Tunisia: ministro dell’Ambiente licenziato dopo il caso dei rifiuti dall’Italia

Pubblicato il 21 dicembre 2020 alle 15:29 in Italia Tunisia

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Il premier tunisino, Hichem Mechichi, ha deciso di licenziare il ministro degli Affari locali e dell’Ambiente, Mustapha Laroui, dopo che questo è stato coinvolto nel caso dei rifiuti importati illegalmente dall’Italia.

Mechichi, in realtà, non ha specificato le ragioni del licenziamento, ma la decisione del 20 dicembre è da collegarsi a una questione in corso da settimane. In particolare, nella sera del 2 novembre, il canale “El-Hiwar Ettounsi”, nel corso del programma televisivo “Le quattro verità”, ha rivelato l’esistenza di un contratto tra un’azienda tunisina, con sede a Sousse, ed una società italiana, che prevede il trasferimento di 120 tonnellate di rifiuti l’anno dall’Italia alla Tunisia, in cambio di circa 48 euro per ogni tonnellata importata. Stando a quanto riferito da fonti tunisine, dall’Italia sarebbero state esportate in Tunisia 70 container con circa 120 tonnellate di rifiuti, mentre più di altri 200 container sono stati depositati presso il porto di Sousse, in attesa di essere smistati.

A seguito del servizio dell’emittente tunisina, il Ministero degli Affari locali e dell’Ambiente ha annunciato di aver disposto l’apertura di un’inchiesta, volta ad indagare sul contratto stipulato tra la parte italiana e tunisina, autorizzando altresì una “missione di monitoraggio”. Ad oggi, le indagini sono ancora in corso, ma queste hanno già portato all’arresto di 12 persone, sulla base di una decisione emessa dal Tribunale di prima istanza di Sousse. Si tratta di funzionari e responsabili del Ministero dell’Ambiente tunisino e della Dogana, i quali sono stati chiamati in Procura per il 21 dicembre.

I rifiuti in questione sono di varia natura, ma includono altresì rifiuti ospedalieri, il che viola le norme vigenti in Tunisia, sia nazionali sia internazionali. Inoltre, secondo quanto riportato dal direttore dell’Agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti, Bashir Yahya, l’azienda di Sousse coinvolta ha sì ottenuto licenze, nel mese di maggio scorso, ma per ricevere e trattare rifiuti di plastica da riciclare. Pertanto, i rifiuti ricevuti dall’Italia non corrispondono alla tipologia per cui la compagnia era stata autorizzata ad operare. Per tale motivo, già tra giugno e luglio, la Dogana aveva sequestrato 70 container “grandi” e i successivi 212, con l’intento di trasferirli nuovamente in Italia.

Alcuni hanno definito il caso rivelato il 2 novembre uno dei peggiori “scandali ecologici” della storia della Tunisia. Circa l’identità dell’azienda italiana coinvolta, questa è stata rivelata da un sito di informazione tunisino, secondo cui la compagnia potrebbe essere di origine campana. In particolare, si tratterebbe della SRA Campania, con sede a Napoli. La parte tunisina coinvolta, invece, a detta della fonte, potrebbe essere Soreplast.

Nel frattempo, secondo quanto specificato dalla presidenza del governo tunisino, ad aver preso temporaneamente il posto di Laroui, vi è il ministro delle Attrezzature, dell’Edilizia e delle Infrastrutture, Kamel Eddoukh. Entrambi erano stati nominati nella nuova squadra governativa approvata il 2 settembre dal Parlamento. In tale quadro, il 17 novembre scorso, un deputato del blocco democratico, Badreddine Gamoudi, aveva riferito che il ministro dell’Ambiente aveva riconosciuto il verificarsi di irregolarità, il che lasciava preludere alla presenza di “intrighi”.

In Tunisia, le attività di raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti sono regolate da una serie di convenzioni internazionali, firmate dal Paese Nord-africano, oltre a misure nazionali. In particolare, gli imprenditori e le aziende interessate devono ottenere l’approvazione dell’Agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti, sviluppare uno “studio di impatto ambientale” e presentarlo all’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPE). Tali agenzie, collegate al Ministero dell’Ambiente, sono responsabili dell’approvazione dei fascicoli presentati.

Per quanto riguarda gli accordi internazionali, la Tunisia ha firmato la Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e il loro smaltimento, adottata a Basilea il 22 marzo 1989, e la Convenzione di Bamako sul divieto di importazione in Africa di rifiuti pericolosi e sul controllo dei movimenti transfrontalieri e la gestione dei rifiuti pericolosi nel continente. Infine, Tunisi ha anche firmato i codici europei dei rifiuti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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