Attivista di Hong Kong richiede asilo politico nel Regno Unito

Pubblicato il 22 dicembre 2020 alle 9:54 in Hong Kong UK

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L’attivista ed ex-politico di Hong Kong Nathan Law ha rivelato di aver richiesto asilo politico al Regno Unito, il 21 dicembre, dopo aver passato sei mesi in esilio auto-imposto a Londra.

In un articolo apparso sul quotidiano The Guardian e citato da South China Morning Post, Law ha dichiarato di aver scelto di restare nel Regno Unito perché spera di lanciare un allarme al Paese e all’Europa rispetto al pericolo posto dal Partito comunista cinese (PCC) per i valori democratici. Per Law, il Regno Unito e i Paesi europei non si sono opposti a sufficienza a Pechino e in molti si sarebbero “illusi che la Cina sarebbe stata un partener strategico per l’occidente”. “Il processo di risveglio da tale illusione richiede del tempo. Negli USA, dove è stata adottata una posizione decisa contro la Cina, oggi vi è consenso bipartisan nell’identificarla come uno tra i principali nemici degli Stati Uniti” ha affermato Law, aggiungendo che lo stesso consenso vada istituito nel Regno Unito e in seno all’Unione Europea (UE). Sarebbe stato proprio con tale obiettivo che Law si sarebbe recato a Londra dove avrebbe deciso di restare e diventare un rifugiato politico per “suonare l’allarme” e ricordare quanti pericoli possa porre il PCC ai valori democratici. Rivolgendosi ai leader europei, Law ha affermato che non dovrebbero guardare ai soli vantaggi economici perché vi sarebbe molto altro da perdere.

Secondo quanto poi dichiarato da Law nella propria pagina Facebook, la richiesta d’asilo si sarebbe resa altresì necessaria in quanto avrebbe rischiato di non avere più documenti di identità perché, se fosse andato a rinnovarli all’ambasciata cinese a Londra, avrebbe rischiato di essere arrestato e riportato in Cina. Law si è definito il primo ex-legislatore di Hong Kong ad aver deciso di vivere una vita in esilio.

Nathan Law è stato eletto come membro del Consiglio legislativo di Hong Kong a seguito delle elezioni del 2016 quando aveva 23 anni, diventando così il più giovane legislatore dell’isola. Il suo mandato è stato però revocato nel 2017 in base ad una sentenza di un tribunale che aveva dichiarato il suo giuramento “non sincero”. L’attivista ha lasciato Hong Kong lo scorso giungo, a pochi giorni dall’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, approvata da Pechino il 30 giugno scorso. Nel mese di ottobre, ad Hong Kong è stato emesso un mandato di arresto nei confronti di Law dopo che l’attivista non si è presentato di fronte ad un tribunale per rispondere delle accuse di “raduno illegale” relative alla sua partecipazione ad una veglia il 4 giugno scorso al Victoria Park di Hong Kong. Nonostante le autorità dell’isola non abbiano rilasciato una lista di dissidenti ricercati, più fonti interne alla polizia locale avrebbero identificato Law come una delle persone attualmente all’estero ricercate per aver violato la legge sulla sicurezza nazionale.

Con la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge avrebbe leso l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione.

Per quanto riguarda il Regno Unito, che ha ceduto la sovranità di Hong Kong alla Cina nel 1997 dopo aver controllato l’isola dal 1842, il Paese ha annunciato più misure in risposta alla legge sulla sicurezza nazionale. Innanzitutto, Londra aveva da subito sospeso il trattato di estradizione tra Londra e Hong Kong e aveva stabilito l’estensione dell’embargo sulle armi a cui è sottoposta la Cina anche all’isola, il 20 luglio scorso, aggiungendo che le misure sarebbero restate in vigore fin quando non vi sarebbero state solide garanzie che armi ed estradizione non sarebbero stati utilizzati impropriamente, sotto la legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong.

Successivamente, Londra ha anche avanzato la possibilità per i possessori del passaporto di British National Overseas (BNO) e i loro familiari più stretti di trasferirsi nel Regno Unito per motivi di studio e lavoro e di accedere ad un percorso per ottenere la cittadinanza facilitato. I BNO sono quei cittadini di Hong Kong che si sono registrati per tale forma di nazionalità britannica, concessa prima che l’isola venisse ceduta alla Cina dal Regno Unito. Sebbene il titolo non consistesse in una cittadinanza inglese e non consentisse ai suoi detentori di vivere e lavorare in Inghilterra, tuttavia, garantiva loro assistenza consolare dalle rappresentanze di Londra.

Tali mosse avevano causato dure critiche da parte di Pechino e del governo di Hong Kong che ritengono la legge sulla sicurezza necessaria per preservare la stabilità di Hong Kong e interrompere le violenze verificatesi durante le proteste del 2019. Secondo alcuni osservatori, se Londra dovesse accettare la richiesta di asilo di Law, visto dalla Cina come un criminale separatista, i rapporti con Pechino potrebbero essere danneggiati e portare a contromisure.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047 ma, per molti, la legge sulla sicurezza nazionale li avrebbe danneggiati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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