Egitto, Patrick Zaky ancora in carcere: “Sono esausto”

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 21:09 in Egitto Italia

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Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna, arrestato a febbraio, in Egitto, con l’accusa di propaganda sovversiva, ha detto di essere “esausto fisicamente e mentalmente” durante l’ultima visita dei suoi genitori nel carcere di Tora. “Non posso continuare a stare qui ancora a lungo e mi deprimo ogni volta che c’è un momento importante nell’anno accademico, perché io sono qui invece di essere con i miei amici a Bologna”, ha detto Zaky alla madre andata a fargli visita il 19 dicembre.

“Ci ha spezzato il cuore”, sono state le parole della famiglia, pubblicate su Facebook dalla rete di attivisti che ne chiede la liberazione. “Le sue parole ci hanno lasciato in lacrime […] Nostro figlio è un innocente e brillante ricercatore e dovrebbe essere celebrato, non chiuso in cella. Dieci mesi fa stava frequentando il suo master e facendo piani, adesso il suo futuro è completamente vago. Non sappiamo quando potrà continuare a studiare, o lavorare, o tornare alla sua ricca vita sociale. Chiediamo che Patrick venga rilasciato subito, rivogliamo nostro figlio e la nostra vita”, prosegue la dichiarazione dei genitori. 

Lo studente egiziano è stato arrestato la mattina del 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, secondo quanto riferito dai suoi avvocati. Il giovane, iscritto a un master sugli Studi di genere presso l’Università di Bologna, si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti è in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, all’incitamento alla violenza; dal tentativo di rovesciare il regime, all’uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale; dalla propaganda per i gruppi terroristici, all’uso della violenza. Durante le udienze scorse, Zaky ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. Nel frattempo, il ragazzo continua a rimanere in uno stato di detenzione arbitraria rinnovato ogni volta.

Amnesty International, che segue da vicino il caso, si è detta spesso preoccupata dei rischi che Zaky potrebbe incontrare nel carcere egiziano. “La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaky e la storia dell’Egitto sotto Al Sisi”, aveva scritto la ONG sul suo sito italiano poco dopo l’arresto. “Come in altri casi, il pericolo è che i reati imputati a Zaky si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale”, aveva aggiunto.

Rispetto alle parole pronunciate da Zaky durante l’ultima visita dei genitori, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, ha dichiarato: “Era quello che avevamo immaginato e che temevamo. Patrick non ce la fa più. Anche la penultima dichiarazione era stata allarmante, questa lo è ancora di più”. Noury ha poi aggiunto: “Mi auguro che all’interno del governo italiano questo messaggio della famiglia di Patrick sia letto, circoli e produca una reazione immediata. Non possiamo perdere tempo. Il messaggio che arriva da Patrick è chiaro, bisogna reagire con la massima urgenza”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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