Siria: Ain Issa, un fronte sempre più caldo

Pubblicato il 21 dicembre 2020 alle 17:07 in Medio Oriente Siria

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La strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia, sembra assistere ad una situazione di tregua dopo violenti scontri tra le Syrian Democratic Forces (SDF) e le fazioni filoturche. Nel frattempo, la Russia ha spostato le proprie truppe da Deir Ezzor verso le medesime aree di tensione nei pressi della M4. 

Secondo quanto riporta al-Arabiya, sulla base delle informazioni dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), violenti scontri ed esplosioni hanno provocato, nella notte tra il 18 e il 19 dicembre, circa 13 morti tra le file dei gruppi sostenuti da Ankara e altri 3 tra le SDF. Poi, dal 19 dicembre, la situazione sembra essersi placata e la circolazione è ripresa nel tratto tra Ain Issa, nel governatorato di Raqqa, e la città di Tal Tamr, ad Hasaka. A detta di al-Arabiya, gli scontri, che hanno ricevuto anche il via libera di Mosca, che avrebbe promesso guadagni petroliferi ai gruppi filoturchi, non hanno, però, cambiato la situazione sul campo in termini di zona di influenza. Ain Issa, pertanto, continua ad essere controllata dalle SDF, sebbene Mosca continui ad esercitare pressione affinchè queste cedano la città al regime siriano.

La strada internazionale M4 è considerata un collegamento di importanza rilevante per il Nord della Siria, parallela al confine con la Turchia e rappresenta altresì un canale di rifornimento per le forze curde. La M4 si estende dal confine con l’Iraq fino alla città costiera di Latakia, nel Nord-Est del Paese, passando per Qamishli, Tell Tamer, Ain Issa, Manbij, ma anche Aleppo e Idlib.

L’arteria era stata chiusa a seguito dell’operazione lanciata dalla Turchia il 9 ottobre 2019, nota come “Fonte di pace”, contro le Syrian Democratic Forces (SDF). Poi, il 5 marzo scorso, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un accordo che, oltre a stabilire una tregua per il governatorato Nord-occidentale di Idlib, ha definito l’organizzazione di pattuglie congiunte proprio sulla suddetta arteria strategica. Il fine ultimo di Ankara è creare un’area smilitarizzata, una “safe zone”, distante circa 30 km dal confine siro-turco. Tuttavia, nel corso degli ultimi mesi, le operazioni di pattugliamento sono state più volte ostacolate da gruppi locali così come dall’organizzazione jihadista, di ideologia salafita, Hayat Tahrir al-Sham (HTS), affiliata ad Al-Qaeda.

In tale quadro, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 21 dicembre, Mosca ha trasferito decine di membri del cosiddetto “Quinto Corpo” da Deir Ezzor ad Ain Issa. A detta del quotidiano, Mosca e Ankara si starebbero preparando, quindi, ad una battaglia volta a espellere le Syrian Democratic Forces. A tal proposito, una rete locale, Deir Ezzor 24, ha riferito che, nella sera del 20 dicembre, il numero di combattenti russi ha raggiunto le centinaia e si prevede che la Russia invierà altri uomini nelle prossime ore. A detta di alcune fonti mediatiche filorusse, Mosca ha provato in precedenza a evitare uno scontro militare, ma le SDF non si sono dette disposte a consegnare la città strategica alle forze del presidente siriano, Bashar al-Assad.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea, mentre la Turchia non accetta la loro presenza al confine siro-turco. 

Nel frattempo, il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è ormai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. La tregua del 5 marzo è stata pressoché rispettata nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse perlopiù dalle forze del governo siriano e degli attacchi contro le pattuglie congiunte russo-turche sulla strada internazionale M4. Tuttavia, il cessate il fuoco è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive e alla ripresa di un’escalation.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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