Gli ultimi spostamenti nello Stretto di Taiwan creano tensioni

Pubblicato il 20 dicembre 2020 alle 19:32 in Cina Taiwan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le autorità di Taipei hanno dispiegato le proprie Marina e Aviazione nello stretto di Taiwan il 20 dicembre, dopo che una portaerei cinese ha solcato tali acque nella stessa giornata. Il giorno prima, invece, il passaggio di una nave da guerra statunitense aveva allarmato Pechino.

Il Ministero della Difesa di Taiwan ha reso noto che la portaerei cinese Shandong, la più nuova della flotta di Pechino, e altre 4 navi da guerra dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) hanno attraversato lo stretto di Taiwan il 20 dicembre, dopo aver lasciato il porto cinese di Dalian, nella provincia cinese Nord-orientale di Liaoning, lo scorso 17 dicembre. Alla luce di ciò, il Ministero della Difesa taiwanese ha affermato che Taipei ha inviato 6 navi da guerra e 8 aerei militari a monitorare gli spostamenti del gruppo di navi dell’EPL. Prima del 20 dicembre, la Shandong aveva attraversato lo stretto di Taiwan il 26 dicembre 2019, mentre, nel corso del 2020, la portaerei Liaoning aveva solcato le stesse acque due volte, il 12 e 23 aprile scorsi.

Il 19 dicembre, Pechino aveva invece lamentato il passaggio nello Stretto di Taiwan di navi da guerra statunitensi, sostenendo che si sia trattato della 12esima missione della Marina statunitense condotta in tali acque nel 2020. Il Comando orientale dell’EPL, Zhang Chunhui, ha affermato che nella notte tra il 18 e il 19 dicembre, il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense USS Mustin, che appartiene alla settima flotta pacifica degli USA e ha la propria base in Giappone, ha attraversato lo stretto di Taiwan. Le forze del Comando orientale dell’EPL hanno monitorato tale passaggio.

Per la Cina, nell’ultimo periodo, gli USA avrebbero attraversato lo Stretto di Taiwan di frequente riaccendendo la questione taiwanese, ammiccando alle forze indipendentiste dell’isola e mettendo a repentaglio la pace e la stabilità dell’area. Pechino ha ritenuto che le azioni statunitensi sia state “esibizionismo militare” e che Washington stia utilizzando l’isola come una sua pedina. Da parte sua, la Marina degli USA ha affermato che il passaggio della USS Mustin sia stato un segnale dell’impegno statunitense per un Indo-Pacifico libero e aperto e che le forze armate  del Paese continueranno a sorvolar, navigare e operare ovunque la legge internazionale lo consenta.

Di recente, Pechino ha intensificato la pressione su Taiwan anche aumentando le proprie attività militari nello Stretto di Taiwan con esercitazioni, passaggi e sconfinamenti. In particolare, tali attività sono incrementate in seguito alla visita ufficiale a Taiwan del segretario alla Salute e ai Servizi umani degli Stati Uniti, Alex Azar, condotta dal 9 al 12 agosto scorsi e che ha rappresentato il viaggio di più alto livello di un funzionario statunitense a Taipei dal 1979. Il 10 agosto scorso, aerei da combattimento dell’Esercito Popolare di Liberazione di Pechino hanno brevemente attraversato la Linea Mediana, il confine marittimo de facto tra Taipei e Pechino nello stretto di Taiwan, per la prima volta dopo molti anni. Da allora, tali episodi si sono ripetuti e, al contempo, Taiwan ha accolto altri rappresentanti degli USA, ovvero il sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach, il 17 settembre scorso e il direttore dell’intelligence del Comando dell’Indo-Pacifico, il retro-ammiraglio, Michael Studeman, il 22 novembre successivo.

Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD) nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola lo scorso 11 gennaio, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. In base a quest’ultimo, Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia sotto il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. Tuttavia, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha però più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. Nel caso in cui ciò avvenisse Taipei è pronta ad adottare il cosiddetto “Concetto di Difesa Generale”, elaborato dall’ammiraglio Lee Hsi-min, una strategia difensiva che si baserebbe sullo sfruttamento di vantaggi asimmetrici nell’evenienza di un’invasione cinese su larga scala e che si fonda su tre pilastri: protezione delle forze armate, battaglie decisive nelle zone costiere e distruzione del nemico al suo approdo nelle spiagge.

Al momento, a livello internazionale, il governo di Taipei è impegnato ad intensificare i propri rapporti con gli USA, suo maggior fornitore d’armi, nonostante la ferma opposizione della Cina e il fatto che dal primo gennaio 1979 gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo di Pechino a scapito di quello di Taipei.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.