Siria: tregua ad Ain Issa, Ankara e Mosca alla ricerca di un accordo

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 11:12 in Siria Turchia

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Una tregua apparente sembra caratterizzare Ain Issa, città siriana situata nel governatorato di Raqqa, nel Nord del Paese, posta sotto il controllo delle Syrian Democratic Forces (SDF). Queste ultime sono state esortate sia da Ankara sia da Mosca a lasciare un’area definita strategica.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea, mentre la Turchia non accetta la loro presenza al confine siro-turco. Proprio nel corso delle operazioni anti-ISIS, le SDF sono riuscite a conquistare, nel 2016, Ain Issa, e a trasformarla in un proprio avamposto militare.

A partire dal 18 dicembre, violenti scontri hanno caratterizzato Ain Issa e le aree circostanti sulla strada M4, provocando morti e feriti anche tra i civili. A scontrarsi contro le SDF vi sono stati gruppi armati filoturchi, con particolare riferimento all’Esercito Siriano Libero (ESL). Quest’ultimo riceve il sostegno della Turchia, ed è considerato uno dei più importanti gruppi di opposizione armata attivo in Siria, impegnato nel conflitto per contrastare le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad. L’ESL e gli altri gruppi filoturchi hanno preso il controllo di alcune città del Nord-Est della Siria, tra cui Tell Abyad e Ras al-Ain, dopo l’operazione lanciata dal presidente Recep Tayyip Erdogan, il 9 ottobre 2019, soprannominata “Fonte di pace”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 22 dicembre, le forze dell’ESL si sono ritirate da Al-Mushairefah, uno dei villaggi di Ain Issa testimone degli scontri degli ultimi giorni, sebbene attacchi missilistici e per mezzo di artiglieria pesante siano proseguiti, al fine di impedire alle SDF di riposizionarsi nel villaggio. Secondo fonti locali, l’obiettivo del gruppo filo-turco è avanzare verso Al-Mushairefah e nelle aree circostanti, così da creare un cordone intorno alla città di Ain Issa, fino alla strada internazionale M4. La Turchia, hanno specificato le fonti, considera Ain Issa la propria sede principale nel Nord della Siria, oltre ad ospitare sue amministrazioni civili e militari. Ciò che, però, spinge Ankara a preservare tale città è la posizione geografica definita strategica, in quanto Ain Issa è situata sulla strada M4, che collega Hasaka e Latakia, passando per Aleppo, Idlib e Raqqa.

Tale strada internazionale è poi al centro dell’accordo raggiunto da Erdogan e dal suo omologo russo, Vladimir Putin, il 5 marzo 2020, che, oltre a stabilire una tregua nel governatorato Nord-occidentale di Idlib, prevede operazioni di pattugliamento congiunto tra Russia e Turchia proprio sulla M4. Alla luce di ciò, anche la Russia ha inviato propri combattenti presso Ain Issa, al fine di esortare le SDF ad arrendersi e a consegnare la città alle forze di Assad. Tuttavia, secondo fonti dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, il 21 dicembre circa 10 veicoli corazzati russi hanno già lasciato l’area, mentre funzionari turchi e russi hanno tenuto colloqui per discutere della recente escalation.

Ad ogni modo, secondo alcuni analisti, sebbene la Turchia desideri impedire il controllo delle SDF su di un’area strategica, sembra restia a lanciare una vera e propria operazione militare, in quanto teme una possibile reazione degli Stati Uniti. Dal canto loro, le SDF si trovano davanti a un bivio. In particolare, queste temono che cedere Ain Issa ad Assad, così da evitare scontri con Ankara, possa poi portare il regime siriano ad avanzare nello stesso modo anche presso altre regioni da loro controllate, perlopiù ad Est del fiume Eufrate. In tale quadro, Riad Darar, il co-presidente del Consiglio democratico siriano, il braccio politico delle SDF, ha dichiarato in un’intervista ad Al-Araby Al-Jadeed: “Quello che sta accadendo nella città di Ain Issa è un enorme tentativo di ricatto da parte russa e del regime”, i quali starebbero provando a prendere il controllo dell’area con l’aiuto di Ankara. Inoltre, a detta di Darar, Mosca starebbe altresì approfittando del periodo di transizione tra le amministrazioni statunitensi di Donald Trump e Joe Biden, che impedisce a Washington di agire apertamente.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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