Pechino critica l’attacco alle aziende cinesi quotate in borsa negli USA

Pubblicato il 21 dicembre 2020 alle 17:52 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, il 21 dicembre, ha criticato la scelta del presidente statunitense Donald Trump di firmare una legge che potrebbe escludere le aziende cinesi dal mercato azionario degli USA a meno che non si attengano agli standard di audit statunitensi, sostenendo che tali disposizioni conterrebbero provvedimenti discriminatori nei confronti delle aziende cinesi.

Per Wang, l’ultima mossa di Washington sarebbe stata una forma di repressione politica ingiustificata nei confronti delle aziende cinesi quotate in borsa negli USA, che ostacolerà seriamente la normale quotazione delle società cinesi e distorcerà le regole di base dell’economia di mercato. Oltre a questo, per la Cina, il provvedimento adottato da Washington finirà per danneggiare lo stesso mercato statunitense.

Prima del Ministero Affari Esteri, anche il ministero del Commercio della Cina aveva criticato la scelta statunitense, sostenendo che Washington avesse già fatto utilizzo eccessivo delle misure di controllo nel settore dell’export per danneggiare le aziende, gli individui e le istituzioni di altri Paesi. Per la Cina, gli USA dovrebbero interrompere il proprio atteggiamento unilaterale e trattare in modo equo le aziende di tutti i Paesi, comprese quelle cinesi.

Lo scorso 18 dicembre, il presidente statunitense ha firmato il cosiddetto “Holding Foreign Companies Accountable Act”, in base al quale, le aziende che non si atterranno alle norme di sorveglianza e audit degli USA saranno rimosse dal mercato azionario statunitense entro tre anni.  La mossa colpirà quasi l’interezza delle aziende cinesi quotate su borse degli Stati Uniti, le quali non si attengono alle regole di audit statunitensi secondo quanto previsto dalla legge cinese. Prima della firma di Trump, lo Holding Foreign Companies Accountable Act era stato introdotto per la prima volta nel 2019 ed era stato poi passato all’unanimità dal Senato nel maggio 2020 e poi approvato dalla Camera dei Rappresentanti il 2 dicembre scorso.

L’ultimo provvedimento dell’amministrazione Trump non è indirizzato specificatamente alle aziende cinesi in particolare ma, secondo più osservatori, si tratterebbe dell’ultima mossa di Washington contro alcuni tra i più grandi attori dell’economia cinese. Nel contesto di un generale peggioramento delle relazioni bilaterali tra Pechino e Washington su più fronti, l’amministrazione Trump ha adottato una serie di strumenti come sanzioni, bandi alle importazioni ed esclusioni per mettere sotto pressione la Cina e molte delle sue maggiori aziende.

Ad esempio, il governo statunitense avrebbe cercato di mettere al bando applicazioni per smart phone quali WeChat e TikTok, citando motivazioni di sicurezza rispetto alla protezione dei dati degli utenti. Oltre a questo, gli USA hanno proibito alle proprie aziende di vendere prodotti al gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei. Quest’ultima era stata identificata come una minaccia alla sicurezza nazionale degli USA ed era stata inserita nella Entity List nel 2019, alla luce del suo legame con il governo e l’apparato militare della RPC, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Huawei aveva ritenuto tale mossa basata su insinuazioni e presupposti erronei.

L’ultimo episodio di ritorsione degli USA nei confronti di aziende cinesi risale, invece, allo scorso 3 dicembre, quando gli Stati Uniti hanno deciso di proibire l’ingresso nel proprio territorio di cotone prodotto nei Xinjiang Production and Construction Corps della regione autonoma del Xinjiang, in Cina, e di prodotti con esso realizzati, in quanto ritengono che la loro produzione sia avvenuta sfruttando i lavori forzati. In base al nuovo provvedimento, se le autorità di frontiera statunitensi determineranno che i prodotti in ingresso contengono cotone prodotto nei Xinjiang Production and Construction Corps bloccheranno i beni e richiederanno la fornitura di prove rispetto al fatto che i prodotti non siano stati realizzati utilizzando lavori forzati per rilasciare i prodotti. Tale provvedimento, costringerà molte aziende statunitensi a cambiare la propria catena di approvvigionamento.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.