L’UE rinnova l’impegno a preservare l’accordo sul nucleare

Pubblicato il 21 dicembre 2020 alle 19:29 in Europa Iran

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I ministri degli Esteri di Iran, Germania, Francia, Regno Unito, Cina e Russia hanno partecipato, lunedì 21 dicembre, ad una riunione di due ore presieduta dall’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Tema centrale del vertice è stato l’accordo sul nucleare firmato il 14 luglio 2015 e noto con il nome di Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). 

In un tweet pubblicato prima della riunione, Borrell ha affermato che obiettivo dell’incontro era quello di “ribadire l’impegno a preservare l’accordo sul nucleare”. Una dichiarazione congiunta, firmata al termine della discussione, ha ribadito che le parti si sono confrontate sul fatto che una piena ed effettiva attuazione del JCPOA da parte di tutti rimane cruciale e sulla necessità di affrontare al meglio le sfide in corso, anche sulla non proliferazione nucleare e sugli impegni di revoca delle sanzioni.

I ministri degli Esteri dei sei Paesi hanno riconosciuto l’importanza dell’accordo, sancito dalla risoluzione n. 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e lo hanno definito un “elemento chiave” nel regime di non proliferazione globale, nonché un risultato diplomatico in grado di contribuire alla pace regionale e internazionale. Le potenze mondiali hanno poi sottolineato che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) rappresenta l’unica organizzazione indipendente e imparziale in grado di verificare tecnicamente l’attuazione delle componenti dell’accordo sulla non proliferazione.

I ministri hanno altresì espresso il loro “profondo rammarico” per l’uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo, l’8 maggio 2018, e per l’imposizione, da parte dell’amministrazione Trump, di dure sanzioni economiche sull’Iran. “I ministri hanno convenuto di continuare il dialogo per garantire la piena attuazione del JCPOA da parte di tutti”, si legge nella dichiarazione. “I ministri riconoscono la prospettiva di un ritorno degli Stati Uniti nell’accordo e hanno sottolineato la loro disponibilità ad affrontare positivamente la questione in uno sforzo congiunto”, si legge ancora nel documento.

Il neo presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, ha promesso di riportare il suo Paese nell’accordo sul nucleare e di revocare le sanzioni, ma ha lasciato intendere che saranno necessari ulteriori negoziati sul programma missilistico iraniano e sulla sua influenza regionale. Anche i firmatari europei del JCPOA hanno fatto osservazioni simili, ma l’Iran ha categoricamente respinto qualsiasi ulteriore negoziato, affermando che l’accordo deve essere attuato come negoziato e firmato nel 2015.

Parlando dopo la videoconferenza, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha affermato che Teheran dovrebbe evitare di adottare tattiche che renderebbero difficile per Biden invertire la decisione di Trump sulla fuoriuscita dall’accordo. “Per rendere possibile un riavvicinamento con gli Stati Uniti sotto Biden, non dovrebbero esserci ulteriori manovre tattiche come quelle che abbiamo visto troppe volte nel recente passato”, ha detto Maas davanti ai giornalisti. “Questa possibilità, questa ultima finestra di opportunità, non deve essere sprecata”, ha aggiunto.

L’incontro virtuale di lunedì è arrivato pochi giorni dopo i colloqui, presieduti da un alto funzionario degli Affari Esteri dell’UE, Helga Schmid, tra alcuni diplomatici iraniani e altri firmatari dell’accordo. Durante l’incontro, il viceministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha affermato che l’amministrazione del presidente Hassan Rouhani sarà costretta ad adottare il nuovo disegno di legge approvato dal Parlamento nonostante sia contraria ad esso. Il progetto prevede di chiedere al governo iraniano e all’Agenzia per l’energia atomica del Paese di installare 1.000 centrifughe IR-6 di nuova generazione, di aumentare l’arricchimento dell’uranio e di espellere gli ispettori dell’AIEA, se l’Iran non dovesse riuscire a godere dei benefici economici promessi dall’accordo sul nucleare entro due mesi. In un’intervista pubblicata lunedì 21 dicembre, il capo del programma nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi, ha criticato il disegno di legge. “Da dove dovrebbero venire i soldi? Se si tratta di risorse locali, allora o non sanno quante risorse locali abbiamo o non sanno quanto costano le centrifughe IR-6 “, ha detto Salehi.

La legislazione, promossa dagli intransigenti che siedono nel Parlamento iraniano, è stata approvata in pochi giorni, a inizio dicembre, sulla scia dell’assassinio dello scienziato nucleare Mohsen Fakhrizadeh. Quest’ultimo è stato assassinato il 27 novembre in quello che Teheran ha definito un sofisticato attacco condotto tramite intelligenza artificiale da parte di Israele. L’arma utilizzata nell’omicidio sarebbe stata una mitragliatrice dotata di un “sistema intelligente controllato da satellite” e installata su un pickup.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.