Afghanistan: attacco dell’ISIS contro una base USA, esplosioni anche a Kabul

Pubblicato il 20 dicembre 2020 alle 9:00 in Afghanistan USA e Canada

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Cinque missili hanno colpito la più grande grande base aerea statunitense in Afghanistan, la Bagram Airfield, situata nella provincia di Parwan, a Nord di Kabul, il 19 dicembre. L’attacco non ha causato vittime ed è stato rivendicato dall’ISIS. Il 20 dicembre, invece, nella capitale afghana una bomba ha ucciso almeno 8 persone, compresi donne, bambini e anziani, e ne ha ferite più di 15, tra i quali un parlamentare afghano, Khan Mohammad Wardak.

L’annuncio dell’attacco alla base aerea statunitense è stato dato dalla NATO e dalle autorità locali. La portavoce del governatore della provincia di Parwan, Wahida Shahkar, ha affermato che in totale sono stati dodici i missili posizionati su un veicolo per essere lanciati contro l’obiettivo statunitense, sette sono stati disinnescati dalla polizia e cinque hanno raggiunto la Bagram Airfield. Shahkar non ha però specificato se nella base aerea vi siano stati vittime, feriti o danni ma ha confermato che, al momento, non vi sarebbero stati morti tra i civili. Più tardi, un funzionario della NATO ha confermato la dinamica dell’attacco e ha affermato che secondo le prime informazioni la base aerea non avrebbe subito danneggiamenti. La stessa base di Bagram, già lo scorso 9 aprile, era stata il bersaglio un attacco missilistico rivendicato dall’ISIS, a seguito del quale non erano state causate vittime.

Il 20 dicembre, invece, il portavoce del Ministero dell’Interno afghano, Tariq Arian, ha annunciato che, in tale giornata,  un’auto-bomba è esplosa mentre passava un convoglio con a bordo Wardak nel quartiere di Khoshal Khan, a Kabul. L’esplosione ha provocato un incendio e danni alle abitazioni circostanti. Al momento nessun gruppo ha rivendiato la responsabilità dei fatti ma, di recente, le attività dello Stato Islamico in Afghanistan, la cui organizzazione affiliata locale è nota come Stato Islamico di Khorasan, hanno interessato soprattutto la capitale afghana Kabul.

I militanti dello Stato Islamico hanno, ad esempio, rivendicato gli attacchi del 12 dicembre scorso, durante i quali è morta almeno una persona e più quartieri di Kabul sono stati colpiti, compresa la zona dell’Aeroporto Internazionale di Hamid Karzai, situato a 5 km dal centro della capitale. In precedenza, l’ISIS aveva rivendicato anche gli attacchi mortali nei quali avrebbero perso la vita almeno 50 persone, rispettivamente il 21, l’11 e il 2 novembre scorsi.

Il 19 dicembre, oltre all’attacco contro la base statunitense un’auto con a bordo civili è esplosa dopo aver urtato una bomba collocata lungo la strada, uccidendo 4 persone, nella provincia settentrionale di Balkh. Il portavoce del Ministero dell’Interno afghano ha incolpato i talebani ma questi ultimi non hanno ancora rilasciato dichiarazioni in merito.

Oltre ai frequenti attacchi dell’ISIS contro Kabul, in Afghanistan è in corso anche un conflitto interno tra il gruppo armato dei talebani e le forze del governo di Kabul. Al momento, però, tra questi ultimi due sono in corso negoziati di pace, iniziati a Doha, in Qatar, lo scorso 12 settembre, per porre fine ai 19 anni di conflitto interno che hanno afflitto il Paese. Dopo un periodo d’impasse, nel quale non erano stati raggiunti progressi significativi, il 2 dicembre scorso, i rappresentanti dei talebani e quelli del governo di Kabul hanno ufficialmente raggiunto un accordo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace. Nel frattempo, però, le violenze interne al Paese non si sono interrotte.

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata a sua volta resa possibile da un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani lo scorso 29 febbraio a Doha, in base al quale, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. Alla luce di ciò, lo scorso 17 novembre gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei propri soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato del presidente uscente statunitense, Donald Trump, attesa per metà gennaio 2021. Dalla firma degli accordi di pace con gli Stati Uniti, i talebani avrebbero ridotto drasticamente i grandi attacchi condotti contro le zone urbane del Paese ma, nelle aree rurali, gli scontri con le forze governative sarebbero aumentati e le parti si sono ripetutamente accusate di stare cercando di ampliare il territorio sotto il proprio controllo.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti.  In totale sono stati 2.300 i soldati statunitensi che hanno perso la vita in Afghanistan e 20.000 quelli feriti.

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Camilla Canestri

di Redazione

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