Sudan: proteste della popolazione

Pubblicato il 20 dicembre 2020 alle 13:00 in Africa Sudan

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Migliaia di sudanesi si sono riversati nelle strade delle città del Sudan il 19 dicembre, per chiedere riforme più rapide in occasione del secondo anniversario della nascita, nel 2018, del movimento che aveva portato alla caduta del regime di Omar al-Bashir, deposto a seguito di sollevamenti popolari e all’intervento delle forze armate, l’11 aprile 2019.

Le manifestazioni del 19 dicembre hanno continuato a chiedere cambiamenti nel Paese e giustizia, durante una marcia verso i cancelli del palazzo presidenziale della capitale Khartoum, durante la quale sono state sventolate bandiere nazionali e issate immagini dei cosiddetti “martiri” delle proteste. Nel distretto di Al-Sahafa, nella capitale i manifestanti hanno incendiato pneumatici. Oltre a Kharthoum, altre manifestazioni sono state organizzate a Madani, a Port Sudan e a Kassala.

La maggior parte dei manifestanti è formata da giovani che, secondo The New Arab, sarebbero frustrati per la mancanza di cambiamenti nel generale contesto di una grave crisi economica. Uno di loro ha affermato: “Oggi abbiamo lanciato un messaggio molto chiaro al governo civile e militare[…] Abbiamo il potere delle strade, è la nostra arma e la utilizzeremo se le nostre richieste non saranno accolte”. 

Il 19 dicembre 2018, il movimento di protesta a guida studentesca aveva iniziato a manifestare nel Paese chiedendo maggiori libertà e la fine dell’isolamento internazionale del proprio Paese. Dopo la caduta di Al-Bashir, mentre quest’ultimo è stato condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione ed è sottoposto a processi,  i responsabili della repressione delle proteste popolari iniziate nel 2018 non sarebbero stati ancora portati di fronte alla giustizia.

Al momento, il Sudan è guidato da un governo transitorio a composizione mista civile e militare, con a capo il primo ministro Abdalla Hamdok, che è stato creato per portare a conclusione i conflitti in corso nel Paese e per andare incontro alle richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario. n tale quadro, Hamdok, ha prestato giuramento, il 21 agosto 2019, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura.

Ad oggi, il Sudan versa in una grave crisi economica caratterizzata da un progressivo aumento dell’inflazione e dalla continua perdita di valore della propria moneta, la sterlina sudanese. Nel Paese mancano beni essenziali quali carburante, pane e medicinali. All’interno dell’esecutivo transitorio, poi, starebbero crescendo tensioni tra i membri della parte civile e quelli della fazione militare.

Tra gli ultimi sviluppi positivi registrati nel Paese, dopo 27 anni, gli Stati Uniti hanno formalmente rimosso il Sudan dalla lista nera degli Stati sponsor del terrorismo, il 14 dicembre scorso. Il governo degli Stati Uniti aveva aggiunto il Sudan alla sua lista di “sponsor statali del terrorismo” nel 1993 sostenendo che il governo di al-Bashir stesse sostenendo gruppi terroristici africani. Tale designazione aveva reso impossibile per il Sudan accedere ad agevolazioni quali la cancellazione del debito o a finanziamenti provenienti da istituzioni internazionali.

La rimozione dalla lista era una priorità assoluta per il governo di transizione del Sudan. Per raggiungere tale risultato Khartoum aveva  dovuto dapprima pagato un risarcimento da 335 milioni di dollari alle vittime americane dell’attacco contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania del 1998. Successivamente, sebbene Khartoum abbia cercato di minimizzare la connessione tra i due avvenimenti, la decisione statunitense è arrivata dopo che il Sudan ha accettato di normalizzare le relazioni con Israele, il 23 ottobre scorso. Il Paese è stato uno tra i quattro Stati arabi, insieme agli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain e, più recentemente, il Marocco, a normalizzare le relazioni con Israele negli ultimi 3 mesi.

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Camilla Canestri

di Redazione

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