La posizione della Cina sulla questione nucleare iraniana

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 8:31 in Cina Iran USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha esposto la posizione della Cina rispetto alla questione nucleare iraniana in quattro punti, il 21 dicembre, durante una riunione virtuale sul Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), noto come accordo sul nucleare iraniano, presieduta dall’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, e alla quale hanno preso parte anche i ministri degli Esteri di Iran, Germania, Francia, Regno Unito e Russia. Per la Cina gli USA devono rientrare a far parte dell’intesa al più presto e senza condizioni.

Alla riunione del 21 dicembre, il ministro degli Esteri cinese ha esortato gli USA affinché invertano il percorso intrapreso e ritornino all’accordo sul nucleare iraniano, attenendosi a quanto da esso previsto, in quanto la situazione sarebbe arrivata ad un punto critico. Wang ha sottolineato la volontà espressa dal presidente eletto statunitense, Joe Biden, di far ritornare gli USA all’accordo ma ha anche fatto notare che, al contempo, Washington sta continuando ad intensificare la pressione sull’Iran. Gli Stati Uniti si sono formalmente ritirati unilateralmente dal JCPOA l’8 maggio 2018, sotto l’amministrazione del presidente uscente, Donald Trump. Da allora, Washington ha adottato la cosiddetta “politica di massima pressione” ritornando ad imporre sanzioni sull’Iran ma anche su altri soggetti internazionali che hanno intrattenuto rapporti con il Paese, ivi comprese aziende cinesi.

Il JCPOA era stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea ed era stato la premessa necessaria per arrivare alla Risoluzione 2231 per la rimozione delle sanzioni e dell’embargo sulle armi convenzionali in Iran, approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu il 20 luglio 2015. L’accordo prevede limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran. Secondo l’amministrazione Trump, però, l’Iran non avrebbe rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente tanto da ritirare il proprio Paese dall’intesa, anche Biden, nonostante abbia promesso di riportare gli USA nell’accordo e di revocare le sanzioni, avrebbe, però, lasciato intendere che saranno necessari ulteriori negoziati sul programma missilistico iraniano e sulla sua influenza regionale. Osservazioni simili sono arrivate anche dai firmatari europei del JCPOA, ma l’Iran ha categoricamente respinto qualsiasi ulteriore negoziato, affermando che l’accordo debba essere attuato come negoziato e firmato nel 2015.

Per quanto riguarda la posizione cinese rispetto al JCPOA, Wang ha in primo luogo affermato che la necessità di preservare in modo risoluto l’intesa, rifiutando “pressioni estreme” e promuovendo la questione nella direzione auspicata dalla comunità internazionale. In secondo luogo, per la Cina, è necessario incoraggiare gli USA a tornare presto all’accordo e Washington dovrebbe farlo presto, rimuovendo le sanzioni contro l’Iran e terzi, mentre tutte le parti coinvolte nel JCPOA, per la Cina, dovrebbero tornare all’intesa senza porre condizioni. In terzo luogo, per Pechino è necessario approfondire e risolvere le dispute relative al rispetto all’intesa originale, preservando l’unità e superando le divergenze. Infine, secondo Pechino, sarebbe altresì necessario gestire in modo appropriato le questioni regionali in quanto un accordo comprensivo non riuscirà a risolvere tutti i problemi esistenti. A tal proposito, la Cina ha proposto di istituire una piattaforma di dialogo multilaterale nella regione del Golfo.

Rispetto alla questione del JCPOA e di fronte alla politica di massima pressone sull’Iran dell’amministrazione Trump, la Cina ha più volte difeso Teheran livello internazionale. L’ultimo episodio in tal senso risale allo scorso 14 agosto, quando la Cina ha votato contro alla richiesta statunitense di estensione dell’embargo sulle armi convenzionali in Iran, che sarebbe scaduto il 18 ottobre successivo. Contro tale proposta aveva votato anche la Russia, mentre la Francia, il Regno Unito, la Germania e altri otto Stati si erano astenuti, mentre l’unico tra i 15 membri del Consiglio di Sicurezza membri ad esprimersi in favore, oltre agli USA, era stata la Repubblica Domenicana.

La Cina e l’Iran sono legate da un partenariato strategico globale istituito nel 2016, durante la visita del presidente cinese Xi Jinping a Teheran, che è stato il primo leader straniero a recarsi nel Paese mediorientale all’indomani della firma del JCPOA. Ad oggi, la Cina è il maggior partener commerciale dell’Iran dal quale acquista soprattutto greggio, settore sottoposto però a sanzioni statunitensi che rendono difficili gli scambi. Alla luce di tale legame, i due Paesi starebbero negoziando un accordo in materia economica e di sicurezza dalla durata di 25 anni, la cui bozza è stata già approvata dal governo di Teheran il 21 giugno scorso. Pechino non avrebbe però ancora annunciato l’accordo e, secondo più osservatori, sia la Cina, sia l’Iran avrebbero esitato ad annunciare l’intesa in vista delle elezioni statunitensi dello scorso 3 novembre che hanno determinato un cambiamento alla Casa Bianca.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.