio la capacità di pagare interamente gli stipendi del personale a novembre e dicembre. La crisi ha colpito 28.000 persone che lavorano per l’agenzia, per lo più rifugiati, in tutta la Cisgiordania occupata, a Gerusalemme est, nella Striscia di Gaza, in Libano e Giordania. La situazione è particolarmente critica nella Striscia di Gaza, un’enclave palestinese di due milioni di persone dove il tasso di disoccupazione è superiore al 50% e dove la pandemia ha costretto le autorità a tagliare i salari del settore pubblico. Dopo le autorità locali, l’UNRWA, con circa 13mila dipendenti, è il principale datore di lavoro nella Striscia, controllata da Hamas e sottoposta al blocco di Israele. “Questa popolazione dipende interamente dall’assistenza internazionale”, ha specificato Lazzarini, avvertendo che la sospensione dei programmi dell’UNRWA potrebbe avere un impatto “devastante” a livello economico e di sicurezza.

Il capo dell’agenzia ha poi espresso il timore che “lo stesso possa accadere anche con i profughi palestinesi in Libano”. Circa 180.000 rifugiati palestinesi risiedono in Libano, secondo i dati di pianificazione dell’UNRWA. Circa l’80-90% di loro si affida all’organizzazione per l’assistenza. Il loro diritto al lavoro e alla proprietà è limitato. La sospensione dei programmi di aiuto dell’agenzia potrebbe rappresentare una “nuova fonte di insicurezza” per il Libano, ha avvertito Lazzarini, aggiungendo: “Siamo in un momento in cui la gente si aspetta che l’UNRWA dia di più, ma siamo anche in un periodo in cui l’organizzazione sta affrontando la sua peggiore crisi finanziaria”.

Lazzarini è stato nominato a capo dell’agenzia a marzo, dopo che il suo predecessore è stato costretto a dimettersi alla fine dell’anno scorso a causa di accuse di cattiva gestione. Gli sviluppi sono poi peggiorati dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha interrotto i contributi statunitensi all’UNRWA nel 2018. Fino ad allora Washington aveva fornito all’agenzia più di 300 milioni di dollari all’anno.

Inizialmente, circa 40 Paesi hanno contribuito a colmare il divario, ma da allora i contributi sono diminuiti e la pandemia di coronavirus ha avuto un impatto finanziario devastante anche sui Paesi donatori. Diversi palestinesi e operatori umanitari ripongono le loro speranze sul neo-presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. “Tutti i segnali indicano che ci sarà la volontà di ripristinare una partnership di lunga data tra l’amministrazione statunitense e l’UNRWA”, ha affermato Lazzarini. Ma come e quando questo potrebbe tradursi in azioni concrete sarà discusso una volta che la prossima amministrazione statunitense si sarà insediata, a gennaio 2021.

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Chiara Gentili

di Redazione

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