L’Egitto in attesa dei Sukhoi di Mosca

Pubblicato il 19 dicembre 2020 alle 7:01 in Egitto Russia

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L’Egitto attende l’arrivo dei caccia multiruolo Sukhoi Su-35, fabbricati in Russia, e spera che questi possano giungere nel Paese prima dell’insediamento del presidente statunitense neoeletto, Joe Biden.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 18 dicembre, con riferimento a un accordo da 2 miliardi di dollari, raggiunto il 18 marzo 2019 da Egitto e Russia, che prevede la fornitura di 24 aerei da combattimento Su-35, di fabbricazione russa, con annesse le attrezzature correlate. Il patto prevede la consegna dei jet da combattimento tra il 2020 e il 2021, ma, già il 23 luglio scorso, il primo gruppo di caccia Su-35 è stato visto decollare dall’impianto di aviazione di Komsomol’sk-na-Amure per dirigersi verso le regioni europee della Russia, da dove ripartire per l’Egitto. Tuttavia, né la parte russa né quella egiziana hanno mai fornito commenti ufficiali sull’acquisizione.

Ora, fonti egiziane hanno rivelato ad al-Araby al-Jadeed che cinque Su-35 potrebbero presto giungere nel Paese Nord-africano, dopo che Il Cairo ha portato a termine le operazioni e le procedure necessarie. In particolare, a detta delle fonti, un gruppo di piloti militari egiziani ha completato il periodo di addestramento, il che significa che l’Egitto potrebbe essere in grado di ricevere il primo lotto prima dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca, previsto per il 20 gennaio 2021. Washington, in precedenza, si è opposta all’accordo tra Mosca e Il Cairo, minacciando di punire con sanzioni l’acquisto degli aerei russi, e affermando che l’intesa avrebbe minato i rapporti degli USA con l’Egitto.

Tuttavia, stando a quanto rivelato dalle fonti, l’Egitto ha giustificato al partner statunitense l’acquisizione dei Sukhoi 35, affermando di voler salvaguardare la propria sicurezza sia interna sia marittima. Ciò sarebbe avvenuto in incontri non ufficiali che hanno visto delegazioni egiziane dirigersi di persona al Pentagono. Parallelamente, secondo quanto riportato da al-Araby al-Jadeed, Il Cairo ha proposto al partner statunitense di venderle equivalenti dei Sukhoi russi, ovvero i caccia F-35 già forniti a Israele, ma Washington non ha accettato l’offerta.

Secondo le fonti egiziane, l’Egitto prevede che la presenza di Biden alla Casa Bianca possa apportare diversi cambiamenti per il Medio Oriente e, alla luce della propria politica di diversificazione delle fonti di armamenti, è determinato a concludere l’accordo con Mosca quanto prima, oltre ad accelerare la propria corsa alle armi. Dopo aver ricevuto i caccia, l’Egitto diventerà il secondo acquirente straniero di Su-35 dopo la Cina, che ha ricevuto 24 aerei nel periodo 2016-2018.

Come riporta al-Araby al-Jadeed, i caccia multiruolo russi, lunghi circa 22 metri e alti 6 metri, sono in grado di raggiungere una velocità di 2.800 chilometri all’ora e un’altitudine di 11 chilometri, con un raggio di 4.500 chilometri. Questo significa che sono più veloci degli F-35, la cui velocità è pari a 1.900 chilometri orari. Inoltre, se dotati di serbatoi di carburante esterni, i Su-35 possono avere un’autonomia maggiore, così da raggiungere obiettivi distanti. Inoltre, il jet russo è equipaggiato con diversi tipi di missili a corto, medio e lungo raggio, con un’elevata precisione, nonché di un sistema radar avanzato che gli conferisce la capacità di tracciare un gran numero di obiettivi nemici e distruggere tutti i tipi di bersagli aerei, terrestri e marittimi. Non da ultimo, il Su-35 è dotato di un buon livello di manovrabilità, che, aggiunta ai missili aria-aria a lungo raggio, gli fornisce un vantaggio qualitativo nel caso di combattimenti aerei.

Nonostante la tregua apparente presso i fronti di combattimento libici, evidenziano alcuni analisti, Il Cairo è consapevole di essere circondato da pericoli, che potrebbero provenire da territori non direttamente confinanti. Uno degli attori che sembra incutere maggiore timore è la Turchia, che potrebbe mettere in pericolo gli interessi egiziani sia in Libia sia nel Mediterraneo orientale, così come nel Corno d’Africa. Parallelamente, l’Egitto sembra sentirsi minacciato dai recenti sviluppi in Etiopia, timoroso delle conseguenze per il futuro “del conflitto idrico tra i Paesi del bacino del Nilo”.

Di fronte a tale scenario, un esperto militare, il maggiore generale Talaat Muslim, ha affermato che l’Egitto sta attualmente esplorando le aree geopolitiche da cui provengono minacce dirette, verso cui, negli ultimi anni, aveva prestato poca attenzione, in quanto maggiormente concentrato sul fronte orientale con Israele e la Striscia di Gaza. Questo perchè Il Cairo si è reso conto dei pericoli provenienti anche da altri fronti e, pertanto, sente l’esigenza di sviluppare sia capacità militari interne sia alleanze esterne, visto che eventuali conflitti futuri vedrebbero contrapposti blocchi politici e militari e non soltanto due singole forze che su affrontano sul terreno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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