Rep. Centrafricana: Russia e Ruanda inviano truppe per contrastare tentato golpe

Pubblicato il 21 dicembre 2020 alle 18:28 in Africa Repubblica Centrafricana

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Il Ruanda e la Russia hanno inviato centinaia di truppe e rifornimenti nella Repubblica Centrafricana per aiutare il governo di Bangui a contrastare un’ondata di violenza pre-elettorale da parte di gruppi ribelli, domenica 20 dicembre. L’esercito centrafricano e le forze di pace delle Nazioni Unite sono riuscite ad evitare il colpo di Stato e a frenare i ribelli, che avevano occupato le città e le strade fuori dalla capitale. Il governo della Repubblica Centrafricana ha accusato l’ex presidente, Francois Bozizé, che ha guidato il Paese dal 2003 al 2013, di aver organizzato il tentato golpe dopo che tre potenti gruppi ribelli si erano fusi e avevano iniziato ad avanzare verso la capitale, Bangui. 

“La Russia ha inviato diverse centinaia di soldati e armi pesanti nel quadro di un accordo di cooperazione bilaterale”, ha riferito, lunedì 21 dicembre, il portavoce del governo, Ange Maxime Kazagui. “Anche i ruandesi hanno inviato diverse centinaia di uomini e hanno iniziato a combattere”, ha aggiunto. Il Ruanda ha confermato il dispiegamento e ha dichiarato che l’intervento è stato autorizzato in difesa delle sue truppe appartenenti alla forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (MINUSCA). Da parte di Mosca, invece, non ci sono state ancora conferme immediate, sebbene il Cremlino abbia espresso “seria preoccupazione” per gli eventi nella Repubblica Centrafricana. Guardie di sicurezza private, messe a disposizione da società russe, forniscono già protezione all’attuale presidente, Faustin-Archange Touadéra, e sono coinvolte nella formazione e nell’addestramento delle forze armate locali.

L’opposizione centrafricana sta chiedendo l’annullamento del voto parlamentare e presidenziale, previsto per il 27 dicembre, fino al “ripristino della pace e della sicurezza”. Le autorità accusano Bozize, la cui candidatura alla presidenza è stata respinta dal tribunale elettorale, di aver pianificato il colpo di stato insieme a diversi gruppi militanti, ma il portavoce del partito KNK, affiliato all’ex presidente, nega qualsiasi responsabilità. Stati Uniti, Francia e Russia, tuttavia, sostengono che Bozize abbia intenzione di interrompere le elezioni.

Il personale MINUSCA ha dichiarato, lunedì 21 dicembre, che, a seguito dell’attacco, ora c’è una “leggera tregua” vicino alla città di Yaloke. Una fonte di sicurezza ha aggiunto che la città di Mbaiki, a circa 100 km da Bangui, è tornata di nuovo tranquilla dopo i recenti scontri.

Nella Repubblica Centrafricana, le tensioni sono iniziate nel 2013, dopo il colpo di Stato con cui le milizie musulmane Seleka hanno deposto il presidente Bozize. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, effettuata il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. Dopo la fuga di Bozize, il leader dei Seleka, Michel Djotodia, si è autoproclamato presidente e il proseguire delle violenze ha provocato, verso la fine del 2013, l’intervento militare della Francia, avallato da un mandato delle Nazioni Unite. A seguito delle elezioni del 2016, Touadéra è stato nominato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non è più riuscito a recuperare il controllo di alcuni territori, che rimangono ancora in mano alle milizie armate. Nel febbraio 2019, il governo ha fatto il suo ottavo e ultimo tentativo di raggiungere una pace duratura, stipulando un accordo con 14 gruppi ribelli che controllano gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, da quel momento, la situazione non è ancora migliorata.

Secondo il Global Terrorism Index Report del 2019, la Repubblica Centrafricana è il 14° Paese al mondo per impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,62 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie Anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.7 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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