Libia: l’Egitto ancora in prima linea per la sicurezza del Paese

Pubblicato il 21 dicembre 2020 alle 9:57 in Egitto Libia

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Il capo dei Servizi di Intelligence Generali egiziani, Abbas Kamel, si è recato a Bengasi, dove ha tenuto colloqui separati con il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), il generale Khalifa Haftar, e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh.

I meeting hanno avuto luogo nella giornata del 19 dicembre. In particolare, nel corso del bilaterale con il generale Haftar, sono state prese in esame questioni di mutuo interesse in materia di sicurezza. Kamel ha innanzitutto elogiato gli sforzi profusi dall’Esercito di Haftar nella lotta al terrorismo, che ha consentito l’arresto di persone ricercate a livello nazionale e internazionale. Al contempo, il capo dell’intelligence ha ribadito il sostegno del Cairo per i risultati raggiunti dal Comitato militare congiunto 5+5, attraverso cui si è giunti al cessate il fuoco, concordato il 23 ottobre scorso, e alle misure successive che mirano a stabilizzare il quadro militare e di sicurezza in tutta la Libia. Haftar, da parte sua, ha ringraziato l’Egitto per il ruolo che continua a svolgere nella risoluzione di diverse questioni del mondo arabo, tra cui quella libica.

L’incontro con Aguila Saleh ha, invece, rivolto lo sguardo verso il quadro politico libico, e, in particolare, al percorso promosso dalle Nazioni Unite, volto ad una risoluzione politica e definitiva della crisi, attraverso la formazione di nuovi organismi esecutivi e l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative, al momento previste per il 24 dicembre 2021. Anche in questo caso, è stato posto l’accento sul ruolo svolto dall’Egitto per promuovere stabilità e sicurezza in Libia, e Il Cairo si è detta disposta ad affiancare le Nazioni Unite e la comunità internazionale per favorire una soluzione inclusiva e permanente, oltre che a sviluppare ulteriormente le relazioni tra i due Paesi Nord-africani.

Secondo fonti egiziane, in entrambi i meeting, Kamel si è fatto portavoce di un messaggio del capo di Stato, Abdel Fattah al-Sisi, il quale, affermando il perdurante supporto alla vicina Libia, mirerebbe a preservare i guadagni ottenuti sino ad ora. Ad oggi, i fronti di combattimento libici stanno assistendo ad una fase di apparente tregua, mentre la Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL) guida le consultazioni del Forum di dialogo politico, il cui obiettivo è nominare i membri del futuro governo e del Consiglio presidenziale, attualmente ancora guidati dal premier Fayez al-Sarraj. Nel frattempo, il Comitato militare 5+5, formato da delegati dell’LNA e del governo tripolino, continua a discutere dell’implementazione dell’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre, che prevede altresì l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dal Paese.

Nel corso della crisi libica, l’Egitto si è posto a fianco dell’esercito di Haftar e, anche a seguito del cessate il fuoco, non è mai completamente uscito di scena. In tale quadro, risale al 5 ottobre, uno degli ultimi incontri di Kamel con l’ambasciatore statunitense in Libia, Richard B. Norland, e l’ambasciatore USA in Egitto, Jonathan R. Cohen, per discutere degli sviluppi relativi alla crisi libica. Personalità incontrate, nella medesima giornata, anche da Saleh. In precedenza, il 28 e 29 settembre, era stata la città egiziana di Hurgada ad ospitare uno dei primi round dei colloqui del Comitato militare congiunto 5+5, durante il quale erano state fornite “raccomandazioni” ritenute rilevanti per la stabilizzazione del cessate il fuoco e il raggiungimento di una tregua permanente in Libia.

In tale quadro, l’Egitto, il 6 giugno scorso, aveva invitato l’esercito del governo di Tripoli e il suo alleato turco a porre fine ai combattimenti, esortando le parti impegnate nel conflitto ad allontanare le forze straniere dalla Libia. Diversi Paesi arabi ed europei, come la Francia, avevano apprezzato la mossa egiziana, ma la Turchia e le stesse forze tripoline hanno ignorato la cosiddetta “Iniziativa Cairo”. Ciò ha portato il presidente egiziano, al-Sisi, il 20 giugno, ad ordinare alle proprie forze aeree di prepararsi ad un’eventuale operazione interna o esterna all’Egitto.

Il rischio di un’ulteriore escalation è stato successivamente scongiurato dalla prima dichiarazione del cessate il fuoco del 21 agosto. Tale tregua era stata accolta dal Cairo, ma, secondo alcuni, vi erano dei punti da dover essere chiariti e che avrebbero determinato il futuro delle relazioni con Tripoli. Primo fra tutti, lo smantellamento delle milizie e dei gruppi terroristici e l’espulsione dei mercenari dai territori libici. L’Egitto, a detta di esperti, è consapevole che stabilire intese con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) andrebbe nel proprio interesse e salvaguarderebbe la stabilità del Paese. Al contempo, non è da escludersi la permanenza di personalità vicine al Cairo nello scenario politico libico, tra cui il presidente del Parlamento di Tobruk, Saleh, e di tutte quelle parti che opereranno per realizzare “il progetto nazionale libico” e prevenire la “disintegrazione dello Stato”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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