La presa di posizione del Parlamento europeo contro l’Egitto

Pubblicato il 19 dicembre 2020 alle 18:47 in Egitto Europa

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Il Parlamento europeo ha passato una risoluzione con la quale gli Stati membri dell’Unione europea (UE) sono stati esortati a considerare di imporre sanzioni contro l’Egitto e adottare altre forme di punizione per la repressione dei diritti umani degli attivisti perpetrata dalle autorità del Paese Nord-africano, il 18 dicembre.

I voti in favore della risoluzione, che è un atto non vincolante, sono stati 434, i contrari 49 e gli astenuti 202.I politici europei hanno sottolineato la necessità di una risposta che sia “unita e risoluta” degli Stati membri dell’UE che devono mettere in campo tutti gli strumenti a loro disposizione contro le azioni perpetrate dall’Egitto per mettere a tacere gli attivisti, così da garantire un progresso concreto nella storia dei diritti umani del Paese africano.

La risoluzione adottata dall’istituzione dell’UE recita: “Il Parlamento deplora ancora una volta e con la massima fermezza la continua e crescente repressione, per mano delle autorità statali e delle forze di sicurezza egiziane, ai danni dei diritti fondamentali e di difensori dei diritti umani”. Alla luce di ciò, il documento ha poi sottolineato la necessità di “un riesame approfondito ed esaustivo dei rapporti dell’UE con l’Egitto”, andando a riconsiderare aspetti fondamentali quali il “il meccanismo di sostegno al bilancio della Commissione”, richiedendo che gli aiuti UE all’Egitto vengano limitati “agli attori democratici e alla società civile” e che vi sia “maggiore trasparenza per tutte le forme di sostegno finanziario o di formazione” fornite dagli organi del blocco europeo.

L’Egitto, da parte sua, ha criticato aspramente la risoluzione passata dal Parlamento europeo lo stesso 18 dicembre, sostenendo che l’istituzione stia perseguendo obiettivi “politicizzati” e una “politica sbilanciata”. La Camera dei Rappresentanti dell’Egitto ha quindi rilasciato una dichiarazione in cui si legge: “La risoluzione è altresì inaccettabile perché comprende molte dichiarazioni fuorvianti sulla situazione dei diritti umani in Egitto, per non parlare del fatto che non è in armonia con il partenariato UE-Egitto”.

L’esecutivo egiziano, con a capo il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha di recente attirato l’attenzione internazionale per le ultime denunce di abuso di diritti umani a suo carico, avanzate dopo che, lo scorso 3 novembre, 3 attivisti dell’organizzazione Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR) sono stati arrestati per “essersi uniti ad un gruppo terroristico” e “aver diffuso notizie false”. La cattura dei 3 è avvenuta dopo che questi avevano incontrato alcuni diplomatici internazionali ma, in seguito a varie pressioni estere, gli attivisti sono stati poi rilasciati. Tra i membri della EIPR è restato però in carcere Patrick Zaki, uno studente egiziano iscritto all’Università di Bologna, arrestato lo scorso 7 febbraio in Egitto con più accuse, tra le quali figura quella di “aver diffuso propaganda sovversiva”. Secondo il suo avvocato, Zaki sarebbe stato interrogato dalle forze di sicurezza egiziane per 17 ore prima di essere stato picchiato e torturato utilizzando anche scariche elettriche.

Prima ancora del caso di Zaky, le autorità egiziane sono finite sotto accusa per la loro condotta per il caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano di 28 anni trovato morto nella periferia della capitale egiziana, Il Cairo, il 3 febbraio 2016, con segni evidenti di tortura, riportati sul corpo nudo abbandonato a lato di un’autostrada della capitale egiziana. A tal proposito, la risoluzione del Parlamento europeo ha accusato le autorità egiziane di aver “fuorviato e ostacolato i progressi nelle indagini” sul caso Regeni, accusandole di non aver fornito alle autorità italiane “tutti i documenti e le informazioni necessari per concludere rapidamente e accuratamente le indagini”, come richiesto dagli obblighi internazionali.

Lo scorso 10 dicembre, i pubblici ministeri di Roma hanno portato a termine 4 anni di indagini sul caso Regeni e hanno richiesto ufficialmente un processo per i 4 membri dell’Agenzia di sicurezza nazionale egiziana che sono stati ritenuti colpevoli di aver rapito e assassinato Regeni. In merito a tale vicenda, il Parlamento europeo ha chiesto agli Stati membri di esortare le autorità egiziane a “inviare gli indirizzi di residenza, come richiesto dalla legge italiana, dei quattro indagati […], affinché possano essere formalmente incriminati”.

Come sottolineato da Al-Jazeera English, la risoluzione europea sarebbe stata altresì un “rimprovero” agli Stati membri dell’UE da parte del Parlamento per non aver messo al primo posto i diritti umani rispetto agli interessi economici e avrebbe quindi richiesto il blocco delle esportazioni di equipaggiamento militare verso il Paese africano. L’Italia, e la Francia, ad esempio, hanno solide relazioni economiche con l’Egitto. Il Cairo è un importatore di armi primario per entrambe, tant’è che, lo scorso 30 novembre, mentre la Procura di Roma continuava ad indagare sul caso Regeni, fonti diplomatiche egiziane avevano riferito che la prima delle due fregate FREMM di produzione italiana acquistate dalle autorità egiziane sarebbe giunta nel Paese Nord-africano entro la fine del 2020. L’Egitto sarebbe, al momento, “il Paese del Nord Africa con cui l’Italia ha i rapporti più profondi e strategici” per più ragioni quali, ad esempio, investimenti italiani nel settore energetico egiziano e la crescita economica del Paese.

Tutto ciò renderebbe complesso attuare quanto richiesto dalla risoluzione del Parlamento europeo del 18 dicembre, ma non solo da parte dell’Italia. Lo scorso 10 dicembre, il presidente francese, Emmanuel Macron ha conferito ad Al-Sisi, in visita a Parigi, la più alta onorificenza conferita dallo Stato francese, ovvero l’Ordine nazionale della Legion d’onore, attirando più critiche per tale scelta. Ad esempio, più intellettuali italiani insigniti dello stesso titolo lo hanno riconsegnato in segno di protesta. A tal proposito, la risoluzione UE ha specificato che il Parlamento “ricorda che l’UE e i suoi Stati membri non devono concedere riconoscimenti ai leader responsabili di violazioni dei diritti umani”.

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Camilla Canestri

di Redazione