India e Vietnam intensificano le relazioni bilaterali

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 11:36 in India Vietnam

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I leader dell’India e del Vietnam si sono incontrati in occasione di un summit virtuale il 21 dicembre co-presieduto dal primo ministro indiano, Narendra Modi, e dal suo omologo vietnamita, Nguyen Xuan Phuc. A conclusione dell’incontro, Vietnam e India hanno rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale tutti i settori in cui i due Paesi intendono lavorare congiuntamente sono stati riassunti nel Piano d’azione 2021-2023 per potenziare il partenariato di cooperazione strategico indo-vietnamita relativo ai prossimi due anni e in sette accordi separati.

Tra le sette intese vi è l’implementazione dell’Accordo sulla cooperazione nel settore della difesa, un accordo dal valore di 5 milioni in sussidi indiani nel settore tecnologico vietnamita, un’intesa per la cooperazione in operazioni di peacekeeping dell’Onu, un Memorandum d’intesa in ambito nucleare, uno sulla ricerca medica, uno su quella petrolifera e un altro sull’energia solare.

In aperura dell’evento, Modi ha affermato che la pace, la stabilità e la prosperità dell’Indo-Pacifico siano l’obiettivo condiviso dall’India e dal Vienam rispetto alla regione e ha aggiunto che il partenariato tra i due Paesi possa contribuire a preservare la pace e la stabilità regionali. Modi ha anche affermato che India e Vietnam condividono vedute simili rispetto a più sfide globali e al futuro della regione, L’India sta cercando di attirare a sé più attori nell’abito della propria strategia per l’Indo-Pacifico. Da un lato, Nuova Delhi sta cercando di limitare l’influenza regionale della Cina e dall’altro sta cercando di non opporsi ad altri attori regionali che sono stati finora cauti rispetto all’approccio militaristico adottato dall’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, nella stessa regione.

Dal punto di vista militare e della difesa, la politica adottata dal Vietnam si basa sul cosiddetto “principio dei tre no” che può essere così riassunto: no a basi militari straniere sul proprio territorio, no ad alleanze militari formali e no a schieramenti espliciti con sinoli attori esteri per combatterne altri. Anche l’India condivide una posizione simile a quella vietnamita seppur non codificata allo stesso modo. Secondo un’analisi proposta da The Diplomat, la politica dei tre no avrebbe rappresentato un ostacolo per la strategia dell’Indo Pacifico portata avanti da Trump  soprattutto in riferimento al Mar Cinese Meridionale.

In politica estera, sia l’India, sia il Vietnam, sono poi favorevoli alla diversificazione delle proprie relazioni che Nuova Delhi chiama “multi-allineamento” ed entrambi si starebbero avvicinando, ad esempio al Giappone. Lo scorso 19 ottobre, Hanoi e Tokyo hanno concluso accordi in materia di difesa ed economia durante una visita del primo ministro giapponese, Yoshihide Suga in Vietnam. In tale occasione, pur non criticato apertamente Pechino, i rappresentati dei due Paesi avevano parlato anche della situazione nel Mar Cinese Meridionale, in un contesto di aggravate preoccupazioni per la crescente potenza della Cina nella regione, e hanno concordato sull’importanza di mantenere la pace, la sicurezza, la libertà di navigazione e di sorvolo in tale area e di raggiungere una risoluzione pacifica delle dispute in corso.

I confini marittimi del Mar Cinese Meridionale sono oggetto di disputa tra Pechino e la quasi totalità dei Paesi che si affacciano su tali acque. Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e poi modificata nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti di tali acque. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. Nelle sue acque transitano fiorenti rotte commerciali e sono presenti ricchi giacimenti minerari.

Tra le problematiche create dalla Cina al Vietnam nello corso dell’anno, si registra la perdita di importanti contratti siglati da Hanoi con aziende estere per l’avanzamento petrolifero in aree del Mar Cinese Meridionale che sia Hanoi sia Pechino rivendicano. In particolare, lo scorso luglio Petro Vietnam, l’azienda statale per il petrolio di Hanoi, ha dovuto pagare un miliardo di dollari all’azienda spagnola Repsol e all’emiratina Mubadala, dopo aver dovuto cancellare le loro operazioni nel Mar Cinese Meridionale a causa delle pressioni ricevute dalla Cina.

Per quanto riguarda l’India, le relazioni tra Nuova Delhi e Pechino si trovano in un punto di stallo a causa delle tensioni lungo il confine conteso tra i due Paesi, noto  come Linea di Controllo Effettivo (LAC). Qui, dallo scorso 5-6 maggio, nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC, sono iniziati i primi scontri fisici tra gli eserciti indiano e cinese che, il 15 giugno successivo, sono culminati nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967 e ha provocato un’intensificazione dell’impegno militare lungo il confine da parte di entrambi i Paesi, ora impegnati in dialoghi bilaterali a più livelli per distendere gli attriti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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