Pompeo: la Russia è colpevole dell’attacco informatico contro gli USA, Trump sminuisce i fatti

Pubblicato il 19 dicembre 2020 alle 19:17 in Russia USA e Canada

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Il segretario di Stato uscente degli USA, Mike Pompeo, ha annunciato, il 18 dicembre, che la Russia è responsabile dell’enorme e perdurante campagna di spionaggio informatico ai danni del governo statunitense e del settore privato del Paese. Il 19 dicembre, però, il presidente statunitense, Donald Trump, in un post su Twitter, ha sminuito l’entità dell’attacco informatico subito dal proprio Paese.

Nel corso di un’intervista con il programma radiofonico The Mark Levin Show, Pompeo ha affermato: “È stato uno sforzo significativo e ritengo sia il caso di poter affermare chiaramente che sono stati i russi a perpetrare tali attività”. Con quest’ultima affermazione, il segretario di Stato è stato il primo funzionario dell’amministrazione Trump ad incolpare direttamente la Russia per l’attacco informatico subito dagli Stati Uniti e che ha interessato, tra gli altri, anche lo stesso Dipartimento di Stato. Pompeo non ha tuttavia aggiunto maggiori informazioni in quanto le indagini sarebbero ancora in corso e non ha nemmeno specificato quale ramo del governo di Mosca abbia perpetrato l’attacco. Rispetto a quest’ultima questione, alcuni funzionari statunitensi hanno affermato, in forma privata, che potrebbe trattarsi del Servizio di intelligence internazionale russo (SVR).

Fino al 18 dicembre, l’amministrazione Trump si era astenuta dall’indicare un responsabile dei fatti e, fino al 19 dicembre, non si era espresso in merito neanche lo stesso presidente, il quale ha sempre ribadito il proprio scetticismo rispetto alla presunta interferenza di Mosca nelle elezioni presidenziali del 2016. Dal suo profilo Twitter, Trump ha affermato: “Il cyber attacco è ancor più grande nei Media delle Notizie False di quanto non lo sia in realtà […] Sono stato perfettamente informato ed è tutto sotto controllo”. Il presidente statunitense ha poi affermato che l’attacco avrebbe potuto altresì aver colpito “le nostre ridicole macchine per il voto” durante le elezioni delle scorso 3 novembre alle quali è risultato sconfitto. Trump ha quindi affermato: ” adesso è ovvio che io abbia vinto di molto”. Tuttavia, lo stesso Twitter ha segnalato quest’ultima affermazione sostenendo che “più fonti hanno descritto le elezioni diversamente”.

Al momento, le agenzie governative di Washington, così come le compagnie private che sono state colpite stanno cercando di capire la portata delle violazioni subite, come sia stato possibile per i russi eseguirle senza essere intercettati per mesi e come prevenire rischi futuri.

L’attacco contro alcune agenzie governative degli Stati Uniti sarebbe stato identificato per la prima volta lo scorso 13 dicembre, quando la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency federale aveva emesso un avviso in merito ad uno “sfruttamento attivo” della piattaforma SolarWinds Orion. La società ha successivamente riferito che i prodotti di monitoraggio che aveva rilasciato a marzo e giugno 2020 avrebbero potuto essere stati utilizzati come armi in un attacco “altamente sofisticato”, lanciato da uno Stato. In particolare, la violazione informatica sarebbe stata eseguita per mezzo di un aggiornamento del software Orion nel quale i russi avrebbero inserito un malaware dal quale sarebbe stata creata una via d’accesso ai sistemi delle vittime.

Con il passare dei giorni, più agenzie hanno rilevato attacchi informatici e, finora, oltre al Dipartimento di Stato, sarebbero stati attaccati anche di Dipartimenti del Tesoro, della Sicurezza Nazionale, dell’Energia e del Commercio, ma anche l’Istituto Nazionale per la Salute. Al momento, non vi sarebbero prove che le intrusioni abbiano causato disagi o danni interni ai sistemi colpiti ma, secondo lo Washington Post, nonostante lo SVR si occupi principalmente di spionaggio non andrebbe escluso che le azioni fin qui condotte non potranno essere seguite da altre che vadano oltre. Da parte sua, intanto, la Russia ha negato la responsabilità dei fatti.

Lo scorso 16 dicembre, la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale di Washington aveva rilasciato un avviso in cui aveva denunciato le violazioni definendole “un grave rischio per il governo federale”, così come per lo Stato e i governi locali, le infrastrutture primarie e il settore privato.   Per quanto riguarda quest’ultimo, secondo interviste rilasciate dal suo presidente Brand Smith, tra il 13 e il 14 dicembre scorsi, Microsoft aveva denunciato a più agenzie federali di aver subito violazioni. Al momento, l’azienda ha riferito che, a livello globale, circa 40 tra i suoi clienti hanno subito attacchi informatici. L’80% di questi ha sede negli USA mentre la parte restante in Messico, Canada, Belgio, Spagna, Regno Unito, Israele e Emirati Arabi Uniti (UAE). Microsoft ha però specificato che si tratta di clienti  dell’azienda i quali non sono stati tuttavia hackerati attraverso i propri servizi di cluod o altre funzioni fornite dall’azienda.

Finora, la Russia ha negato di avere alcun collegamento con gli attacchi. Intanto, però, l’ex-consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Tom Bossert, ha dichiarato che, nello scenario configuratosi, l’accusa di Pompeo ha rappresentato un “passo molto importante”. Bossert ha affermato: “Gli USA possono indirizzare la propria attenzione e unire il mondo contro tale oltraggio.[…] Dobbiamo imporre un costo ai russi”.

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Camilla Canestri

di Redazione

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