Tunisia: le proteste, una minaccia per il gas diretto verso Italia

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 17:07 in Italia Tunisia

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Una fonte diplomatica ha rivelato che le autorità italiane hanno espresso preoccupazione dopo che gruppi di manifestanti hanno preso d’assalto la sede della stazione di compressione del gas della Trans-Tunisian Pipeline Company (SERGAZ), nella regione occidentale tunisina di Kasserine.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Arab il 21 dicembre, sulla base delle informazioni rivelate da un “diplomatico arabo”, il quale ha riferito che sia l’Italia sia l’Algeria hanno esercitato forti pressioni sulla Tunisia, affinchè questa preservasse la sicurezza del gasdotto che, passando per i territori tunisini, trasporta gas naturale dall’Algeria all’Italia. Una tale preoccupazione, ha raccontato il diplomatico, deriva dal fatto che il premier tunisino, Hichem Mechichi, si trova a far fronte ad una crescente mobilitazione popolare in tutto il Paese, alla luce di un quadro economico sempre più precario.

Tuttavia, ciò che ha terrorizzato Roma e Algeri è stato l’episodio presso la stazione di Kasserine, nella regione di Majel Bel-Abbas, del 17 dicembre. In tale data, il Ministero della Difesa tunisino ha annunciato che le unità militari sono state costrette a lanciare colpi di avvertimento per disperdere i manifestanti radunatisi davanti alla sede della stazione di SERGAZ, nella città di Awlad Marzoug. Come dichiarato da fonti ministeriali, le proteste, da inserirsi nella cornice delle più generali rivendicazioni sociali, si sono trasformate in un tentativo di assaltare gli edifici della società. I manifestanti, è stato raccontato dalle autorità tunisine, hanno lanciato pietre e bombe molotov, ferendo quattro soldati.

Stando a quanto riportato da al-Arab, SERGAZ ha il compito di garantire il corretto funzionamento della porzione di gasdotto che passa per il territorio tunisino. La condotta ha una lunghezza pari a 1.200 km, con 600 km in Algeria, 370 km in Tunisia e 155 km nel Mar Mediterraneo, ovvero dalla Tunisia alla Sicilia. Il gasdotto trasporta annualmente in Italia circa 34 miliardi di metri cubi di gas algerino e rappresenta una delle maggiori fonti di approvvigionamento energetico dell’Italia, contribuendo a diversificare le fonti anche per il continente europeo, considerato che il gasdotto in questione arriva fino in Slovenia. In tale quadro, SERGAZ svolge un ruolo cruciale, in quanto garantisce le operazioni di pompaggio sul territorio tunisino. L’interruzione del flusso e delle operazioni di pompaggio causerebbero gravi danni all’economia algerina e avrebbero gravi ripercussioni sulla capacità dell’Italia di affrontare il freddo invernale.

Secondo la fonte diplomatica di al-Arab, Eni, proprietaria del gasdotto, attraverso i propri contatti in Italia e in Algeria, ha fatto pressione sul governo Mechichi affinché venisse garantita un’adeguata protezione delle installazioni del gasdotto, al fine di impedire ai manifestanti di prenderne il controllo, e di scongiurare scene simili a quelle che hanno caratterizzato El-Kamour, nel Sud della Tunisia, nei mesi scorsi. Da parte sua, il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, ha tenuto una conversazione telefonica con l’omologo di Tunisi poco dopo l’episodio del 17 dicembre, ma per parlare delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Roma, in particolare, si è detta pronta a investire ulteriormente nel settore energetico e delle energie rinnovabili del già partner Nord-africano.

Secondo alcuni, una simile dichiarazione rivela una sorta di “pressione” sul governo di Tunisi da parte dell’Italia. Quest’ultima teme, in realtà, che la Tunisia non sia in grado di preservare gli interessi strategici italiani di fronte ad una sempre più forte mobilitazione popolare e, pertanto, investire nel Paese consentirebbe a Roma di salvaguardare il gas algerino che passa per i territori tunisini. Secondo quanto riferito da al-Arab, a seguito della telefonata di Conte, le autorità tunisine hanno rafforzato il livello di protezione militare presso la stazione di pompaggio SERGAZ, mentre le autorità algerine hanno dichiarato di aver dispiegato circa 35.000 ufficiali e soldati ai confini con la Tunisia, con un gran numero di truppe poste alla protezione del gasdotto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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