Israele: che cosa sappiamo su “D”, il misterioso nuovo capo dell’intelligence

Pubblicato il 20 dicembre 2020 alle 7:00 in Israele Medio Oriente

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha riferito di aver selezionato un nuovo capo per l’agenzia di intelligence israeliana, il Mossad. Al momento, però, l’identità resta sconosciuta.

La notizia è giunta il 15 dicembre, quando il premier Netanyahu ha dichiarato di voler nominare come prossimo capo del Mossad l’attuale vice, in inglese “deputy”, termine da cui potrebbe derivare l’iniziale con cui è stata indicata, fino ad ora, l’identità del prescelto, ovvero “D.”, in ebraico “dalet”. La nomina è attualmente al vaglio della Commissione Goldberg, la quale, secondo la legge, è chiamata a esaminare le candidature dei maggiori funzionari di Stato. D. andrà a sostituire Yossi Cohen, il quale, dopo aver guidato i servizi di Sicurezza Nazionale di Israele dal 2013, è stato a capo del Mossad per più di cinque anni, a partire dal 2016. Salvo controindicazioni, il nuovo misterioso capo degli 007 assumerà ufficialmente l’incarico il primo giugno 2021.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, quello del 15 dicembre è stato un annuncio a sorpresa che ha alimentato le già accese tensioni a livello politico tra il premier e il suo vice, nonché ministro della Difesa, Benny Gantz, protagonisti di una crisi che potrebbe presto portare a elezioni anticipate. Netanyahu non ha rilasciato dichiarazioni sulla propria scelta unilaterale, mentre Gantz ha semplicemente affermato di essere in attesa del responso della Commissione Goldberg, consapevole che il Mossad dovrà affrontare grandi sfide per garantire la sicurezza di Israele.

Dall’ufficio del premier sono giunte informazioni secondo cui il futuro capo dell’intelligence vanta una vasta esperienza nell’organizzazione. Ciò che sappiamo di D. è che ha affiancato Cohen per circa due anni, che ha 55 anni ed è sposato, con 4 figli. Il futuro capo dell’intelligence ha iniziato la propria carriera prestando servizio presso le unità Sayeret Matkal, forze speciali delle Forze di Difesa Israeliane, definite d’élite, tra le principali con compiti di ricognizione speciale. Poi, all’età di 30 anni, D. è approdato al Mossad, dove, nel corso di 25 anni, ha fatto parte di diversi dipartimenti. In particolare, egli è stato a capo della divisione Tsomet, responsabile del reclutamento degli agenti dei servizi segreti, ed è qui che ha conosciuto Cohen, definito il suo mentore. Poi, D. ha prestato servizio, da vicecapo, presso la sezione di intercettazione Keshet. Nel corso della sua carriera, stando a quanto riporta al-Jazeera, il futuro capo del Mossad ha svolto un ruolo in complesse operazioni segrete, gestendo le attività dell’agenzia in tutto il mondo.

Un giornalista israeliano, Ronen Bergman, altresì esperto di affari militari, ha dichiarato che il futuro capo dell’intelligence appartiene alla scuola dell’ex direttore del Mossad, Meir Dagan, così come di Cohen. Motivo per cui, la scelta di Netanyahu rappresenta una forma di sostegno per una delle due scuole più rilevanti dei servizi di intelligence, alla cui base vi è l’idea secondo cui è necessario effettuare operazioni dall’esito chiaro e che lascino il segno, o, meglio, che provochino danni agli avversari.

A detta di Bergman, il potenziale capo del Mossad dovrà affrontare diverse sfide. La prima è rappresentata dalla lotta all’Iran e ai gruppi regionali ad esso affiliati, oltre che al programma nucleare di Teheran. Il secondo compito consisterà nel preservare le relazioni e il ruolo dei servizi di intelligence israeliani in Medio Oriente, i quali, secondo il giornalista, hanno svolto un ruolo rilevante nei recenti accordi di normalizzazione raggiunti da Israele. Tuttavia, ha dichiarato Bergman, ciò che preoccupa il Mossad è il presidente statunitense neoeletto, Joe Biden, che, diversamente dal suo predecessore, Donald Trump, potrebbe non concedere un ampio margine di manovra per le operazioni israeliane.

In tale quadro, D. sarà chiamato a fornire al primo ministro analisi strategiche per determinare le mosse migliori per il Paese, prevedendo altresì i futuri scenari geopolitici. Secondo diverse fonti, Cohen è stato in grado di portare a termine i compiti diplomatici più delicati e ha assunto un ruolo cardine nei recenti accordi di normalizzazione con gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein. Inoltre, il capo ancora in carica è stato uno stretto confidente di Netanyahu, vista la sua carriera da consigliere per la sicurezza nazionale, e, oltre ad essere divenuto una figura popolare, Cohen ha contribuito a rafforzare il Mossad, accrescendone bilancio e funzionari.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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